I 150 anni dell’Unità cadono in un momento di profonda crisi del nostro paese: politica, sociale, economica, ma anche culturale e morale. Nel 1961, in occasione del 100° anniversario, ad esempio, nessuno avrebbe espresso posizioni antiunitarie o separatiste, come è invece accaduto in queste settimane. È dunque compito delle istituzioni repubblicane contrastare queste divisioni e riscoprire il sentimento di unità che lega il nostro popolo
I valori dell’Italia unita sono i nostri valori, i valori di noi toscani. Quello della libertà in primo luogo. Eugenio Garin ricordava in un suo importante discorso le iscrizioni scelte nel 1911 per l’inaugurazione del Vittoriano a Roma: “Alla unità della patria” e alla “Libertà dei cittadini”. Proprio qui in Toscana ha preso un respiro profondamente forte nel corso della storia la modernità dell’Illuminismo europeo, che ha dettato queste espressioni, collegando all’unità la libertà come strumento del cambiamento, delle innovazioni, della conquista di un altro valore essenziale, la giustizia. Valori che in seguito sono stati scolpiti a chiare lettere nella nostra Costituzione.
Oggi rivendichiamo con orgoglio il contributo essenziale (di sangue ma anche di idee) offerto della Toscana alla comune causa unitaria; ricordiamo l’orizzonte europeista del nostro Risorgimento; guardiamo a quel federalismo solidale e cooperativo la cui idea prese allora le mosse nella cultura politica.
Ricordiamo che il Risorgimento fu opera di giovani, e trasformiamo questa memoria in impegno attuale, perchè i giovani di oggi possano avere l’opportunità di costruirsi una vita autonoma e un futuro migliore di quello a cui sembrano condannati da politiche asfittiche e miopi.
A 150 anni di distanza dall’unità non dobbiamo infatti celebrare retoricamente, ma impegnarci per migliorare il nostro modo di stare insieme per il futuro, e individuare quanto c’è da fare perché il progetto unitario possa compiersi e rafforzarsi. Per questo stiamo lavorando per presentare una proposta di legge sui principi e sui valori che da sempre hanno caratterizzato il modo di intendere e vivere l’esperienza autonomistica. Attraverso la proposta di legge intendiamo promuovere una serie di iniziative per valorizzare il patrimonio storico-risorgimentale, ricordando gli avvenimenti che hanno portato all’unità del Paese, le principali tappe che hanno segnato il difficile percorso successivo, e, prima tra tutte, l’approvazione della Costituzione nonché il contributo passato e presente della Toscana al processo unitario. In particolare è intenzione della Giunta prevedere nella proposta di legge il rilancio dell’insegnamento dell’educazione civica, anche con progetti didattici ed educativi dedicati a tali vicende, con il concorso delle scuole dei vari livelli di insegnamento e delle università toscane.
Enrico Rossi
Presidente Regione Toscana

Si può dire, senza essere accusati di eccessi retorici, che il 17 marzo 1861 è la data che sancisce ufficialmente l’ingresso, più che dell’Italia, degli italiani nella modernità?
Io penso di sì. Le parole del presidente Rossi sono di autorevole conforto nel crederlo. Infatti, non era possibile pensare di recepire i lasciti dell’Illuminismo nella frammentazione politica, quando i suoi principi germogliarono in nazioni già fatte e sollecitarono alla lotta per l’unità e l’indipendenza, ovunque questa già non ci fosse, non solo in seno all’Europa, ma anche oltreoceano. Per l’Italia, la parola libertà assunse un significato concreto solo se coniugata con unità. I nostri progenitori lo avevano capito. Sta a noi fare in modo che i nostri posteri non lo dimentichino. La proposta di legge qui anticipata è di buon auspicio. Speriamo che la Toscana anche in questa più provvida occasione si dimostri anticipatrice di iniziative che trovino un ‘emulazione altrettanto celere di quella – molto meno provvida – della legge elettorale.