
La sinistra berlinese è attraversata da una polemica che intreccia solidarietà palestinese, antisemitismo e rapporti con ambienti radicali. Al centro ci sono Elif Eralp, leader della Linke e aspirante sindaca, e la deputata del suo partito Vanessa Emde. Annotazioni interne inviate per errore allo Spiegel hanno rivelato i timori di Eralp per sé e per la famiglia nel nominare pubblicamente Ibrahim Ibrahim, attivista controverso per i suoi elogi del capo di Hamas Yahya Sinwar. Emde ha invece espresso solidarietà all’attivista, aggravando lo scontro con la dirigenza. È intervenuto anche Roberto Saviano, invitando Eralp a prendere posizione apertamente e avvertendo che la paura può condizionare la libertà politica.
Ne parliamo con Paola Concia, una politica italiana che da anni vive in Germania, per capire che cosa riveli questa vicenda e quali interrogativi ponga anche all’Italia.
1. Come viene percepito in Germania il caso Eralp–Emde?
Paola Concia: In Germania c’è una grandissima polemica su questo caso, quello della designata sindaca di Berlino.
È una bruttissima vicenda, che a parer mio, ha scoperchiato il problema dei rapporti tra sinistra, propalestinismo e antisemitismo. Oggi la questione è alla luce del sole ed è un problema molto sentito. Insomma, in Germania di questa vicenda si parla molto.
2. Che cosa rivelano le paure espresse da Eralp?
Paola Concia: Le paure espresse da Eralp rivelano una situazione preoccupante. Sono paure che lei stessa non avrebbe voluto rendere pubbliche. Eralp, infatti, non voleva che Der Spiegel le rivolgesse una domanda su Ibrahim Ibrahim e aveva addirittura chiesto che quella domanda venisse eliminata. In genere si controllano le risposte non si censurano le domande.
Successivamente, per errore, è stata inviata allo Spiegel una conversazione tra Eralp e il suo portavoce, nella quale lei dichiarava: «Io questa domanda non la voglio. Non voglio parlare di questo perché ho paura, sono preoccupata per me e per la mia famiglia».
È quindi emerso immediatamente un problema molto grave: Eralp e il suo partito sono ricattabili.
Questo è il primo elemento che è saltato agli occhi di tutti dopo la pubblicazione delle dichiarazioni di Eralp, che teme pressioni provenienti da ambienti del suo stesso partito.
In altre parole, all’interno della Linke esiste una componente che esercita pressioni su di lei, al punto da condizionarne la libertà di espressione. Ed è proprio per questo che Eralp ha paura.

3. Vanessa Emde ha espresso solidarietà a Ibrahim Ibrahim, controverso anche per i suoi elogi di Sinwar.
Paola Concia: Vanessa Emde è stata eletta in un quartiere di Berlino a forte maggioranza musulmana, Neukölln.
È vicina agli ambienti propalestinesi e agli ambienti antisemiti. Questo è un dato oggettivo: è molto vicina a quegli ambienti.
Il partito sta facendo una pessima figura in questa vicenda che riguarda Vanessa Emde. E non soltanto Die Linke, ma anche la SPD e i Verdi.
Per quanto riguarda Die Linke, la questione è molto semplice: il partito non riesce a prendere una decisione e continua a rimandarla perché, evidentemente, al suo interno esiste una componente che sostiene Vanessa Emde e non è d’accordo con la sua espulsione.
Questo è ormai alla luce del sole. Die Linke è un partito profondamente spaccato sulla questione dell’antisemitismo.
Al suo interno ci sono personaggi molto discutibili, e ne emergono ogni giorno di nuovi.
4. Come interpreta la richiesta rivolta a Vanessa Emde dalla dirigenza berlinese di Die Linke di restituire il mandato? È un segnale di fermezza contro l’antisemitismo oppure un tentativo di risolvere una crisi interna al partito?
Paola Concia: La richiesta rivolta a Vanessa Emde di restituire il mandato è, a mio parere antidemocratica.
Non ho nessuna simpatia per Vanessa Emde, ma è stata eletta democraticamente. Chiederle di dimettersi dal Parlamento di Berlino è quindi una cosa fuori dalle regole democratiche.
Come interpreto questa richiesta? Certamente non come un segnale di fermezza contro l’antisemitismo. Assolutamente no. La interpreto piuttosto come un tentativo di prendere tempo.
Il partito potrebbe espellerla dal gruppo parlamentare, come chiedono anche SPD e Verdi, che però adesso fanno finta di niente. Se Die Linke volesse veramente combattere l’antisemitismo e allontanare questi fantasmi, dovrebbe procedere in questa direzione.
Ma non lo fa. Continua a rimandare la decisione di espellerla dal gruppo parlamentare per una ragione molto semplice: evidentemente il gruppo è spaccato e c’è il rischio concreto che non si raggiunga la maggioranza necessaria per l’espulsione.
