Come un fiume carsico: spariscono e tornano, tornano e poi spariscono. E così siamo di nuovo a parlare di Riforme istituzionali, riforma elettorale, Riforma della Costituzione, ennesima Riforma elettorale. Rinviamo all’Angolo di ChiBo dove si troveranno motivi a sufficienza per guardare con disincanto a questo ennesimo ritorno di fiamma: lo scetticismo di Chiara Boriosi è anche il mio. E ne spiego i motivi con considerazioni che in ogni caso sarà utile tenere presenti nell’immediato futuro. Infatti, siatene certi, si andrà avanti per molto tempo a parlarne e scriverne pur essendo tuttaltro che certo che si arrivi a qualcosa di concreto
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Primo: questo improvviso riesplodere della discussione sulle Riforme all’indomani del voto regionale è del tutto strumentale. Intendiamoci, delle Riforme c’è un reale bisogno. Ma c’è anche un interesse convergente di PDL e PD a spostare l’attenzione dell’opinione pubblica da altri temi. Il PDL sa che il governo non può fare molto per rendere meno drammatici gli effetti della crisi sulla occupazione, sugli stipendi e sui salari. Il PD è ai limiti della sopravvivenza: potrebbe deflagrare per effetto delle divisioni interne, dello sfilacciamento dei suoi legami con la società, e della concorrenza temibile di chi ora interpreta meglio di esso i temi che DS e Margherita avevano agitato strumentalmente contro Berlusconi.
Secondo: si dice, comunemente, che le Riforme debbano essere “condivise”. Condivise da chi? Se si intende che riformare la Costituzione implica una larga condivisione nel Pese, siamo d’accordo. Ma se riforme condivise significa che deve essere trrovato un accordio tra PDL e PD, ciò non è sufficiente. Lo abbiamo ricordato più volte su Pensalibero: PDL e PD, assieme, non rappresentano nemmeno la metà degli elettori se si tiene conto degli astenuti e di coloro che hanno annullato il voto o lasciata bianca la scheda.
Terzo: dal punto precedente deriva una conseguenza: solo una Assemblea costituente, eletta col sistema proporzionale e che duri in carica un anno, è in grado di portare a compimento il processo riformatore. La dimostrazione sta nelle polemiche che hanno accompagnato l’inizio del dibattito sulle Riforme. Presidenzialismo, semipresidenzialismo, doppio turno, turno unico sono stati agitati con un solo obbiettivo: prefigurare un sistema nel proprio interesse, cioè per favorire la propria vittoria. Le Costituzioni, e così fu per la Carta elaborata nel biennio 46/47, devono invece esssere disegnate nell’interesse del Paese, senza tenere conto della situazione contingente. E questo non può essere fatto da un Parlamento i cui membri devono pensare alle loro prospettive.
In conclusione: guardiamo pure con interesse ai tentativi in atto per riformare la nostra Costituzione, la Gioustizia, le leggi elettorali, insomma il funzionamento del sistema. Ma giudichiamo le proposte mirando all’interesse del Paese, non dei partiti.
Nicola Cariglia

Beh ,a questo punto potrebbe risultare con tutta evidenza che esiste una differenza ,di fondo , tra “accordi” e “comune sentire”.
Perchè allora non fare leva su questo ,evidenziando tutti i punti provenienti dal nostro “comune sentire” ? Enucleando così gli elementi utili alla costruzione di un “manifesto” propositivo di Pensalibero . Senza troppi sforzi di collage tra bandieruole di diverse provenienze.
Caro Nicola, condivido ogni virgola di quanto hai scritto e noto con piacere che, ancora una volta, pur senza accordarci, abbiamo trattato lo stesso tema, a riprova che c’è un comune sentire riguardo ai problemi del nostro paese che accomuna anche posizioni diverse o non sempre concidenti come le nostre. Ah, se l’Italia somigliasse un pò di più a Pensalibero, quante cose si potrebbero fare. Condivise davvero.