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Piero Gobetti: “Matteotti”: “L’intransigente del sovversivismo”

di Bepi La Medica | 15 Giugno 2014

gobetti_matteottiIl “Matteotti” di Gobetti fu riscoperto e pubblicato nel clima della liberazione dal fascismo. In particolare furono le organizzazioni liberalsocialiste e gli azionisti a usarlo come esempio dell’intransigente opposizione al regime fascista durante il drammatico periodo del suo consolidamento.

Il 10 giugno di novant’anni fa veniva rapito il deputato socialista Giacomo Matteotti. Subito si sparse la convinzione che il deputato antifascista fosse stato assassinato (solo dopo due mesi venne trovato il suo corpo). Fu un momento in cui il regime mussoliniano sembrava potesse entrare in crisi. Piero Gobetti sulla Rivoluzione Liberale del 17 giugno scrisse: “Non saremo così ingenui da chiedere che si faccia giustizia dell’assassinio del nostro amico…Se la opposizione ha un compito, deve smascherare il gioco del mussolinismo che tende, liquidando qualche alto personaggio del fascismo, a creare un altro piedestallo al duce paterno, normalizzatore ed addomesticatore. Invece si tratta di mettere sotto processo tutto un regime.”

Il giovane liberale aveva intuito la necessità di una decisa azione “sovversiva” per ostacolare la normalizzazione che quel regime si proponeva di compiere per perpetuarsi.

La figura di Matteotti descritta da Gobetti è proprio quella dell’intransigente del sovversivismo. Giustamente Emilio Gentile, recensendo questa pubblicazione sull’inserto domenicale de Il Sole 24 ore dell’ 8 giugno, scrive “Nel ritratto di Matteotti Gobetti descrive se stesso”. Sempre Gentile ricorda la simpatia di Gobetti nei confronti di Matteotti e all’antipatia nei confronti del leader socialista Turati. “Turati si trovò a parlare attraverso i fiori della retorica messianica un linguaggio reazionario. Il suo scetticismo verso ogni organizzazione di forze, la sua fede nella diplomazia giolittiana riuscirono in un momento storico solenne gravemente diseducatori.” Così si legge nel suo saggio “La Rivoluzione Liberale” comparso per le edizioni Cappelli nel marzo del 1924.

Piero Gobetti pubblicò questo libretto nei primi giorni di agosto del 1924 e in trentotto pagine raccolse il lungo scritto comparso sulla rivista “La Rivoluzione Liberale”del 1° luglio e la nota biografica pubblicata il 22. Il libretto andò a ruba e diversi giornali ne pubblicarono la recensione. Il che è indicativo del clima di quei giorni e la opportunità della visione sovversiva di Gobetti.

Il “Matteotti” di Gobetti fu riscoperto e pubblicato nel clima della liberazione dal fascismo. In particolare furono le organizzazioni liberalsocialiste e gli azionisti a usarlo come esempio dell’intransigente opposizione al regime fascista durante il drammatico periodo del suo consolidamento.

Anche oggi lo indichiamo quale esempio di intransigente opposizione nei confronti dell’attuale regime. Addomesticatori, infatti, li troviamo in ogni tempo, per cui quell’insegnamento di intransigente sovversivismo vale anche oggi, se si vuole ostacolare l’ennesima normalizzazione in atto.

“Al tavolo dei bari non ci si siede”, dovrebbe essere il motto dell’intransigente sovversivo, oggi.

C’è un articolo, pubblicato sul settimanale “La Rivoluzione Liberale” nel novembre del 1922 (ossia appena insediatosi il ministero Mussolini, succedutosi al giolittiano Facta), che fotografa la capacità di leggere gli avvenimenti da parte del ventunenne Piero Gobetti (1901 – 1925). L’articolo è intitolato“Elogio della ghigliottina”. Scriveva il giovane torinese: “E’ doloroso dover pensare con nostalgia all’illuminismo libertario e alle congiure. Eppure, siamo sinceri sino in fondo, c’è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perché dalle sofferenze rinascesse uno spirito, perché nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso. C’è stato in noi, nel nostro opporsi fermo, qualcosa di donchisciottesco…Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare…che i tiranni siano tiranni, che reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro.”:

INDICE: L’intransigente del “sovversivismo” – L’aristocratico del “sovversivismo” – La lotta agraria nel Polesine – Il socialista persecutore di socialisti – Il nemico delle sagre – Il suo marxismo – Il suo antifascismo – Il volontario della morte

Pubblicato in : Invito alla lettura

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