Questo spiegherebbe perché continuano a rinviare. Se si arrivasse a una votazione e Vanessa Emde non venisse espulsa, le carte sarebbero completamente scoperte: emergerebbe chiaramente la divisione interna al partito.
Per questo preferiscono chiedere a Emde di andarsene volontariamente, una richiesta che considero antidemocratica, anziché assumersi la responsabilità di una decisione formale.
E tutto questo avviene con la complicità della SPD e dei Verdi, che avevano posto come condizione l’allontanamento di Vanessa Emde e che adesso continuano tranquillamente le consultazioni.
Trovo vergognoso il comportamento di tutti e tre i partiti: Die Linke, SPD e Verdi. Una vicenda nella quale, a mio parere, stanno dimostrando una grave mancanza di coerenza e di coraggio politico. La ragione è governare a tutti costi? La domanda è legittima.
5. Nel dibattito tedesco si riesce ancora a distinguere fra solidarietà palestinese, critica al governo israeliano, esaltazione di Hamas e antisemitismo?
Paola Concia: Sì e no. Come in Italia, in Francia e in altri Paesi, anche in Germania c’è molta confusione tra solidarietà ai palestinesi, critica al governo israeliano, antisemitismo ed esaltazione di Hamas.
Ma credo che l’aspetto più grave sia la riemersione dell’antisemitismo all’interno della sinistra tedesca. È questo, a mio parere, il problema più preoccupante.
Naturalmente non si tratta di un fenomeno esclusivamente tedesco. Tuttavia, in Germania, per ragioni storiche evidenti, assume un significato e una gravità particolari.
La storia della Germania rende questa situazione ancora più impressionante e suscita grandi dibattiti e profonde inquietudini nell’opinione pubblica.
Il caso berlinese ha messo a nudo questa problematica legata all’antisemitismo, portandola drammaticamente alla luce e, per così dire, sbattendola in faccia ai tedeschi.
È proprio questo che rende la vicenda così significativa e così discussa in Germania.
6. Roberto Saviano ha invitato Eralp a nominare apertamente le persone che teme, sostenendo che il silenzio possa renderla politicamente ricattabile. Condivide questa posizione?
Paola Concia: Assolutamente sì. È esattamente quello che ho sostenuto fin dall’inizio di questa vicenda. Ho pensato e dichiarato subito che Eralp fosse ricattabile, quindi condivido pienamente il ragionamento di Saviano.
Quello che Eralp sembra non comprendere è che, per una persona che aspira a diventare sindaca di Berlino, responsabilità pubblica e sicurezza personale sono due questioni che devono necessariamente stare insieme. Non possono essere considerate separatamente.
Il problema, soprattutto, è passare dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni alle azioni concrete.
Sono quindi d’accordo con Saviano e devo dire che il suo intervento su Die Zeit mi ha molto stupito.
Seguendo quotidianamente questa vicenda, continuo a ritenere che Eralp abbia dimostrato di essere politicamente ricattabile. È una convinzione che avevo fin dall’inizio e che gli sviluppi successivi non hanno modificato.
7. Quali conseguenze può avere questa vicenda sulla fiducia dei cittadini ebrei nella sinistra tedesca?
Paola Concia: Beh, diciamo che la fiducia dei cittadini ebrei verso la sinistra tedesca è molto compromessa, soprattutto anche grazie a quest’ultima vicenda berlinese.
Naturalmente qui l’attenzione sull’antisemitismo è molto alta.
Mi sembra che però, almeno a sinistra, ci siano molte chiacchiere e pochi fatti. Ci siano pochi fatti nella lotta all’antisemitismo da parte della sinistra e la diffidenza dei cittadini ebrei tedeschi è legittima e giustificata.
8. Guardando all’Italia dalla Germania, quali somiglianze e differenze riconosce?
Paola Concia: Io trovo moltissime similitudini tra l’atteggiamento della sinistra tedesca e quella italiana nei confronti del conflitto in Medio Oriente, nei confronti degli ebrei, nei confronti di Israele. Moltissime somiglianze.
E appunto non si vede più il confine tra il sostegno alla causa palestinese e la cancellazione di Israele. Chi di noi è contro i palestinesi? Nessuno.
E appunto questo confine tra il sostegno alla causa palestinese e la giustificazione del terrorismo è una grandissima ambiguità della sinistra italiana, della sinistra tedesca, della sinistra francese, della sinistra europea in generale, e anche oltreoceano, secondo me.
Quindi, trovo moltissime similitudini tra quello che succede in Germania e quello che succede in Italia per quanto riguarda la sinistra e la lotta all’antisemitismo.
Fatto salvo, per concludere, che la Germania ha un fardello pesante e quindi questa cosa è ancora più impressionante e più inquietante.
Silvia Brunelli


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