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Sallusti oltre Sallusti

di Massimo Pittarello | 30 Settembre 2012

Sallusti non andrà in galera. Ma dalla sua nuova posizione di martire della giustizia italiana,avrà gioco facile nella sua lotta frontale contro il potere giudiziario.

Ora, anche la sola possibilità che Alessandro Sallusti possa finire in carcere per una opinione espressa sul giornale di cui era direttore è una barbarie. Chiarito questo, ci sono alcuni punti che sono sfuggiti ai più, e che non riguardano la falsità o le ingiurie espresse dal quel Renato Farina radiato dall”ordine dei giornalisti in una delirante invettiva pro-life. No, riguardano il rapporto tra stampa e potere, riguardano le tensioni tra potere meidatico e potere giudiziario, riguardano la strumentalizzazione politica che sarà fatta del caso di specie.

La prima contraddizione è che la bolla mediatica sul caso è evidentemente cresciuta a dismisura. Già la sera della condanna il procuratore capo di Milano, Edmundo Bruti Liberati, ha fatto sapere che poiché il condannato non ha carichi pendenti o cumulati, la pena resta sospesa. Niente carcere per Sallusti. Evviva. Anzi no. Perché questa vicenda palesa tante altre vecchie e nuove contraddizioni tutte italiche.

La più profonda riguarda il codice penale vigente in Italia, che è ancora quello del 1933: un codice fascista. Le disposizioni di legge sono rimaste sostanzialmente le stesse, solo che ora vengono reinterpretate alla luce della Costitizione Repubblicana. Ma non permangono solo i reati di opinione. E’ un reato obliterare due volte il biglietto del mezzo pubblico, la sobillazione è un reato, bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti sono un reato. E” palese che incriminare tutti coloro che imprecano contro i morti e gli dei è un”utopia. Per quanto taluni sostengano la caduta in desuetudine di tali reati, la verità è essi restano pur sempre codificati e in grado di dispiegare i propri effetti normativi della società.

Ed è proprio qui che il caso diventa spinoso. Perché per i giudici ci sarebbe l’obbligatorietà, prevista dalla Costituzione, di perseguire il reato qualora ne vengano a conoscenza. Ecco, provateci voi; un codice penale fascista, norme intricatissime, sedimentate e sovrapposte da decenni, processi che durano anni, procure territoriali senza personale e così via. L’obbligatorietà dell’azione penale è un’altra metastatica utopia. Come dimostra, per tornare a Sallusti, responsabile di aver diffamato a mezzo stampa un giudice, il fatto che le cause intentate dai magistrati vadano più veloci di altre. La circolare del Consiglio Superiore della Magistratura n.5245 dell’11 giugno 1981 teorizza “la trattazione più sollecita” dei procedimenti riguardanti i magistrati. Questa corsia preferenziale, decisa guarda caso dai magistrati, dimostra quanto l’azione penale sia arbitraria, e non obbligatoria.

Ma nella santissima armata a difesa della libertà d’opinione stride più di tutte la posizione presa dal Pdl. Un partito che sta trattando in Parlamento come nei più immorali dei suk: per votare la legge anticorruzione sta mercanteggiando l’approvazione di una norma che preveda il carcere per i giornalisti che pubblichino intercettazioni coperte da segreto istruttorio. Si può prevedere una pena detentiva per chi sveli un segreto istruttorio di cui viene in possesso, come magistrati e avvocati, non per un giornalista che pubblica una notizia quando ne viene a conoscenza. Ecco, delle due l’una. O la libertà di stampa deve essere garantita evitando anche la sola minaccia del carcere per i giornalisti, oppure no.

Quello che è certo è che Sallusti non andrà in galera e che, dalla sua nuova posizione di martire della giustizia italiana, attaccare “magistrati rossi e comunisti” gli riuscirà ancora più facile.

Pubblicato in : Primo piano

Info Massimo Pittarello

Giornalista, ostaggio di @ecisnetto, incursore ad @affariitaliani, cecchino di @publicpolicy  #gingerproblems [da Twitter]

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