Non solo il disonesto ed ambiguo Erdogan, ma anche la maggior parte dei turchi continua a procedere per la propria strada, e sembra infischiarsene degli ammonimenti occidentali riguardanti i rapporti coi curdi e coi loro rappresentanti in parlamento, con la stampa, con i difensori delle libertà in campo culturale e religioso, ed in particolare con gli intellettuali laici e liberali. Spero che a tanta sicumera corrisponda un processo di crescita e di sviluppo reali del Paese, e che non si arrivi a fatti interni spaventosi per i quali molti turchi si vedranno in futuro costretti a fuggire ed espatriare – guarda caso – nel sempre vituperato Occidente dove si approda da ogni parte del mondo per trovare condizioni migliori. Lo spero anche perché mi domando se dei turchi in fuga da un Paese che hanno contribuito con il loro voto a rendere un inferno da cui scappare meriterebbero di essere accolti a braccia aperte da un’Europa che fino al giorno prima sbeffeggiavano in piazza in occasione di adunate oceaniche con il loro arrogante, cinico e bigotto Sultano.
Fabrizio Amadori

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