
La Polonia si trova davanti ad un doppio fronte: uno dentro le proprie Istituzioni, l’altro lungo i confini orientali, dove la tensione con la Russia continua a tenere alta l’attenzione. Da una parte il duro scontro tra il premier Donald Tusk e il Presidente della Repubblica polacca Karol Nawrocki, dall’altra i timori per possibili provocazioni e attività di destabilizzazione legate a Mosca. Una situazione che rende particolarmente delicato il ruolo di Varsavia negli equilibri di sicurezza europei.
La battaglia politica si è riaccesa il 30 ottobre, quando la giudice Anna Korwin-Piotrowska ha sospeso per un mese il presidente del Tribunale costituzionale, Bogdan Święczkowski, e il suo vice. Una decisione contestata duramente dal fronte vicino a Nawrocki, che ha denunciato un tentativo di impadronirsi dell’Istituzione. Attorno alla sede del Tribunale sono intervenute le Forze di Polizia e la tensione è rapidamente salita. Nel confronto è comparsa persino l’accusa di «colpo di Stato», ma non si tratta di un fatto accertato: è il segno di uno scontro politico e istituzionale sempre più aspro, le cui origini risalgono alle dispute sulla giustizia iniziate nel 2015.
Anche Bruxelles è finita nel mezzo della contesa. L’Unione europea sostiene da tempo la necessità di garantire l’indipendenza della magistratura polacca e ha appoggiato il percorso di rinnovamento avviato dalla maggioranza di Tusk. Ma non ci sono prove di un coinvolgimento europeo diretto negli avvenimenti al Tribunale. La crisi, in ogni caso, resta aperta: i giudici vicini alla nuova maggioranza hanno cercato di riprendere il controllo delle attività, mentre la presidenza e i loro oppositori contestano la legittimità delle decisioni assunte.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è quanto accade sul confine con la Russia. Il 3 novembre Tusk ha parlato di una possibile provocazione sventata nella zona di Kaliningrad, dopo la segnalazione di movimenti sospetti e persone avvistate con torce. Il premier non ha potuto confermare la natura dell’episodio, ma le autorità hanno rafforzato i controlli. Varsavia teme da tempo che Mosca possa ricorrere a sabotaggi, provocazioni e altre forme di pressione per destabilizzare il Paese.
La risposta polacca passa anche dal rafforzamento delle difese. Con il programma East Shield, Varsavia sta realizzando una rete di protezione lungo il confine orientale, fatta di ostacoli, sistemi di sorveglianza e infrastrutture militari. Un progetto che dovrebbe proseguire fino al 2028 e che punta a rendere più difficile qualsiasi eventuale incursione.
Intanto, dal 9 al 22 novembre, la Polonia sarà al centro dell’esercitazione multinazionale Koalicja, con circa 2.800 militari di undici Paesi, guidati da Regno Unito e Francia. L’obiettivo è preparare un possibile sostegno militare alla sicurezza dell’Ucraina una volta terminata la guerra. Non è un’operazione NATO né un dispiegamento già deciso in territorio ucraino: un eventuale intervento avverrebbe soltanto dopo la fine delle ostilità e su richiesta di Kiev.
Il quadro è quello di un Paese strategico per la sicurezza europea, ma attraversato da una profonda divisione politica. Mentre Varsavia rafforza le proprie difese contro le pressioni provenienti da est, lo scontro tra governo e Presidente rischia di indebolire proprio quella stabilità interna di cui la Polonia ha bisogno per affrontare una fase internazionale sempre più difficile.
Angioletta Massimino


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