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Perché il discorso di Draghi fa paura alla politica italiana 

di Marco Mayer | 24 Aprile 2024

Basta pronunciare il nome di Mario Draghi e la politica italiana e i media mainstream entrano subito in fibrillazione come ben documentato da Startmag  Forza Draghi, anzi no: abbasso Draghi. Girotondo di opinioni – Startmag.

Persino Giovanni Minoli si é avventurato in pronostici pessimisti sul suo eventuale futuro ruolo in Europa  sostenendo che Draghi ha compiuto un errore strategico  perché la tempistica delle sue uscite pubbliche non sarebbe il suo forte. 

Forza Draghi, anzi no: abbasso Draghi. Girotondo di opinioni – StartmagMaria ScopeceIl discorso di Mario Draghi analizzato da economisti, politologi, editorialisti e direttori di giornali

https://www.youtube.com/watch?v=BJmm8F4FDus&ab_channel=La7Attualit%C3%A0 . 

E’  vero esattamente l’opposto. Le due più importanti esternazioni di Draghi entreranno nei libri di storia proprio perché tempestive. Come i lettori avranno intuito mi riferisco in primo luogo alla celeberrima conferenza stampa sull’Euro come Presidente  del 26 luglio 2012  (“whatever it takes”)  

https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2012/html/sp120726.en.html e in secondo luogo alla sua  presa di posizione meno nota,  ma probabilmente ancora più importante   del 4 ottobre 2009 in qualità di Presidente del Financial Stability Board sulla necessità di regolamentare le grandi banche internazionali di rilevanza sistemica in seguito alla grande crisi finanziaria del 2008 https://www.imf.org/External/AM/2009/imfc/statement/eng/fsb.pdf

Per Draghi non avrebbe avuto alcun senso pronunciare il discorso decisamente eterodosso di Hulpe dopo le elezioni europee perché sarebbe stato del tutto ininfluente  anche se – seguendo la logica dietrologica di Minoli – a Draghi fosse convenuto aspettare  l’esito elettorale in vista di eventuale incarichi nella UE. 

Ma non é solo Minoli;  tutta l’attenzione della stampa italiana sembra preoccupata su cosa farà Draghi da grande. 

A me viceversa preoccupa un’ altra cosa. I partiti politici italiani (ed europei) daranno o non daranno ascolto al messaggio pronunciato a  Hulpe da Draghi?

 Ho, infatti, il fondato timore che la rivoluzione copernicana nelle politiche europee  che Draghi propone resti inascoltata. 

L’orizzonte proposto dall’ex Presidente del Consiglio é molto lontano dalla UE di oggi. 

Draghi punta ad una Europa dotata di una propria strategia tecnologica e industriale, di una politica energetica e di difesa comune, di una capacità di pesare nelle grandi sfide globali, ma i bias cognitivi e le resistenze degli apparati sono duri a morire.

Da molto tempo nei partiti di centro e di sinistra é radicata una visione eurocentrica in cui l’Europa  é concentrata tutta su se stessa e che di fatto ignora i grandi cambiamenti intervenuti nell’economia e della politica mondiale degli ultimi 25 anni. 

Se é vero che la causa principale della irrilevanza politica della UE sono state le resistenze dei governi nazionali é anche vero che anche le visioni  tecno-burocratiche “liberiste”  dominanti a  Bruxelles hanno anche loro una parte di responsabilità.  

Per parlare solo degli italiani si può osservare una concezione “autistica” del mercato unico sostanzialmente comune a personalità diverse quali come Romano  Prodi, Mario Monti,  Enrico Letta,  Antonio Tajani o  Paolo Gentiloni.   

Il discorso di Mario Draghi é decisamente diverso e solleva alcune domande.

 Che senso ha avuto insistere cosi tanto sulla concorrenza interna tra i diversi paesi della UE mentre nel frattempo venivano spalancate le porte dell’Europa ai colossi  industriali cinesi  sussidiati da Pechino?  

Se é vero che per anni tedeschi e francesi si sono fatti una spietata ( e masochistica) concorrenza nel mercato cinese  perché sorprenderci se in futuro anni le aziende cinesi domineranno il mercato automobilistico in Europa? 

Sul versante dei partiti di destra il discorso di Mario Draghi crea ancora più imbarazzo per due ragioni.

 La prima é il timore che le idee di Draghi affascinino una parte dell’elettorato che ha iniziato a diffidare delle sirene del sovranismo.   

Basti pensare ad un paese come l’Ungheria dove il 90% delle telecomunicazioni é in mano a imprese cinesi e l’energia dipende pressoché totalmente dal petrolio russo e/o da centrali nucleari di fabbricazione russa. 

Di fronte a scenari come questi quando Matteo Salvini lancia lo slogan meno Europa qualcuno comincia a chiedersi se esso non significhi più Cina, più Russia, ecc. 

Il secondo motivo é che la consapevolezza della fragilità dei singoli Stati e l’idea di un Europa che aspiri al ruolo di  “grande potenza” affiancandosi  a Stati Uniti, Cina, India, Giappone, ecc..  può avere una sua attrattività anche a destra. 

Penso che più che preoccuparsi del destino personale di Mario Draghi i partiti di sinistra, di destra e di centro farebbero bene a riflettere e meditare seriamente sui contenuti del suo messaggio avendo il coraggio di  entrare nel merito e dire su quali obiettivi sono d’accordo e su quali invece dissentono. 

Quando Mario Sechi accenna giustamente al rischio di  una possibile dissociazione tra kratos (potere) e demos (popolo)   il discorso non riguarda Draghi, ma la sfiducia nei partiti in cui la metà dei cittadini elettori non si riconoscono più e per questo non vanno a votare 

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, bruxelles, cambiamenti, cina, conferenza stampa, crisi, crisi finanziaria, discorso, draghi, elezioni, enrico letta, euro, europa, finanziaria, futuro, giornali, grande crisi, india, mario draghi, mario monti, mercato, mercato unico, merito, monti

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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