“Class Enemy”: i difficili, spesso inutili rapporti tra scuola/alunni/ genitori
Primo lungometraggio di Rok Biček, giovane cineasta sloveno, presentato l’anno scorso a Venezia nella sezione “Settimana internazionale della critica”, esce nei nostri schermi il 9 ottobre, grazie alla Tucker Film che, con sensibilità e intelligenza ha finalmente permesso a questo lavoro, apprezzato dalla critica, di essere fruibile anche dal pubblico.
La storia parte da fatti realmente accaduti in un liceo: una ragazza si suicida e questo gesto determina la ribellione dei compagni, contro l’istituzione scolastica nel suo complesso. Il regista che frequentava lo stesso liceo ma in una delle classi iniziali con una ricerca approfondita ha indagato sulle relazioni fra i protagonisti della vicenda e sulle tensioni che a quei tempi esistevano tra di loro, trasportandole poi nella sceneggiatura accurata supportata, nel film da inquadrature rigorose.
Il professor Zupan, rigoroso e severo docente di tedesco, è chiamato a sostituire la collega Nuša, materna e comprensiva, che va in maternità. Il professore vorrebbe educare i suoi allievi alla vita, li spinge ad esprimere le proprie opinioni; in poche parole cerca di insegnare loro a pensare con la propria testa ma la sua forse eccessiva rigidità spinge gli allievi ad un’aperta ribellione. Si scoprono presto i caratteri e i problemi dei ragazzi: c’è chi non riesce a elaborare il lutto per la morte della madre, c’è chi frequenta per abitudine, preso solo dalla musica, c’è chi pecca di omofobia, c’è chi immigrato è inserito ma non condivide tutte le loro imprese. Quando un’allieva, spinta dal professore a non buttare via le sue potenzialità si suicida, la ribellione esplode e, in un crescendo di accuse, si innesta una storia che non è solo scolastica ma rappresenta anche la tragedia del “non dialogo”.
Il suicidio di Sabrina alunna dotata, sensibile ma fragile fa precipitare le cose; la ribellione ovviamente coinvolge anche i genitori e divide la classe docente.
Anche se il film è girato quasi esclusivamente dentro una scuola l’intera vicenda è non solo un’attenta analisi sul microcosmo scuola ma evidenzia come sempre più i genitori siano lontani dal conoscere e capire i propri figli. Ignorano i loro comportamenti al di fuori della famiglia, forse sentendosi in colpa sono sempre pronti a prendere le loro difese,faticano a credere in certi loro atteggiamenti, accusano i docenti di non saper fare il proprio lavoro, di essere troppo rigidi e severi.
Attraverso gli attacchi sempre più pesanti nei confronti del professore il film permette una riflessione sulle sinergie che si sviluppano e si contrappongono all’interno della classe docente.
Il film è anche una riflessione sul nazismo (Zupan viene accusato di avere un comportamento nazi) ma il professore spiegherà ai ragazzi che i Nazisti discriminavano i non ariani mentre “io non discrimino nessuno, sono duro con tutti voi nello stesso modo”, ma è anche una metafora sulla Slovenia di oggi che non ha ancora risolto i suoi conflitti interni.
Un film dai molti piani di lettura sulla crisi e i problemi del’adolescenza, sui rapporti genitori/figli, su quelli che si creano all’interno del corpo docente, sui rapporti genitori/docenti, sull’autorità. Dall’incontro /scontro fra autorità statale, genetoriale, scolastica nessuno esce vincitore , né completamente sconfitto.
Il film ha vinto il premio Cineuropa al festival del Cinema Europeo ed è candidato al premio Lux 2014.

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