Il decalogo dei nostri ritardi è lungo e variegato più di quanto l’Europa stessa ce ne riconosca. Questo breve viaggio in metà Penisola ce ne fa incontrare tantissimi: da Expo alla Giustizia, passando da Firenze e l’Aquila.
L’ Europa dice che siamo in ritardo perché è da trent’anni che abbiamo firmato la Convenzione contro la tortura ma poi non l’ abbiamo prevista nei nostri codici, che siamo “spreconi”, che abbiamo il triste primato della corruzione percepita, che non abbiamo regolamentato le lobbies, ecc..
In effetti il decalogo dei nostri ritardi è lungo e variegato più di quanto l’Europa stessa ce ne riconosca e, purtroppo, non possiamo neanche consolarci dicendo che “chi va piano va sano e va lontano” perché questo non sempre è vero.
Per non stancarci troppo in questo viaggio per l’Italia, le tappe saranno poche e brevi.
Ci avevano detto che l’Expo 2015 avrebbe portato lavoro per tanti e prestigio internazionale per il Paese … auguriamocelo! Fino ad ora lo spettacolo non è stato dei migliori: abbiamo assistito a una lievitazione dei costi (per il Padiglione Italia si parla di 30 milioni di extra!), a scandali e corruttele di ogni tipo, al “commissariamento” delle imprese inquinate dal malaffare (http://www.pensalibero.it/blog/2015/03/13/riflessioni-in-tema-di-appalti-pubblici-navigando-sul-sito-dell-autorita-nazionale-anticorruzione/) e adesso … il Sindaco di Milano ci viene a dire, a meno di un mese dalla festa, che non saranno fruibili tutti gli spazi all’interno dei padiglioni.
Premette che la colpa è di quelli che l’hanno preceduto – e possiamo anche crederci – rassicurando però che anche nel 900, alla vigilia dell’esposizione di Parigi, si parlava dei ritardi nella costruzione di diversi padiglioni ma poi tutto andò bene .
Rimane però una domanda: non sono soldi sprecati quelli spesi per cose realizzate a metà ?
Comunque la penisola è lunga e proviamo a scendere giù. Tralasciando Firenze e la TAV in cui sperperi e corruzione sono stati profusi in abbondanza, c’è L’Aquila, che pure di speculatori rapaci ne ha visti…
Dal terremoto son passati sei anni. In quella tragica occasione il “Caimano” aveva solennemente affermato che, in quattro e quattr’otto, la città sarebbe stata riportata alla sua antica bellezza.
La ricostruzione è invece partita con forte ritardo, sono stati privilegiati i quartieri nuovi e solo poche strade del centro. Sarebbe stato meglio tacere e concludere di più !
Ma continuiamo il nostro viaggio, arrivando a Roma. Certo qui, il Comune da qualche mese a questa parte ne sta passando di cotte e di crude e solo qualche giorno fa – quando un uomo è stato strattonato violentemente e buttato a terra da un tassista per la banalità di un parcheggio, proprio davanti al figlio Down – si è reso conto che il suo regolamento prevede la revoca della licenza soltanto quando vi è interruzione continuata del servizio e non anche se il tassista riporta una condanna penale, pur pesante che sia … Troppo precipitoso quindi il Sindaco quando solennemente aveva dichiarato: “Chi si macchia di queste azioni non può continuare a lavorare per un servizio pubblico di questa città”! Anche qui, un colpevole ritardo nel prevedere sanzioni adeguate per gli autori di episodi di tanta brutale inciviltà.
Ma a Roma ci sono anche i Ministeri, come quello appena occupato da Delrio, datogli evidentemente quale premio per la bella legge fatta sulle Province e sulle Città metropolitane: una legge che, nata da idee covate per tanti anni, si è voluta emanare di tutta fretta per ragioni di opportunità politica con il risultato di mettere in tavola una gran bella frittata che però nessuno riesce ancora a digerire! Comunque anche la Corte Costituzionale ci ha messo del suo, spazzando via in questi giorni ogni dubbio di legittimità con argomentazioni ben poco convincenti.
E cosa dire poi del Ministero della Giustizia con il suo titolare che durante il tira e molla sulla legge di riforma della responsabilità dei giudici – che purtroppo per lui l’Europa aveva imposto da tempo – non sapeva che pesci prendere ?
La sua unica preoccupazione è stata quella di non scontentare troppo i magistrati e precisare sin da subito che la legge sarebbe stata monitorata sistematicamente dal suo Dicastero per controllarne gli effetti.
Lo stesso Ministro ha di recente reso pubblico il numero dei fascicoli arretrati, sia nella giustizia civile che penale. In quella fotografia è ben rappresentata la proverbiale lentezza dei processi italici che in Europa ci fa meritare un bel primato negativo. Un rimedio è stato però già trovato. La giustizia diventa come le gonne delle donne che, se la moda lo richiede, possono essere accorciate a piacimento: il codice penale è stato modificato e ora dice che l’imputato non è punibile e che il processo si cancella se il reato prevede al massimo cinque anni di reclusione (a proposito, la modifica è entrata in vigore il 2 aprile e in quello stesso giorno, a Belluno, se ne è avuta la prima applicazione, anche se forzata: ma, d’altra parte, che importanza ha se uno, un po’ ubriaco, dà false generalità ai carabinieri per sbeffeggiarli … ?).
E poi a Roma c’è il Garante della privacy che, anche se in ritardo, ha pur scritto al Presidente del Consiglio raccomandando che vengano coniugati “ gli aspetti della correttezza e lealtà dell’informazione e della riservatezza nelle indagini, nel rispetto del principio di proporzionalità tra privacy e mezzi investigativi ribadito, anche recentemente, dalla Corte di giustizia, per evitare quella pesca a strascico nelle vite degli altri in cui degenera l’utilizzo indiscriminato delle intercettazioni”.
Ma, strabiliante constatazione, a Roma c’è anche chi non è mai in ritardo tant’è che da quando è arrivato là si può dire “finalmente dopo tanto tempo passato a sfogliare margherite, in Italia le cose si fanno”.
A questo Nicola Cariglia, la settimana scorsa, ha dedicato tutto un articolo al quale non aggiungo altro (http://www.pensalibero.it/blog/2015/04/05/dedicato-a-quelli-che-lultima-spiaggia-e-finalmente-dopo-20-anni-le-cose-si-fanno/) .
Al momento termino il viaggio a Roma. Più in là, forse, si avrà la voglia di continuare.

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