Fummo molto critici con Napolitano quando venne eletto alla presidenza della Repubblica. Ci pareva poco all’altezza dei tempi che avremmo vissuto la sua vita politica trascorsa dentro il PCI.
Ci sembrava che avesse passato tutta la sua vita ad adeguarsi alla superiore ragione di partito, anche quando era chiaro che ne ravvisava gli errori. Insomma, non aveva, fino ad allora dimostrato coraggio. Nemmeno quando aveva ricoperto un alto incarico istituzionale come la presidenza della Camera, senza fare niente per difenderla dagli abusi dei magistrati ai tempi di Tangentopoli.
Di tutto ciò eravamo e siamo convinti e lo scrivemmo. Forse un po’ troppo veementemente.
Lelio Lagorio, con il solito garbo da gran signore, scrisse a Pensalibero e ce lo fece notare. “Aspettate e vedrete che Napolitano sarà un buon Presidente” ci disse in sostanza Lagorio.
Oggi ci fa piacere riconoscere che il suo amichevole ammonimento era fondato. Il Presidente Napolitano conquista ogni giorno di più la fiducia degli Italiani in qualsiasi schieramento essi si ritrovino.
Quando parlò della tragica repressione della rivoluzione di Budapest in occasione del cinquantesimo anniversario, non ci scaldammo troppo. Ammissione tardiva la sua e, in ogni caso, non ci voleva un gran coraggio ormai ad ammettere l’evidenza.
Ma le sue due ultime “esternazioni”, sulle Foibe e sulla democrazia che non si realizza nelle piazze e attraverso i cortei, ma nelle Istituzioni elettive e attraverso i liberi dibattiti, queste si, denotano coraggio e grande senso politico.
Il settennato di Napolitano sembra così prendere le distanze da quelli di molti dei suoi predecessori: che in abbondanza erano adusi ad ammannire retorica vuota, qualche reticenza, interferenze al limite del dettato costituzionale e decisioni non sempre sagge.
Per il coraggio di parlare alla gente senza necessariamente lisciare il pelo e per la lettura sobria e corretta della nostra storia, Napolitano si è incamminato nel solco del primo presidente socialista della nostra repubblica, Giuseppe Saragat, che non ebbe timore ad ammonire sul pericolo degli “opposti estremismi”, sfidando la canea della sinistra extraparlamentare e di quella comunista che ancora si attardava a riconoscere il solo terrorismo di destra.
Sarebbe di grande giovamento alla nostra democrazia che in questo solco di sobrietà e grande correttezza costituzionale l’attuale inquilino del Quirinale si mantenesse anche nell’esercizio dei suoi poteri. Per ora, occorre riconoscere che lo ha fatto. Il rinvio alle Camere di Prodi, piaccia o non piaccia, è costituzionalmente ineccepibile.
Napolitano nel solco di Saragat
Il SUO settennato sembra prendere le distanze da quelli di molti dei suoi predecessori: che in abbondanza erano adusi ad ammannire retorica vuota, qualche reticenza, interferenze al limite del dettato costituzionale e decisioni non sempre sagge.

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