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Rompere o non rompere con Trump, questo il dilemma

 Occhi puntati sulla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il 9 aprile interverrà in Parlamento per fare il punto sull’azione del suo Governo. Un passaggio importante per capire, dopo la vittoria del “No” al referendum sulla riforma della giustizia, quali carte intenda giocare per superare la batosta e togliere visibilità politica a un’opposizione ora ringalluzzita. Altro snodo rilevante: dopo la pausa di Pasqua si aprirà la partita del rinnovo delle nomine delle partecipate. In palio, tra aprile e maggio, ci sono 112 posti distribuiti in 79 società.

di Nico Perrone | 3 Aprile 2026

 Occhi puntati sulla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il 9 aprile interverrà in Parlamento per fare il punto sull’azione del suo Governo. Un passaggio importante per capire, dopo la vittoria del “No” al referendum sulla riforma della giustizia, quali carte intenda giocare per superare la batosta e togliere visibilità politica a un’opposizione ora ringalluzzita. Altro snodo rilevante: dopo la pausa di Pasqua si aprirà la partita del rinnovo delle nomine delle partecipate. In palio, tra aprile e maggio, ci sono 112 posti distribuiti in 79 società.

La Presidente Meloni dovrà chiarire la posizione italiana sul fronte della politica estera. La guerra in corso contro l’Iran, scatenata da Donald Trump e dal suo alleato Benjamin Netanyahu, appare ancora lontana dalla conclusione. Si tratta di un capitolo delicato e non privo di rischi: “rompere” con Trump, come si è visto più volte, può comportare serie conseguenze. Tuttavia, l’Italia sembra aver deciso di prendere, almeno in parte, le distanze. In questo contesto si inserisce la decisione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che — secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera — ha vietato l’uso della base di Sigonella agli aerei statunitensi diretti nelle zone di guerra. Una scelta forte, che ha immediatamente richiamato alla memoria il “no” dell’allora premier Bettino Craxi quando, era il 1985, si oppose alla richiesta americana di consegnare i terroristi palestinesi a bordo dell’aereo costretto ad atterrare proprio a Sigonella. In quell’occasione si sfiorò lo scontro armato: sulla pista confluirono trenta avieri e venti carabinieri armati per circondare il velivolo. Poco dopo atterrarono, a luci spente e senza autorizzazione della torre di controllo, anche due aerei della Delta Force statunitense con l’ordine di prelevare i terroristi palestinesi e portarli negli Usa. Alle 5.30 dell’11 ottobre, quando il comandante generale dei Carabinieri — su ordine di Craxi — fece intervenire i blindati dell’Arma e ulteriori rinforzi, il reparto speciale americano ricevette l’ordine di rientrare.

Tornando all’oggi, il “no” di Crosetto — successivamente in parte ridimensionato dallo stesso ministro — apre ora interrogativi sulla reazione dell’amministrazione americana. È noto che Trump mal sopporta i rifiuti, soprattutto da parte di Paesi che considera suoi sudditi. Spetterà dunque alla Presidente Meloni trovare la strada per stemperare e superare questa nuova frizione, pur dovendo esprimere una posizione chiara e distinta. La guerra contro l’Iran, infatti, sta già causando effetti negativi sull’economia italiana, con ricadute pesanti sulla vita quotidiana dei cittadini a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio e dell’energia. Nel frattempo, anche Spagna e Francia hanno vietato agli aerei americani e israeliani diretti nelle aree di guerra con carico di armi americane di sorvolare il proprio spazio aereo. Dalla Casa Bianca, finora, non è arrivato alcun commento ufficiale. La portavoce Karoline Leavitt ha però riferito ai giornalisti che il team del presidente Donald Trump si è riunito in preghiera per la Settimana Santa: “Avete sentito il nostro ‘amen’? Abbiamo appena recitato una breve preghiera ad alta voce tutti insieme”, ha dichiarato. “In questa Settimana Santa, il presidente Trump si unisce in preghiera ai cristiani che celebrano la resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo”.

Nico Perrone

(direttore responsabile Agenzia Dire.it)

Pubblicato in : Editoriale

Info Nico Perrone

Nico Perrone è il direttore dell'”Agenzia Dire”. Perrone, nato 64 anni fa a San Benedetto del Tronto, nel 1988 è tra i fondatori dell’agenzia Dire, di cui è stato il primo praticante giornalista. Da cronista parlamentare segue la politica nei vari ‘Palazzi’ fino al 1994, quando si trasferisce a Bologna per lanciare ‘Dire Emilia-Romagna’ come capo della redazione. Nel 2000 accetta la proposta di far nascere e di dirigere il nuovo quotidiano cittadino ‘Il Domani di Bologna’, allegato al quotidiano nazionale La Stampa. Nel 2006 il direttore della Dire, Giuseppe Pace, lo richiama a Roma per guidare il servizio Politico parlamentare affidandogli la vicedirezione della Agenzia.

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