Leggiamo sul Corriere della Sera una chiamata alle armi, firmata Barbara Palombelli, a proposito della presenza delle donne in politica.
A parte l’esilarante – certo involontario – umorismo nel ricordare la firma del programma dell’Unione, rito celebrato da soli uomini, come se suo marito non fosse fra quelli, e comunque quella mattina fosse invece andato a firmare convinto di trovarsi in un conclave femminile e femminista, non ci convince nulla, ma proprio nulla, di quanto la signora Rutelli scrive.
L’esaltazione della proposta della Pollastrini sulle Pari Opportunità da garantire alle donne, permettendo loro di fondare partiti solo femminili per pareggiare il conto con quelli solo maschili, se non fosse demenziale sarebbe un perfetto soggetto per una commedia all’italiana della miglior specie. Ed il riferimento a Segolène Royal come luminoso esempio da seguire, proprio non regge. Vediamo perché.
L’assenza ormai quasi totale delle donne in politica, è il risultato di una precisa volontà dei partiti, di qualunque colore e spessore, che hanno impegnato le loro migliori energie nel tentativo, riuscitissimo, di tenere le donne lontane dall’attività politica, salvo fungere da generose agenzie di ricollocamento di soubrette disoccupate e di pseudo attrici fallite, le uniche, a quanto pare, insieme alle mogli di politici di lungo corso, in gradi di rappresentare le italiane in Parlamento. La risposta a questa volontà di esclusione non sta nel creare partiti di sole donne, come i club femminili ed i circoli del cucito: veri e propri ghetti rosa nei quali chiudersi, e farsi rinchiudere, col benestare dei politici maschi, per dirsi fra noi quanto siamo belle, buone ed ingiustamente discriminate. I partiti di sole donne non servirebbero assolutamente a nulla, se non a creare l’ennesimo alibi per una sconfitta annunciata. La battaglia va combattuta quotidianamente, usando i mezzi mediatici a disposizione – e la signora Palombelli è una privilegiata, avendo spazi tanto sul Corriere della Sera che nel Tg5 – per chiedere, ogni santo giorno, conto a tutti i partiti delle loro scellerate scelte. Perché avete scelto “quelle” candidate? In base a quali criteri? E chi dovrebbero rappresentare? Un simile martellamento, produrrebbe risultati, e qualche sano sputtanamento, che costringerebbero alla fine lorsignori e padroni della politica quanto meno a considerare un cambiamento di rotta. E, per piacere, non citiamo la Royal a sproposito: lei si è candidata alle primarie interne al suo partito, non si è creata un partito su misura che la votasse. Ha sfidato due avversari uomini ed ha vinto. Per la Presidenza sfiderà un altro uomo, e si vedrà come si orienteranno gli elettori, ma indubbiamente sarà una sfida alla pari, non combattuta dall’interno di una riserva. Chi sceglie di stare “dentro” è sempre prigioniero di qualcosa o di qualcuno. Vediamo invece di stare fuori – dai luoghi comuni, dalle idee demenziali, dai recinti di tutti i generi, dalle etichette e dalle distinzioni di genere. E quel “organizziamoci, ragazze” che conclude l’articolo della Palombelli, lasciamolo per la lezione di aerobica. Ma ragazze a chi, che a momenti diventiamo nonne?!
Chiara Boriosi

Posto che Wladimiri il pisellino ce l’ha, quindi ha a disposizione comodi orinatoi, mentre non mi risulta non abbia alcuna fessura del….salvadanaio, ma solo la luxuria! soprannome che è tutto un programma. W. le donne impegnate e preparate!
Cara Boriosi,
hai proprio ragione non ci sono parole per descrivere la schioccherellaggine giuliava della Uliva Giuliva Palombella Rossa.
A parte l’esilarante – certo involontario – umorismo nel ricordare la firma del programma dell’Unione, rito celebrato da soli uomini, come se suo marito non fosse fra quelli, e comunque quella mattina fosse invece andato a firmare convinto di trovarsi in un conclave femminile e femminista, non ci convince nulla, ma proprio nulla, di quanto la signora Rutelli scrive.
