Uno solo tra i primi cinque classificati. Per gli ex DS del partito democratico, è questo il magro risultato delle primarie per la designazione dei candidati al consiglio regionale della Toscana che si sono svolte nella provincia di Firenze. Poiché la legge elettorale regionale non prevede l’espressione del voto di preferenza, ciò significa che dei cinque primi eletti nel collegio del capoluogo, solo uno, il consigliere uscente Vittorio Bugli, sarà di provenienza DS. Nell’ordine lo seguiranno tre ex Margherita ( Gianluca Parrini, Paolo Bambagini e Nicola Danti ) ed un ex socialista, Eugenio Giani, ex assessore in Palazzo Vecchio e attuale presidente del consiglio comunale fiorentino. Secondo le previsioni, al PD dovrebbero toccare cinque o sei consiglieri regionali a Firenze. Dunque, la delusione tra i militanti PD di tradizione postcomunista è comprensibile. Il sistema di potere creato in decenni di dominio assoluto regge ancora. Ma quasi soltanto per istinto di autoconservazione. Non appare in grado di condizionare e determinare tutto nei minimi particolari come una volta. Nella ricerca del consenso individuale, gli ex Margherita sono maggiormente a loro agio. E persino un ex socialista (che apertamente si considera ancora tale) come Eugenio Giani riesce a suffragare a base di consensi il suo disegno di rappresentare a pieno titolo, dentro il PD, la tradizione laica e riformista.
C’è da dire che Vittorio Bugli, l’unico ex DS fra i primi cinque, si è classificato al primo posto, con 3678 voti. Probabilmente diventerà assessore e lascerà il suo posto a beneficio della componente ex diessina. E’ infatti in ottimi rapporti con il prossimo presidente della Regione, Enrico Rossi. Sono stati entrambi, prima di approdare in Regione, sindaci dei due più importanti comuni di quella vasta e ricca area industriale che abbraccia parte delle province di Firenze e Pisa: sindaco di Empoli, Bugli, sindaco di Pontedera, Rossi.
Il successo personale di Bugli conferma che tra gli ex DS emergono quei candidati che hanno un forte radicamento in un ambito territoriale ristretto: comune, comprensorio. Mentre assai ostile risulta la dimensione provinciale per la ricerca dei consensi.
Anche per questo gli ex DS pensano ad una riforma della legge elettorale regionale che abolisca il voto di lista ed introduca i collegi uninominali. Ciò consentirebbe anche di correggere le storture di un sistema che aveva abolito le preferenze ancora prima che il “porcellum” le togliesse a livello nazionale.
All’epoca una proposta analoga l’aveva avanzata l’attuale vicepresidente del Senato Vannino Chiti, unico DS di rilevo contrario al grande inciucio sulla legge elettorale fra DS, Forza Italia e AN.
Ma nessuno volle tener conto della saggezza del più importante leader che il partito aveva in Toscana e nemmeno della sua esperienza di ex presidente della Regione.
P.

Lascia un commento