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Sanità, il ruolo del Terzo Settore

Per rispondere alle sfide della non-autosufficienza è necessario un maggior coinvolgimento del Terzo Settore. Indispensabile un cambio di mentalità degli Enti pubblici.

di Giancarlo Magni | 6 Gennaio 2025

Le cronache dell’ultima parte dell’anno, anche in conseguenza della predisposizione da parte del Governo dei documenti relativi al Bilancio e alla Spesa pubblica, hanno registrato un forte dibattito sui temi della sanità. Oggetto del confronto: lo stanziamento che, a livello nazionale, è stato deciso per il prossimo triennio: 136,5 miliardi per il 2025, 140,5 per ’26 e 141,1 per ’27.

Per le forze di opposizione cifre largamente insufficienti, per quelle di maggioranza il massimo che è stato possibile fare vista la situazione dei conti pubblici. Tesi che sono radicalmente contrapposte ma che, come spesso accade, contengono entrambe una parte di verità. È vero che i soldi stanziati sono insufficienti, mancano già oggi dai 7 ai 10 miliardi, ma è anche vero che i conti pubblici, con un debito che sfiora i 3mila miliardi di euro e che è pari al 139,1% del PIL, non permettono molto di più. Ad aggravare la situazione poi la crescita quasi esponenziale della domanda di servizi, soprattutto per tutto quello che è a valle della fase acuta delle malattie, come lungodegenza e disabilità. Paradossalmente alla base di questo fenomeno troviamo un fattore positivo e cioè l’allungamento della speranza di vita. I prossimi anni vedranno un incremento degli over 80, più 68% nella fascia di età fino a cento anni, e degli ultracentenari che cresceranno del 353%. Di converso aumenteranno i non autosufficienti, da 3,8 a 5,4 milioni nel 2050, e gli anziani soli, che passeranno da 9 a 13,5 milioni.

La pressione sul sistema sanitario e di protezione sociale sarà fortissima, anche perché il mutamento della struttura sociale del Paese, che vede famiglie più piccole con pochissimi figli, porterà ad una drastica riduzione di quei 7 milioni di caregiver che ancora oggi sono l’asse portante dell’assistenza agli anziani.

La situazione, per molti, diventerà sempre più insostenibile anche sul piano finanziario. Comuni e Regioni, vista la scarsità di fondi, stanzieranno sempre meno risorse per integrare le rette che, in conseguenza di parametri fissati a livello regionale, già oggi superano ormai ampiamente, ad esempio per le RSA toscane, i 3mila euro mensili.

È improcrastinabile un Piano di rilancio e di riorganizzazione del Servizio Sanitario sia sul piano generale sia su quello, più specifico, della non-autosufficienza. E’ però del tutto illusorio pensare che questo possa essere fatto attraverso un forte incremento del finanziamento pubblico. L’economia del Paese non lo permette. Tra l’altro la riforma generale della finanza degli enti territoriali, imposta dal PNRR e in corso di approvazione, aumenterà ancora le difficoltà di Regioni e Comuni.

A fronte di questo stato di cose bisogna che tutti si assumano la responsabilità di dire al Paese la verità. La fiscalità generale, il Welfare State, non è oggettivamente più in grado di assicurare i fondi che sono indispensabili per coprire quantomeno le necessità della non autosufficienza, sia degli anziani sia dei disabili. Scartando la strada più semplice che è quella di abbassare il livello delle prestazioni erogate, e non considerando come una soluzione il ricorso al mercato privato che riguarda principalmente la parte della popolazione più benestante, ci sono solo due strade. La prima è quella di favorire lo sviluppo di polizze assicurative individuali che potrebbero essere favorite da agevolazioni fiscali e da accordi specifici inseriti nel rinnovo dei contratti di lavoro, la seconda è quella di affiancare al Welfare State esistente la Welfare Society, che permetterebbe di sfruttare le tante risorse che possono venire dalla società civile.

Si tratta in estrema sintesi di attuare quella sussidiarietà orizzontale che ha nel Terzo Settore il suo asse portante. Migliaia di enti, decine e decine di migliaia di dipendenti, un numero impressionante di volontari, 12.244 enti con 96.720 dipendenti e 467.883 volontari, nel solo comparto della sanità, secondo l’ultimo censimento disponibile dell’Istat, si impegnano quotidianamente per rispondere ai nuovi bisogni della società.

Non è che questi Enti abbiano i soldi che servono ma, oltre a godere di una maggiore flessibilità rispetto al settore pubblico, hanno la possibilità, grazie alla legge sul Terzo Settore, di trovare risorse aggiuntive nella società civile (raccolta di fondi, agevolazioni fiscali per chi dona, lasciti testamentari, social lending o addirittura nuovi strumenti del mercato finanziario, come i titoli di solidarietà) ed hanno la capacità di intercettare sul nascere i nuovi bisogni e di organizzare più rapidamente risposte adeguate.

Serve però la volontà politica di liberare le tante energie che sono presenti nella società. La Pubblica Amministrazione deve imparare a considerare gli ETS, quelli ovviamente seri e certificati, come partner e non come semplici erogatori di servizi. Deve imparare ad attuare sul serio la co-programmazione e la co-progettazione.

È un cambio di mentalità importante e non facile perché gli Enti pubblici devono passare dal dare risposte in proprio a creare le condizioni perché anche altri, in modo particolare gli Enti no-profit, possano dare risposte, pur nell’ambito di una programmazione generale.

La strada è difficile, ma è l’unica concretamente percorribile.

Giancarlo Magni

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, anziani, conti, conti pubblici, contratti di lavoro, euro, finanziamento pubblico, governo, lavoro, mercato, opposizione, piano finanziario, rsa, sanità, servizio sanitario, soldi, soluzione, speranza, spesa pubblica, sviluppo

Info Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il RadioCorriere. In Rai, e’ stato prima alla redazione del TGR della Liguria e poi al TGR della Toscana, dove ha ricoperto la carica di Vice Capo Redattore. Attualmente è VicePresidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Fa parte del Comitato Direttivo della Fondazione “F. Turati”, una Onlus che opera in Toscana, Lazio e Puglia e che gestisce Centri di Riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer.

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