Si rivela sempre più utile accantonare una parte dei risparmi al fine di istituire un fondo che garantisca un adeguato tenore di vita dopo l’età pensionabile.
L’incertezza delle pensioni statali è una questione annosa che, oggi più che mai, impone di valutare molto attentamente l’opportunità di costruire una pensione integrativa atta a compensare la rendita garantita dal c.d. “primo pilastro”.
I giovani lavoratori (dipendenti e autonomi), infatti, non possono affidarsi con serenità alla sola rendita pensionistica erogata dallo Stato (ovvero dalle diverse Casse di previdenza che, pur avendo una gestione privata, devono fare i conti con vari fattori, più o meno evitabili, che ne hanno minato la stabilità economica e, di conseguenza, l’affidabilità).
Ecco che, quindi, si rivela sempre più utile accantonare una parte dei risparmi al fine di istituire un fondo che garantisca un adeguato tenore di vita dopo l’età pensionabile. Oltre a forme di investimento assicurative (come le polizze vita, morte o miste) esistono forme pensionistiche complementari di tipo individuale che possono essere attuate attraverso l’adesione ai: fondi pensione aperti, gestiti da banche, Sim, Sgr e compagnie assicurative; fondi chiusi negoziali (o “di categoria”), istituiti e gestiti da aziende e parti sociali; Pip (“Piani di Previdenza Individuali”), offerti dalle assicurazioni.
Mentre i lavoratori autonomi possono optare solo per i fondi pensione aperti o per i Pip, quelli con contratto di lavoro dipendente hanno la possibilità di aderire anche ai fondi pensione chiusi di categoria che, per altro, spesso si rivelano più vantaggiosi. Il motivo per cui i lavoratori dipendenti dovrebbero preferire i fondi negoziali risiede nei minori costi di questi ultimi e nella presenza di un contributo datoriale che è dovuto quando il lavoratore effettua dei versamenti contributivi volontari in virtù di quanto previsto dal contratto di adesione al fondo o da concomitanti accordi collettivi aziendali. Detto contributo datoriale (pari a, circa, l’1%-2% della retribuzione lorda) viene decurtato dalla busta paga del lavoratore che opta, in via esclusiva, per una previdenza complementare costituita da Pip o fondi aperti. Diversamente, l’adesione a un fondo pensione di categoria (o negoziale), fa sì che il contributo volontario del lavoratore (TFR maggiorato di almeno l’1%), il cui montante costituirà la rendita pensionistica complementare, sia integrato dal suddetto contributo datoriale.

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