Si tratta di un manuale per sedurre. Le istruzioni sono contenute in tre libri. Il primo è dedicato agli uomini e insegna come e dove cercare la donna da amare e con quali mezzi la si può conquistare. “Sii ben certo/che non c’è donna al mondo che non possa/divenire la tua: e tu l’avrai/purché tu sappia tendere i tuoi lacci.” E aggiunge: “Avanti, dunque, ardito e senza dubbi:/puoi sperare per te tutte le donne./Una potrai trovarne, a mala pena,/tra molte, che si neghi. Solamente, che si diano o no, amano sempre/d’esser pregate. E se fallisci, è nulla/E poi non fallirai: fa troppa voglia/ogni nuovo piacere, e ciò ch’è d’altri/afferra il cuore più di ciò ch’è proprio; nel campo altrui la messe è assai più bella, poppe più gonfie ha il gregge del vicino.” Ovidio è sostenitore della famosa vis grata puellis: la violenza che piace alle ragazze. “Può darsi che si rifiuti, e allora i baci/prendili a forza…/Ciò che piace a loro/è dar per forza ciò che voglion dare./Colei che assali in impeto d’amore,/chiunque ella sia, ne gode, e la violenza /è per lei come un dono;” Il secondo libro è sempre dedicato agli uomini e contiene istruzioni per mantenere a lungo l’amore di una donna. “Amor che per natura/sempre è errabondo sulla vasta terra./E’ così lieve e per volare ha l’ali:/imporre ad esse un freno è dura cosa.” Ecco alcuni precetti: “Se t’avrà ordinato/di andarle incontro in qualche luogo, e corri, e attento/che tu non perda tempo tra la folla./…E se sarà in campagna/e ti dirà ‘T’aspetto’, tu ricorda: Amore sdegna i pigri; se non hai/carro per te, e tu corrici a piedi!/…L’amore è una milizia: via di qui, o gente fiacca, ché le sue bandiere/non impugni la mano di chi è vile!/…Getti l’orgoglio chi vuol lungo amore!” Ovidio preferisce le donne ai fanciulli, quando gli uomini del suo tempo non avevano questa particolare preferenza. “Portino insieme l’uomo e la sua donna/pari concorso al gaudio dell’amplesso./Odio l’abbraccio che non dà languore/all’uno e all’altra insieme. Ecco perché mi tocca meno amore di fanciullo./ C’è di più. Ovidio anticipa di molti secoli l’idea di quello che il modo comune di intendere il piacere. “Tu cura/di non volare a troppe gonfie vele/e abbandonarla, e terminar la corsa/prima di lei. Correte a fianco a fianco/fino alla meta. Il godimento è pieno/quando, vinti ad un tempo, e tu e lei,/soccomberete insieme.” Il terzo libro insegna alle donne le malizie per conquistare gli uomini. L’obiettivo è quello di mantenerne l’amore e legarlo a se lungamente. Le istruzioni riguardano le cure del corpo, quelle delle vesti, giochi, musica e danza e tutte le qualità che possono conquistare e tenere legato un uomo. “Null’altro insegno che l’amor lascivo,/la donna guiderò solo nell’arte/di farsi amare…/“Se potete ancora,/se ancora il vostro tempo è primavera,/godetevi la vita: a somiglianza/fuggono gli anni d’un fuggente rivo./L’onda che già passò più non ritorna,/più non ritorna l’ora che trapassa./Godetevi la vita: scorre rapida/ l’invida età, né mai quella che segue/è bella quanto già fu bella l’altra.” I consigli di Ovidio riguardano anche le posizioni dell’amore: quasi un “Kamasutra” latino. “Cerca/di conoscerti bene; usa posture /secondo le tue forme: non a tutte/ giova lo stesso modo. E tu supina/giaci, se hai bello il viso; offri le spalle/se le tue spalle piacciono…/Sulle proprie spalle/teneva Milianone d’Atalanta/le belle gambe. Se hai bella la gamba/ fa che così si veda. E tu cavalca/se sei piccina” Ma sono consigli rivolti alle donne, il che non poteva non scandalizzare l’imperatore Augusto che era impegnato in una campagna moralizzatrice, visti anche gli scandali che avevano coinvolto le donne della sua famiglia. E nello scandalo della ventisettenne nipote Giulia Minore, sposa di L. Emilio Paolo, venne coinvolto lo stesso Ovidio che fu mandato in esilio mentre a Roma, dalle biblioteche,furono tolti tutti i suoi libri. La composizione si conclude con la seguente frase: “Ci fu maestro Ovidio”, a sottolineare l’intento educativo. Il testo usufruisce della traduzione di Ettore Barelli, traduzione risalente agli anni cinquanta dello scorso secolo: “le sue ingenuità e le sue malizie innocue” – così si legge in una edizione Bur del 1977 – dimostrano “la validità di un poeta acuto interprete delle eterne debolezze umane.” Eva Cantarella, nella prefazione scrive: “Leggendolo oggi, quel che colpisce è la modernità con la quale Ovidio declina a suo modo i temi dell’etica sessuale romana. Pur condividendola, infatti, quando la sua sensibilità glielo dettava, ne dava un’interpretazione molto particolare, arrivando a dire cose a quei tempi poco inconsuete.”
Sommario: Prefazione di Eva Cantarella – L’arte di amare: Libro primo, libro secondo, libro terzo – Nota biografica
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