
Elezioni subito, senza se e senza ma. Se il Governo cade, e ovviamente deve cadere in Parlamento, non resta altro che tornare davanti al corpo elettorale, dichiarando cosa si vuole fare e con chi. Quanti fanno pressioni su Berlusconi perché si dimetta puntano ad altro, alla vecchia soluzione di un governo tecnico o di transizione. E giustificano la posizione sostenendo che la gravità del momento impone un’assunzione generale di responsabilità. Che la situazione sia tale da richiedere più responsabilità da parte di tutti, è evidente. Ma come sempre le parole nascondo innumerevoli significati. Per alcuni, chi punta al governo tecnico, “assunzione generale di responsabilità” vuol dire che tutti devono stare al governo insieme, per altri, e noi fra questi, significa che tutti, nell’ambito dei ruoli loro assegnati dagli elettori, devono farsi carico dei problemi del Paese e mettere da parte il proprio interesse di parte. Fra l’altro ci sembra che questa sia anche la posizione del Presidente Napolitano. Partiamo da un dato di fatto. Il programma delle cose da fare da qui alla fine della legislatura ed oltre c’è già. L’ha scrittola Bce. Proviamoa ricapitolare per sommi capi: pareggio di bilancio da raggiungersi con tagli alla spesa, riforma delle pensioni di anzianità, riduzione dei costi del pubblico impiego anche attraverso la riduzione degli stipendi, riforma della contrattazione salariale, riforma della disciplina dei licenziamenti, liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e delle professioni, rigidi controlli sulla spesa degli enti locali, eliminazione dei livelli amministrativi intermedi. In pratica tutto quello che avrebbe dovuto fare Berlusconi in questi ultimi 20 anni e non ha fatto. C’è qualcuno che è pronto a credere, anche solo in via teorica, che tutto questo, o parte di esso, potrebbe essere fatto da un governo che va dal Pdl a Vendola passando per Casini? Per questo la cosa migliore, se cade questo governo, è quella di andare al voto. Ma ad alcune condizioni. La prima è quella di rivedere la legge elettorale e come minimo reintrodurre le preferenze. Le liste bloccate hanno dimostrato tutti i loro limiti e anche di più. La gente deve poter scegliere chi mandare in Parlamento. Seconda condizione, indicare la maggioranza e il Presidente del Consiglio. Terza, dire con chiarezza se l’elenco fatto dalla Bce va bene o no. uesto dal punto di vista politico istituzionale. C’è una quarta condizione Q Questo dal punto di vista politico istituzionale. C’è poi una quarta condizione, che attiene però al comportamento dei singoli partiti. La diciamo sotto forma di auspicio. Bisogna rinnovare il personale politico. Basta con gli uomini buoni per tutte le stagioni. Non se ne può più.

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