Lei è un bene comico nazionale, la Palombella Rossa. Se al Corrierone non ci fosse, per fare ridere i lettori, Mieli dovrebbe inventarla. Invece ce l’ha già bell’e pronta…… anzi prontissima.
Ciao ciao e complimenti da Giuliana D’Olcese
Scusate, ma vale lo stesso discorso fatto per Deaglio. Vi sembra che la Palombelli sia una di cui parlare? Antonio Dani
Ci sono donne in politica. Ma sono mogli o parenti di politici ,il che denota solo una forma importante di nepotismo. Altrimenti , lo sforzo di richiamarsi alle quote rosa lo si può vedere anche come uno sforzo dei maggiorenti di partito ,messo in piedi per alimentare la rappresentanza ed il consenso dell’elettorato. Sforzo ,evidentemente però ,scarsamente apprezzato. Il partito di sole donne appare certo abbastanza risibile ,anche perchè tende a nascondere che la vera spinta ed attrazione , per l’elettore,non è comunque il sesso , ma la personalità e le idee . Individuata la personalità ,andiamo pure a guardare se porta gonna o pantaloni….anche se -di questi tempi – tale approfondimento può riservare…brutte sorprese! E dispute accessoriali!
Caro Gino, a parte che la mia notoria incapacità ad ogni attività sportiva mi renderebbe assolutamente incapace di andare in tandem, cosa ci vedi di così meritevole in un Partito delle donne, a parte il proporsi come autorevole oggetto di tutte le barzellette prossime venture?! Ma vogliamo mettere i partiti – tutti – di fronte alle loro responsabilità? Ma sappiamo che questa legislatura è quella che vede il più basso numero di deputate dalla nascita della Repubblica italiana ad oggi? Ma vogliamo dire che le candidate alle elezioni non vanno cercate al Bagaglino ma nella vita vera, quella dove le donne studiano, lavorano, si impegnano con fatica e sacrificio ogni giorno, contribuendo al benessere di questo Paese?! Eppure, a voler cercare, delle donne in gamba capaci di convincere l’elettorato femminile si troverebbero, e ci scommetto che non andrebbero in Parlamento a litigare sull’uso del bagno con Luxuria…
Nel continuare il dibattito, in tandem con Chiara Boriosi, sulle “quote rosa”, rispetto alle quali continuo a non avere un’idea definitiva, continuo a intrecciarlo con il dibattito, sempre noioso, sul Partito Democratico.
Non che lo stesso non ci fa dormire la notte, ma dal pulpito da dove è arrivata la proposta un sospetto ci nasce spontaneo.
Il dibattito noioso sul Partito Democratico accusa, un giorno si e l’altro pure, di tentativi, neppure molto celati e pertanto molto divertenti, di dirottare l’attenzione politica su altro perché le difficoltà sono superiori al previsto e le stesse inducono a rinviare il tutto. Su questo rinvio continuo ho una tesi che meriterà un altro intervento e non qui se non altro in omaggio alla Palombelli che merita tutta l’attenzione.
Oggi mi dico: ma tra i tanti partiti, movimenti groppuscoli ed altro nati e subito sepolti o nati solo a tavolino nella c.d. “seconda repubblica” è possibile che nessuno abbia mai pensato ad un meritevole “Partito delle Donne”? Ci volevano la Palombelli e la Pollastrini? E perché proprio ora?
Ogni commento lo affido alla Vs intelligenza.
Solo un precedente nella mia memoria: elezioni fa, forse il 2004 dunque non molto tempo fa, il centrosinistra presentò a Napoli una lista di sole donne (capeggiata dalla oggi Senatrice Carloni, moglie del più conosciuto Bassolino, una delle mogli dei politici di lungo corso e perciò senatrice) e fu un disastro elettorale!
Concordo che nessun collegamento può avere questo “partito della Palombelli/Pollastrini” con Segolène Royal che i voti, almeno finora nelle primarie, li ha conquistati sul serio.
Gino Di Maro