Una Chiesa che, giunta all’apice della sua crisi, ha saputo rinnovarsi, riavvicinandosi alla gente, può essere di esempio anche per il mondo laico e della politica.

Un clima che ha contribuito alla crisi delle vocazioni religiose e della pratica militanza cristiana; oltre ad una inusuale dialettica interna che ha portato al dilemma di “rinnovarsi o perire”. Da questa consapevolezza, l’atto lungimirante, ma incredibile, per il Vicario di Cristo sulla terra, delle dimissioni di Benedetto XVI°, portando la Chiesa alla scelta ineludibile del rinnovamento, per ricreare un rapporto nuovo e più forte con la propria comunità e con il mondo. Il gesto alto delle dimissioni ben si lega alle positive conclusioni del Conclave, con la elezione del Cardinale italo-argentino Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio. Una scelta che premia l’ansia di rinnovamento della Chiesa e la riavvicina fortemente alla gente; attraverso un Papa che, rinuncia agli orpelli pontifici; si fa uomo fra gli uomini, con i primi sinceri bagni di folla e l’abbraccio ai disabili ed alla gente che soffre; per costruire “una Chiesa povera per i poveri”, auspicata, secoli orsono, da San Francesco d’Assisi, di cui il nuovo Papa ne ha assunto significativamente il nome.
Una Chiesa che, giunta all’apice della sua crisi, ha saputo rinnovarsi, riavvicinandosi alla gente, può essere di esempio anche per il mondo laico e della politica, attraversato anch’esso da una grave crisi di credibilità e dalla mancanza di rapporto con la gente. Partiti che, dismessi i valori delle origini, per chi li ha, sono divenuti strumenti di potere personali, così rappresentati anche nella grafica nominalistica (Berlusconi Presidente, Lista Monti, Lista Fini, Di Pietro, ora anche Ingroia, etc..), portatori di interessi particolari, che, attraverso leggi gattopardesche, hanno sostituito il vecchio finanziamento pubblico, funzionale alla loro attività politica, con il sistema dei rimborsi elettorali, spesso però, ad illeciti arricchimenti personali (vedi i casi Fiorito, Bossi e altri) e non tanto alle iniziative politiche, quasi azzerate, da quando i parlamentari non vengono più eletti dai cittadini, ma designati dai loro capi partito. Partiti che, nell’ultimo ventennio, non hanno colto il malessere dei cittadini, sotto forma di astensionismo sempre crescente, sostituito, nelle recenti elezioni, con il voto, inaspettato nelle proporzioni, al Movimento 5 Stelle, non già per condivisione di programmi sconosciuti, ma di mera critica al sistema politico.
Anche per i partiti, pertanto, si pone il dilemma, che ha interessato la Chiesa, del “rinnovarsi o perire”, per tornare, anch’essi, alle origini e riavvicinarsi fattivamente alla gente; rendendola partecipe e protagonista, con una diversa legge elettorale, per scegliere direttamente i propri rappresentanti; con politiche rivolte ai bisogni quotidiani: dal lavoro, all’ambiente, ai servizi alle persone, etc..; con un ceto politico che, da casta, diventi classe dirigente e sappia parlare alla gente e ne interpreti i bisogni. Solo così si potrà ridare un senso alla politica, rinnovandola, per migliorare la società.

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