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PD: PINZELLACCHERE DEPRIMENTI

Possiamo affermarlo con certezza: a noi, inteso come noi italiani abitanti nel regno delle chiacchiere e delle fumisterie, Wikileaks ci fa un baffo ed Assange non è degno di legarci neanche i lacci delle scarpe, non avendo avuto l’umiltà di venire qui a lezione dai massimi esperti della bagatella da sottoscala e del pettegolezzo da retrobottega elevati a stile di vita e, quel che più conta, a raffinato strumento di attività politica. Solo così si può spiegare la bagarre mediatica scatenata dal Pd, nella persona del suo segretario Bersani, non già sulla chiusura della Camera in una fase di totale impasse politica ma sull’incontro svoltosi ad Arcore tra Berlusconi e Renzi che ha occupato ogni prima pagina dei quotidiani, ogni spazio nei talkshows politici, ogni risorsa di vignettisti di grande acume, con il vivace contorno dei militanti scatenati su Facebook e della piazza felicemente riunita a Roma, per quale motivo non si sa, chè ancora dobbiamo trarre un senso e soprattutto una concreta finalità dalla scampagnata con bandiere e Bella ciao messa in scena dal Partito che non c’è. [segue]

di Chiara Boriosi | 13 Dicembre 2010

Possiamo affermarlo con certezza: a noi, inteso come noi italiani abitanti nel regno delle chiacchiere e delle fumisterie, Wikileaks ci fa un baffo ed Assange non è degno di legarci neanche i lacci delle scarpe, non avendo avuto l’umiltà di venire qui a lezione dai massimi esperti della bagatella da sottoscala e del pettegolezzo da retrobottega elevati a stile di vita e, quel che più conta, a raffinato strumento di attività politica. Solo così si può spiegare la bagarre mediatica scatenata dal Pd, nella persona del suo segretario Bersani, non già sulla chiusura della Camera in una fase di totale impasse politica ma sull’incontro svoltosi ad Arcore tra Berlusconi e Renzi che ha occupato ogni prima pagina dei quotidiani, ogni spazio nei talkshows politici, ogni risorsa di vignettisti di grande acume, con il vivace contorno dei militanti scatenati su Facebook e della piazza felicemente riunita a Roma, per quale motivo non si sa, chè ancora dobbiamo trarre un senso e soprattutto una concreta finalità dalla scampagnata con bandiere e Bella ciao messa in scena dal Partito che non c’è.
Parrebbe persino inutile, una autentica perdita di tempo, ribattere all’offensiva scatenata dal farmacista della Bassa riguardo alla necessità di incontrare il Premier solo a Palazzo Chigi per mantenere abissali distanze istituzionali e per ribadire, soprattutto, un disprezzo assoluto ed invincibile nei confronti di colui che pure, ormai da sedici anni, svolge il ruolo fondamentale di unico collante ancora in grado di tenere insieme la sinistra o quel che ne resta, in totale assenza di un progetto politico e di idee condivise che possano motivare una seria e fattiva opposizione. La pragmatica risposta di Renzi, costruita sulla base della semplice evidenza che un sindaco coglie l’opportunità di parlare con il Presidente del Consiglio della legge speciale promessa tre volte per Firenze ove si presenti, e considerando l’ovvia realtà che se il Presidente è Berlusconi, e finchè lo è, è con lui che bisogna relazionarsi, ci pare talmente lapalissiana che, essendo persone dotate di buonsenso e di concreto pragmatismo la accettiamo in toto, lasciando le dietrologie, le boutade – abbiamo visto uno striscione alla manifestazione di Roma,“I livornesi un vanno ad Arcore”, che ci è parso l’emblema del vuoto di idee e contenuti in cui vaga questa disgregata e vacua sinistra – e tutto l’armamentario di acute dissertazioni a chi ha più tempo da perdere di noi, ma soprattutto ha fondati motivi di alzare polveroni mediatici per nascondere scomode realtà di cui è meglio non parlare. Perché negli stessi giorni in cui ci si accapigliava sull’incontro di Arcore con una foga che probabilmente, a suo tempo, non fu concessa nemmeno all’incontro di Teano – e l’esempio non è scelto a caso, perché ci piacerebbe dilungarci sul confronto fra ardori garibaldini e monarchi di bassa statura dediti ad ardori di altro genere… – si svolgeva a Bologna, un tempo roccaforte rossa per eccellenza ma soprattutto a prescindere, una vicenda questa sì di marca strettamente politica destinata a segnare probabilmente un’altra amarissima pagina della discesa agli inferi del Pd. Militanti fedeli prima del Pci e poi di tutte le sue successive derivazioni, rifiutano infatti apertamente il candidato sindaco scelto dal partito, un burocrate di terza fila, dichiarando che loro, dopo le imbarazzanti esperienze di Cofferati e Delbono, degli uomini del partito non si fidano più e dunque andranno alle primarie a votare un altro candidato. Intanto, alcuni esponenti della vecchia guardia del Pci, quelli del mondo delle cooperative e del sindacalismo di sinistra, si alleano con ex esponenti democristiani e propongono una riedizione di ammucchiata cattocomunista in salsa civica, mentre la Frascaroli, candidata indipendente ma molto vicina a Prodi e benedetta da Vendola, che ormai appare come la Madonna pellegrina ovunque ci sia sentore di primarie fatali al Pd, fa una campagna porta a porta ed è l’unica a raccogliere folle negli incontri pubblici. Ecco, se fossimo Bersani, e ci rallegriamo alquanto di non esserlo, invece di nascondere queste vicende sotto il tappeto sparando fumogeni negli occhi dei militanti per indicare Renzi come il nemico numero uno della causa antiberlusconiana buona e giusta, ci preoccuperemmo non poco degli eventi bolognesi che sanciscono un scollamento ormai abissale fra ciò che resta del partito e la sua base, perché se anche i più fedeli abbandonano la nave, stanchi di subire scelte irresponsabili e dannose per la loro città, allora il problema è davvero grave e la malattia che erode il consenso assume aspetti metastatici e degenerativi. Non basta più andare in piazza a sventolare bandiere ed a cantare canzoni nostalgiche, perché i cittadini hanno imparato a spese loro e sulla loro pelle a non fidarsi più di slogan privi di contenuti e di personaggi privi di spessore: loro sono già oltre, sulla via intrapresa da Renzi, ovvero quella della trasversalità che riunisce persone diverse intorno alla soluzione di problemi comuni. E’il Pd che è rimasto indietro, prigioniero di un passato mai risolto, di un ideologismo sterile e persino isterico, di una povertà di idee endemica, di una mancanza di progettualità addirittura imbarazzante – l’alternativa che non c’è è uno dei mali più gravi di questo paese, e Bersani non lo curerà affossando le risorse umane migliori per mantenere in vita un fossile di un’era chiusa per sempre e condannata all’oblio dalle vicende stesse della Storia. Se ne faccia una ragione e abbia la decenza di dimettersi anche lui.

