
stato. Ogni cosa che lo rafforza è buona e virtuosa e giusta; ogni cosa che lo
minaccia è cattiva e perversa e ingiusta. Le azioni che servono a esso sono
morali; le azioni che lo mettono in pericolo sono immorali. In altre parole, il
codice morale di Platone è strettamente strumentale: è un codice di
utilitarismo collettivistico o politico. Il criterio della moralità è l’
interesse dello stato. La moralità non è altro che igiene politica. Questa è la
teoria collettivistica, tribale, totalitaria della morale”
Così Karl Popper giudica il pensiero di Platone, pensiero che ha avuto tanta
influenza sulle ideologie politiche che tante tragedie hanno causato agli
esseri umani. Platone confessa “di voler costruire col ragionamento il modello
di un buono Stato”:il sogno di realizzare il paradiso in terra si è sempre
trasformato nel peggior incubo.
Popper ha dedicato il primo volume della sua opera “La Società Aperta e i suoi
nemici” a Platone (nel secondo volume i protagonisti sono Hegel e Marx) proprio
per indicare l’opposto della Società Aperta, ossia liberale.
Qualcuno ha ritenuto che questa filippica nei confronti di Platone sia un
“anacronismo storico” perché al tempo degli antichi greci i valori dell’
individualismo erano del tutto sconosciuti. Solo molto più avanti nel tempo,
diciamo con l’illuminismo scozzese del XVII secolo, si compresero i valori dell’
individualismo. Benjamin Constat nel sec. XIX segnalò la profonda differenza
tra la libertà dei moderni e quella degli antichi. Però è lo stesso Platone che
sottolinea il disvalore dell’individualismo proprio in questo libro V de “La
Repubblica”.
Donne, bambini e beni tutto in comune, per i Custodi della “Polis”, per il
superiore bene dello Stato. “Non mi pare si possa contestare il gran vantaggio
che viene dal fatto di avere donne e figli in comune.” E ancora “non devono
avere in uso privato né abitazioni, né terreni e neppure beni, ma, ricevendo da
altri i mezzi di sostentamento come ricompensa per la loro azione di difesa,
sono tenuti a consumare tutto in comune.”
Platone sa bene la difficoltà di realizzare il paradiso in terra, perciò
propone un modello di buon Stato e ritiene che solo i “sapienti” potrebbero
realizzare uno Stato che assomigli a quello idealizzato ne “La Repubblica”
“Quella costituzione…non metterebbe radici fra le cose possibili né vedrebbe
la luce del sole se prima i filosofi non raggiungessero il potere negli Stati,
oppure se quelli che oggi si arrogano il titolo di re e di sovrani non si
mettessero a filosofare seriamente e nel giusto modo, sì da far coincidere
nella medesima persona l’una funzione e l’altra.”
Le utopie di Thomas More e di Campanella non avrebbero mai visto la luce se
non fossero state precedute da quelle di Platone.
In questo libro V c’è un frainteso atteggiamento nei confronti delle donne.
Alcuni hanno ritenuto che Platone fosse “femminista” perché sosteneva che le
donne dei custodi avrebbero svolto funzioni simili a quelle degli uomini.
“Non c’è alcuna pubblica funzione che sia riservata alla donna in quanto
donna, o all’uomo in quanto uomo, ma fra i due sessi la natura ha distribuito
equamente le attitudini, cosicché la donna, appunto per la sua natura, può
svolgere tutti gli stessi compiti che svolge l’uomo, solo che in ciascuno di
questi essa si rivela meno forte dell’uomo.”
Le donne dei custodi devono svolgere delle funzioni simili agli uomini perché
sono…quasi uomini!
Questo libro V prova ancora una volta l’incompatibilità del totalitarismo
illiberale con le libertà individuali, anche quelle delle donne da considerarsi
“persone” e non “quasi uomini”.
SOMMARIO: Prefazione di Pierluigi Battista – La Repubblica, libro V: I. La
comunione delle donne nella classe dei Custodi; II. La comunione dei figli e la
sua utilità per lo Stato; III. La comunione dei beni e i vantaggi che procura
allo Stato; IV. Dovere supremo dei Custodi è quello di provvedere alla difesa;
V. In che modo e in che limiti è attuabile la costituzione proposta; VI. La
figura del filosofo-reggitore dello Stato.- Indice dei contenuti – Nota
biografica

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