
Gli Stati Uniti chiedono di non entrare in massa a Gaza. Attraverso gli ostaggi, per questioni prettamente umanitarie, per disporsi ad attacchi iraniani. Non credono che i militari israeliani abbiano obiettivi concreti. Per esempio, l’ombra di Iraq e Afghanistan.
Gli Stati Uniti hanno un interesse decisivo a evitare che la guerra di Gaza diventi la Grande guerra del Medio Oriente ma anche dell’Europa. Questo comporta di impedire ai principali attori politici in gioco di iniziare un’azione che allarghi il conflitto. Si chiama deterrenza. Il potere di distogliere da un’azione dannosa. La deterrenza è estrinseca, rivolta all’Iran e ai suoi alleati. Anche interna, rivolta a Israele. Il governo americano sta provando a chiamare la dirigenza ebraica a ritardare un’offensiva su larga scala nella Striscia di Gaza.
Le minacce di Teheran aumentano giorno dopo giorno il rischio di escalation del conflitto in Medio Oriente. Washington muove la sua macchina da guerra con mezzi e uomini.
Niente può dar garanzia che la situazione nella regione rimarrà la stessa se i sionisti (è il movimento nazionale che sposa la causa del rimpatrio degli Ebrei alla loro patria) continueranno i loro crimini di guerra. Il presentimento, arrivato dal ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian. Messaggio abbastanza chiaro che sembra anticipare i problemi contemporanei del comandante in seconda della Guardia Rivoluzionaria iraniana Ali Fadavi che ha temuto un attacco missilistico contro la città di Haifa. Ma davvero Teheran ha interesse a un coinvolgimento così diretto e chiaro.
Le immagini dell’orrore giunte dalla Striscia dopo la controffensiva di Gerusalemme ha già permesso all’Iran di arrivare all’obiettivo raggiunto, quando si è deciso di dare supporto all’azione di Hamas dichiara che denigrare Israele agli occhi dell’Arabia Saudita, nel momento in cui gli Stati Uniti stavano coordinando un ravvicinamento tra le parti che avrebbe messo in un rifugio proprio Teheran.
Il confronto tra gli eserciti resta sempre più complicato e difficile da capire.
Washington investe nell’industria militare 816 miliardi, Teheran a fatica 25. L’Iran può contare su novi fregate e quattro sommergibili. Numeri improponibili se paragonati alla Us Navy. Il pericolo per l’America e per Israele arriverà dal cielo. Teheran sta investendo, implementando la costruzione dei cosiddetti droni kamikaze e di quelli da ricognizione e intelligence. Si è ampiamente parlato nei mesi scorsi, dopo la loro comparsa a favore della Russia negli scenari di guerra ucraina. Versante sul quale pare che Teheran abbia garantito a Putin anche una fornitura di missili balistici a corto raggio.
Giuseppe Basilico
(da “Avanti Online”)

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