Fanno male i rappresentanti delle Istituzioni cui si rivolge da mesi Lorenzo Conti a sottovalutare, quando non a mostrare sufficienza verso la richiesta di chiarezza avanzata dal figlio del sindaco repubblicano di Firenze ucciso dalle BR sugli aspetti ancora irrisolti della stagione del terrorismo.
L’uccisione di Lando Conti, avvenuta il 10 febbraio di 21 anni fa, fu preceduta da una odiosa e martellante campagna denigratoria: non un gruppuscolo semiclandestino, ma un partito presente nelle Istituzioni, compreso il consiglio comunale di Firenze, lo indicava quale “mercante di armi”. Accusa falsa e ridicola. Lando Conti deteneva una modestissima percentuale di azioni, ereditate, di una azienda fiorentina che produceva sofisticate apparecchiature di avvistamento, certo utilizzate anche a scopo bellico. Ma non erano armi che produceva quella azienda, fondata molti anni prima dal nonno e che era un fiore all’occhiello dell’industria dell’area fiorentina.
Non solo. Dopo il suo assassinio, i magistrati che conducevano con scrupolo e professionalità le indagini (Pier Luigi Vigna e Gabriele Chelazzi) ebbero più volte l’impressione di essere sul punto di scoprire importanti e ramificate presenze terroristiche in Toscana; ma di non riuscire a raccogliere gli elementi probanti necessari a smantellare questa rete.
Molti anni dopo, in seguito all’uccisione del sovrintendente di Polizia ferroviaria, Emanuele Petri, sul treno Roma-Firenze, si scoprirà che la rete alla quale i magistrati fiorentini si erano avvicinati esisteva e si era dimostrata capace di gravi delitti, fra i quali l’uccisione di Marco Biagi.
Dunque,la domanda martellante di Lorenzo Conti “quanti soldi gli enti pubblici hanno riservato ad associazioni che impiegano ex terroristi e quanti invece alle famiglie delle vittime del terrorismo”, non è il grido disperato e comprensibile del figlio di una vittima del terrorismo, al quale si finge di contrapporre un “rispettoso” silenzio perché non gli si può brutalmente obiettare che una volta saldato il conto con la giustizia anche gli ex terroristi hanno diritto ad una nuova opportunità.
Non è questo che è in discussione. L’azione di Lorenzo Conti, le sue domande tendono ad accertare se ci furono e ci sono tuttora complicità e solidarietà nascoste che favorirono l’assassinio di suo padre, che impedirono di scoprire tutti i componenti del commando omicida (ne mancano all’appello sei o sette, cinque sono stati condannati) e che ancora oggi sono di ostacolo all’emersione della verità.
Lo spettacolo che è andato in scena al consiglio regionale della Toscana quando la Giunta ha dovuto rispondere alle domande di Conti trasformate in formale interrogazione dai consiglieri di AN è stato quanto di più deprimente, offensivo e imbarazzante si potesse escogitare.
Per la forma, perché il presidente Martini ha ritenuto di snobbare la questione delegando il suo vice. E, soprattutto, per la sostanza della attorcigliata risposta. Il rappresentante della giunta ha detto che la Toscana non ha instaurato rapporti retribuiti con ex terroristi; ma sostiene finanziariamente i progetti di alcune associazioni sulle scelte delle quali non può entrare nel merito.
Per la cronaca, si tratta in soldoni di oltre mezzo milione di euro a favore di queste associazioni: vale a dire nove o dieci volte di più rispetto a quanto è stato impegnato a favore dei familiari delle vittime.
Una risposta che non tranquillizza e non aiuta a diradare le nebbie.
Sbagliano le istituzioni a snobbare Lorenzo Conti
Ventuno anni fa l’uccisione di suo padre fu preceduta da una odiosa campagna denigratoria. E le indagini fecero pensare ad una vasta rete mai smantellata e operativa fino ai giorni nostri.

Carissimi,
grazie di cuore per la Vostra sincera partecipazione. Il Vs. articolo ha pienamente esternato il mio pensiero.
Colgo l’occasione però per puntualizzare un particolare che può sfuggire ma che è di importanza determinante.
Il Vice Pres. Gelli afferma infatti di aver elargito somme anche alle Associazione delle vittime del terrorismo. Se però guardiamo bene queste due associazioni sono relative alle vittime dei georgofili (mafia) e l’altra è quella delle vittime dell’Italicus (terrorismo nero).
Domanda. Ma le Brigate Rosse per la Regione Toscana esistevano oppure era una fantasia del popolo. Perchè le vittime delle BR non sono mai e ripeto mai ricordate ???
Penso e mi dico che il Vice Pres. Gelli con il Pres. Martini dovrebbero studiare meglio la storia del nostro paese prima di rispondere a quesiti importanti.
Comunque, io procederò come promesso e questi Amministratori dovranno rispondere, se il Procuratore lo riterrà necessario, alla Magistratura e alla Corte dei Conti.
Un saluto
lorenzo conti