La frittata è fatta: con il riconoscimento russo dell’indipendenza dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, grazie al cuneo aperto dai carri armati russi in territorio georgiano 40 anni esatti dopo quelli che soffocarono nel sangue la “primavera di Praga”, si apre una nuova crepa nel diritto internazionale, sempre più “soft law”, incapace di gestire con un’efficace apparato sanzionatorio le prepotenze perpetrabili in ogni momento da vecchie e nuove potenze ai danni di Paesi più piccoli e meno dotati militarmente.
Leggiamo in quest’ultimo tassello una risposta allo “sgarbo” ricevuto dai russi qualche mese fa all’atto del riconoscimento “a cuor leggero” dell’indipendenza del Kossovo, con gli slavi serbi divenuti stranieri in casa loro. Appare un’escalation di strappi, provocazioni e precedenti in grado di generare focolai, tentazioni e scorciatoie nucleari in Paesi meno potenti con un ritorno dei venti di guerra, calda o fredda, che le generazioni più giovani non hanno vissuto, con il coinvolgimento emotivo di vecchie cariatidi nostalgiche dei tempi andati.
Oggi però non siamo nel secondo dopoguerra e neanche negli anni ’70 del xx° secolo e le novità nello scacchiere internazionale non soccomberanno dinanzi al “dejà vu” e ai vecchi protagonisti. Oggi Cina e India, che raccolgono il 40% della popolazione mondiale, nuove potenze internazionali, non potranno sottrarsi nel dire la loro e di trovare, insieme alle ragioni dello sviluppo, un soddisfacente livello di integrazione politica internazionale facendo proprie le ragioni dell’ambiente e dei diritti umani e del lavoro, come tutti i paesi democratici emancipati dalle necessità e dalle incombenze primarie economiche.
L’Unione Europea è oramai matura per dettare le proprie condizioni ed avanzare le proprie aspettative fuori da vecchie soggezioni, cuore pulsante e crocevia internazionale di culture e traffici commerciali, tra oriente ed occidente lungo le sponde del mediterraneo, con una moneta forte e dignitosa in grado di attutire le oscillazioni e le instabilità del dollaro ed in grado di costituire moneta di riferimento internazionale naturale per diverse transazioni, dal petrolio al gas.
Ci auguriamo che gli U.S.A., con le presidenziali imminenti, escano dalla crisi recessiva e riprendano tutta la credibilità che negli ultimi anni ha vacillato, grazie a governi che si sono imbarcati in avventure belliche in Medio Oriente, non condivise in larga parte dell’opinione pubblica statunitense e internazionale, a ragione visto e considerato l’ingente sacrificio in vite umane in Iraq, di numero in gran lunga superiore alle vittime dell’11 settembre alle Torri Gemelle.
L’O.N.U. è oramai un organismo pletorico, non in grado di far sentire la propria voce autorevole con risoluzioni super partes, inibito spesso e paralizzato da capricciosi e interessati veti esrcitati da potenze in virtù di privilegi scaturiti a ragione nel secondo dopoguerra, ma oggi assolutamente datati.
L’O.N.U. è ancora costretta ad ingoiare bocconi amari sull’altare dell’inciviltà pregiuridica delle logiche di potenza e delle armi.
Alla vigilia del rinnovo del Parlamento europeo urge una svolta, dall’Europa della burocrazia e della finanza alla rinascita del protagonismo politico, con una spinta decisa verso il rinnovamento e verso le ragioni dei popoli e dei territori, che contribuiscono a dare lustro e colore al vecchio continente, fuori da schemi obsoleti centralisti, guerrafondai e bipolari.
Francesco Attolico
presidente Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia –
attolico.dsepuglia@tele2.it

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