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Non sprecare il G20

di Enrico Cisnetto | 16 Ottobre 2011

Urgono scelte strutturali. Le quattro mosse che l’Europa deve fare per frenare la crisi. 

Più la crisi europea si fa grave e più diventa chiaro cosa occorre fare. Anche perché il crescente pericolo che salti l’eurosistema, e con esso la gran parte della banche continentali e di conseguenza le economie reali – con un avvitamento mondiale per via del sicuro coinvolgimento nel disastro degli Stati Uniti – rende evidente che gli interventi tampone, o anche quelli importanti ma non radicali, non servono a nulla. Un po’ come le manovre tutte congiunturali, e per di più recessive, fatte in Italia nel tentativo, inutile e sbagliato, di azzerare il deficit.

Dunque, scarnificando, si possono ridurre a quattro le mosse che l’Europa deve fare: le prime due sono di freno immediato alla crisi, le altre puntano alla soluzione strutturale dei problemi. Ma tutte queste decisioni devono essere prese contemporaneamente, e subito. Quelle di blocco della crisi riguardano due interventi: di sostegno ai paesi esposti al pericolo della pressione speculativa sui titoli di Stato, misurato dagli spread, e di salvataggio (possibilmente preventivo, per evitare nazionalizzazioni) delle banche di tutti i paesi, compresi quelli forti, che come ha ben chiarito Trichet non sono affatto esenti da rischi e rappresentano il vero motivo che dovrà spingere tutti, Germania compresa, a convergere. Finora il rimpallo delle responsabilità ha bloccato tutto, ma così non se ne esce.

Sia chiaro, capisco il cittadino tedesco che si chiede perché mai dovrebbe pagare una parte dei debiti della Grecia o degli altri paesi in pericolo. Capisco meno, anzi non capisco per niente, i leader tedeschi – signora Merkel in testa, cui evidentemente manca molto la forza politica che le dava la Große Koalition – i quali sanno benissimo che se salta Atene, o tanto peggio Madrid e Roma, salta anche Berlino. La cosa è macroscopicamente evidente per quanto riguarda il sistema bancario, che rischia un cortocircuito continentale non senza aver prodotto un disastroso credit crunch che a sua volta creerebbe recessione. Qui occorre uscire da un balletto a tre, privati-governi-Bce, paralizzante.

Non più tardi di 48 ore fa Barroso ha proposto che per la ricapitalizzazione delle banche prima si devono trovare risorse private – dimenticando che chi era in condizioni di aumentare il capitale già lo ha fatto – poi chiedere l’intervento dei governi e solo come ultima istanza ricorrere al fondo Efsf. A parte che andrebbe specificato se il fondo salva-stati deve intervenire anche sulle banche – io credo sia necessario – ma soprattutto se deve usare solo la dotazione data dai governi (quella attuale o di più?) o usare la leva della Bce, in tutti i casi è chiaro che se fossero vere le cifre sbalorditive che circolano su quanti soldi necessitano per sistemare il patrimonio del sistema bancario europeo – per esempio, Hsbc stima da un minimo di 98 a un massimo di 192 miliardi (di cui tra 26,8 e 45,3 miliardi la quota italiana) – allora l’intervento dei governi tramite Efsf, ancor meglio se nel frattempo trasformato in Esm (fondo europeo di stabilità), sarebbe assolutamente indispensabile.

Così come lo è, necessario, per i paesi in pericolo. Su questo concordo pienamente con Nouriel Roubini: “serve uno spartifuoco” che metta in sicurezza Italia e Spagna, creabile solo con un “massiccio ampliamento” del fondo Efsf, trasformato in un bazooka attraverso il meccanismo della leva finanziaria. Roubini sostiene che gli attuali 440 miliardi basteranno solo fino alla fine dell’anno e che quindi di miliardi ne servono ben duemila.

Una cifra che solo con la primaria e convinta iniziativa della Germania si può raggiungere. Ma quello che l’economista turco non dice è che per fare questo passo occorre una preventiva scelta politica di fondo: il sì alla creazione degli Stati Uniti d’Europa, quella che io considero la prima delle due scelte strutturali che vanno fatte subito. È come la discussione sugli eurobond: si può essere d’accordo sullo strumento, ma è evidente che senza un vero governo europeo si tratta di una scelta inattuabile. Anche perché altrimenti ci troveremo sempre una Slovacchia qualsiasi pronta a votare contro usando quel diritto di veto che l’attuale meccanismo dell’unanimità regala a ciascun membro del club europeo. A quanto pare anche Obama ha chiesto alla Merkel nei loro recenti colloqui di attivare subito il processo di unificazione politico-istituzionale, se non di tutti i 27 paesi almeno di quelli dell’euro.

Ed è probabile che la paura di contagio che gli Usa hanno spingerà il presidente americano a triangolare anche conla Cina questa (salutare) pressione. E qui ecco la grande occasione per la seconda scelta strutturale che occorre mettere in campo. Occorre che l’Europa approfitti della paura americana per imporre a Obama quella riforma del sistema finanziario (limitazione degli strumenti derivati e del loro uso) e del sistema bancario (ritorno alla separazione tra banca commerciale di breve termine e banca d’affari di medio-lungo) che o è planetaria o non è. Il G20 di Cannes, in programma a inizio novembre, è l’occasione giusta. Difficile? Maledettamente. Ma non c’è alternativa.

Pubblicato in : Primo pianoTag: cortocircuito, crisi, europa, freno, g20, germania, grecia, madrid, merkel, stati uniti

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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