ChiBo

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    16 Dicembre 2010 alle 09:36

    Vi “passo” un altro esempio della confusione mentale in cui versano i seguaci del “credere,obbedire,combattere” : il Sindaco di Cervia ,dalle specchiate virtù pidiessine ed apprezzato in città, ha recentemente vestito la fascia tricolore e portato personalmente in Vaticano una fornitura (non un pizzico) del celebrato sale dolce di Cervia ,omaggio della popolazione rossa al Pontefice. Viaggio per donare ,anzichè chiedere ( ma magari ,una benedizione?..). Ma Bersani l’ ha saputo….?

    Diciamoci la verità : ogni piccolezza o meschina osservazione ,in mancanza di altre idee positive, appare buona per batter la grancassa . Ma si fa solo rumore….

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    15 Dicembre 2010 alle 19:34

    Fra gli entusiasti della trasversalità politica e quindi parlamentare va ricordato Urbano Rattazzi, talmente convinto delle soluzioni trasversali da mandare la moglie a letto con Vittorio Emanuele II. Pur dichiarandosi di sinistra, prima dell’Unità a Torino fu pappa e ciccia con Cavour, e una volta a Roma durante il suo governo maturò l’ingresso dei cattolici in politica, si consolidò l’antiparlamentarismo di Crispi, con scanno accanto all’antiparlamentare Garibaldi, preparando i tempi di Bava Beccaris, e poi dell’antiparlamentarismo dannunziano che giocando tra destra e sinistra e sinistra e destra propagandò la totale sfiducia nell’istituzione fino all’aula “sorda e grigia” di Mussolini. Certo l’Europa e il contesto internazionale per ora fanno risibile il paragone, ma la storia insegna che ci si appella al pragmatismo quando in un angolo che nessuno guarda i nodi veri stanno venendo al pettine.

    Rispondi
  3. Chiara

    14 Dicembre 2010 alle 17:17

    Allora aspetto con curiosità di scoprire quale. Ciao Paolo!

    Rispondi
  4. Paolo Marini

    13 Dicembre 2010 alle 21:47

    Condivido le riflessioni su questo Pd.
    Mi hai anticipato.
    (Magari gli darò un altro nome…)

    Rispondi

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