Chi si aspetta passi avanti in materie come il celibato dei preti, piuttosto che del sacerdozio femminile o sulle questioni eticamente sensibili, resterà deluso.

Anche stavolta, con la rapida elezione di Francesco, i cardinali hanno spiazzato i vaticanisti veri e quelli presunti.
Tuttavia il grande clamore, gli apprezzamenti talora sopra le righe che hanno accompagnato l’elezione di un papa latino americano, sono destinati ad essere ridimensionati, non tanto per la diffusione delle accuse, peraltro prive di grande fondamento, di una sua connivenza con i generali golpisti e assassini, mosse dall’ex montonero Horacio Verbinsky, quanto perché il profilo culturale e dottrinario dell’ex Primate d’Argentina, estremamente definito e tutt’altro che progressista, ben difficilmente muterà.
Dunque vanno riposte aspettative eccessive degli improvvisati aedi perché, verosimilmente, Jorge Mario Bergoglio, pur essendo gesuita come il defunto Carlo Maria Martini, non sarà, sul terreno dottrinale, un innovatore. Anzi. Chi si aspetta passi avanti in materie come il celibato dei preti, piuttosto che del sacerdozio femminile o sulle questioni eticamente sensibili, resterà deluso.
Papa Francesco, ratzingeriano di stretta osservanza, riaffermerà il profilo dottrinale ad un tempo conservatore e sessuofobo di Santa Romana Chiesa. Vi potrà essere al massimo una maggiore flessibilità (la misericordia evocata all’indomani dell’elezione da Francesco) e qualche timida apertura sui temi della contraccezione.
Non è tanto ma, tutto considerato, neppure poco.
I vaticanisti che pronosticavano, in caso di elezione di un sudamericano, un messicano o un brasiliano, sono stati smentiti. La ragione sta nel fatto che chiunque conosca davvero, non come Gianni Minà o gli osservatori radical chic delle vicende del sub continente americano, la “Iglesia”, sa bene che fenomeni come la Teologia della liberazione e i suoi testimonial sono del tutto marginali e poco influenti rispetto alle sue dinamiche storiche, politiche e sociali che da sempre sono determinate dalla Compagnia di Gesù, vero motore, sin dai tempi della colonizzazione, dell’evangelizzazione e dell’insediamento geopolitico e culturale del cattolicesimo.
Basti solo pensare che una nazione, il Paraguay, nacque per iniziativa dei reverendi padri missionari della Compagnia di Gesù.
Un Pontefice sud americano altro non avrebbe potuto essere che un gesuita, il primo su 266, in ragione dell’enorme peso ed influenza che l’ordine ignaziano (20.000 membri presenti in cinque continenti) ha avuto e ha mantenuto per secoli, respingendo attacchi anche pesanti, non solo nell’emisfero sud ma in tutto il mondo.
L’ascesa al Soglio del vescovo di Baires è, soprattutto, l’atto finale, l’epilogo di uno scontro che Giovanni Paolo II ingaggiò con l’ordine di S. Ignazio, arrivando sino al punto di commissariarlo, che segna, per usare il lessico dei gesuiti, la rivincita della “Compagnia Militante”.
Le prime avvisaglie, ancorché timide, del tramonto inesorabile delle spericolate prassi woijtiliane, si erano già appalesate con il governo di Benedetto XVI (via dalla sala stampa Joaquim Navarro Vals, Opus Dei, dentro P. Federico Lombardi, gesuita) volte, da un lato a recuperare l’ordine all’originaria missione ignaziana (obbedienza al Papa “perinde ac cadaver”) ridandogli ruoli strategici e visibilità, dall’altro a destrutturare, delegittimare e depotenziare l’invasività e il peso nella Curia Vaticana dell’arcipelago di organizzazioni ecclesiali fondamentaliste come CL, Opus Dei, Legionari di Cristo la cui affermazione e influenza era stata dissennatamente promossa dal Pontefice polacco.
Il Conclave, con la chiara e per molti imprevista sconfitta del Cardinale Scola (CL) ha verosimilmente messo la parola fine all’espansione di queste organizzazioni e porterà ad un forte ridimensionamento del loro peso poiché, c’è da crederlo, la riaffermazione della centralità del clero, l’impostazione e l’indirizzo rigoroso e pauperista che Francesco ha già fatto intravvedere nei suoi primi atti pubblici, necessiterà della mobilitazione a tutti il livelli della Compagnia che per raggiungere gli obiettivi che il Pontefice indicherà, così come è sempre avvenuto, applicherà il postulato del fondatore dell’ordine: “Todo modo para buscar la voluntad divina” (Ogni mezzo per realizzare la volontà divina).
Se così stanno le cose ne vedremo delle belle, dalla nomina del nuovo Segretario di Stato, alla manipolazione della patata bollente IOR, sino all’applicazione con mano di ferro in guanto di velluto di un inedito spoil system che inciderà sensibilmente sulla supposta inamovibilità del mandarinato della Curia.
Con il papa gesuita Jorge Mario Bergoglio, finisce dunque l’era del laicato ecclesiale tanto millenarista quanto affarista in favore di un solido, pragmatico e collaudato clericalismo pauperista di cui i suoi confratelli saranno interpreti e veicolatori, tanto duttili quanto inesorabili.
Mutatis mutandis come Roberto Bellarmino, il Cardinale gesuita che, da inquisitore, si occupò di Giordano Bruno e Galileo Galilei.

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