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Quel che Veltroni ha dimenticato…

di Mauro Del Bue | 11 Aprile 2013

Dal fattore K (l’anomalia del più forte partito comunista d’Europa) si è dovuti passare al fattore D (l’unico partito democratico d’Europa). Anzi il fattore D è per molti aspetti figlio del fattore K.

veltroniVeltroni ha scritto un vero e proprio appello all’unità del Pd. Teme scissioni o anche solo separazioni in casa. Ritiene il Pd una forza politica necessaria per il nostro Paese e che discende direttamente dall’esperienza politica italiana, dalla scelta di superarla e di rinnovarla. Sostiene che il Pd non è il partito che proviene da Berlinguer e Moro, che non si erano mai sognati di unire Pci e Dc, ma dal superamento di Berlinguer, la cui fine sarebbe scoccata già con la sua morte, e di Moro, la cui politica si sarebbe esaurita dopo il suo omicidio. Questo, però, appare innanzitutto come un’autocritica rispetto alle scelte operate dal stesso Veltroni, che rimase nel Pci, senza proporre di superarlo, anche dopo la morte di Berlinguer, fino alla svolta di Occhetto, che risale al 1989. E anche come critica nei confronti di coloro, come Marini, Fioroni, Castagnetti, che furono autorevoli esponenti della Dc anche dopo la morte di Moro, cioè dal 1978 al 1993, senza lottare per superarla. Ma si sa, nella politica italiana quello ha conta non è mai il passato. Resta un’altra affermazione di Veltroni, che si sofferma molto più su quel che il Pd non è, molto meno su quel che il Pd dovrebbe essere. Afferma Veltroni che il Pd non deve essere nè socialista, nè moderato, ma una forza che deve consentire una contrapposizione tra riformisti e conservatori anche in Italia. Per la verità in tutta Europa, dove la contrapposizione democratica esiste, essa è proprio imperniata sul contrasto tra socialisti e conservatori. Il Pd, come è noto, esiste solo in Italia, tanto che tra i suoi punti di riferimento Veltroni è costretto a citare Roosvelt e Obama, e nemmeno il buon Walter può riuscire a farci credere che l’anomalia sia l’Europa, come faceva quell’autista che aveva sbagliato corsia e si lamentava di tutte le auto che gli piombavano addosso. La verità è che in Italia all’anomalia di Berlusconi si contrappone proprio quella del Pd, che finisce addirittura per alimentarla (ci sono ancora i comunisti…) e per giustificarla (allora votiamo Berlusconi). Quel che non si volle fare nel 1989, per colpa di tutti, e cioè superare le ragioni storiche della separazione tra socialisti e comunisti in un unico partito socialista e democratico, si paga ancora. A caro prezzo, perché impedisce a un leader storico della sinistra di ambire alla guida del Paese (per conquistarla si è dovuto ricorrere due volte a un ex democristiano), e perché dal fattore K (l’anomalia del più forte partito comunista d’Europa) si è dovuti passare al fattore D (l’unico partito democratico d’Europa). Anzi il fattore D è per molti aspetti figlio del fattore K. Cioè per non diventare socialisti gli ex comunisti si sono dovuti inventare il Partito democratico assieme a parte della sinistra Dc. Questo naturalmente Veltroni non ha scritto. E ha dimenticato. Per forza…

Pubblicato in : Primo piano

Info Mauro Del Bue

Mauro Del Bue è un politico, giornalista e storico italiano. Già deputato per lo storico PSI e per il Nuovo PSI, attualmente è membro della Segreteria Nazionale del ricostituito PSI, direttore del quotidiano socialista Avanti!

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