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Muoia Sansone con tutti i filistei!

Ad ascoltare certi organi di informazione europei e i loro opinionisti, sembrerebbe proprio di sì: gli intelligenti stanno a sinistra e gli ignoranti a destra. Una divisione quasi naturale, data per scontata e ripetuta con una sicurezza che, alla fine, dovrebbe far nascere qualche dubbio. Certo, quando si evocano il nazismo e il fascismo, le immagini che tornano alla mente sono raccapriccianti. Non sono parole innocue e non possono diventarlo. Ma proprio per questo bisognerebbe usarle con cautela, evitando di trasformarle nell’etichetta da appiccicare a ogni posizione che non ci piace.

di Angelo Santoro | 23 Settembre 2026

Ad ascoltare certi organi di informazione europei e i loro opinionisti, sembrerebbe proprio di sì: gli intelligenti stanno a sinistra e gli ignoranti a destra. Una divisione quasi naturale, data per scontata e ripetuta con una sicurezza che, alla fine, dovrebbe far nascere qualche dubbio. Certo, quando si evocano il nazismo e il fascismo, le immagini che tornano alla mente sono raccapriccianti. Non sono parole innocue e non possono diventarlo. Ma proprio per questo bisognerebbe usarle con cautela, evitando di trasformarle nell’etichetta da appiccicare a ogni posizione che non ci piace. E allora la domanda è inevitabile: possibile che gli intelligenti siano tutti a sinistra e gli ignoranti tutti a destra? Possibile che tra coloro che preferiscono una guida all’inglese non ci sia nemmeno una mente illuminata capace di parlare, spiegarsi e spiegarci le ragioni della propria scelta? Qualcuno che possa essere ascoltato e magari applaudito per le sue argomentazioni educate, anziché essere immediatamente relegato nel vicolo buio dell’informazione? Perché il sospetto, alla fine, è proprio questo: che non conti soltanto ciò che si pensa, ma anche da quale parte lo si pensa. A sinistra sembra esserci sempre il sole, il paradiso delle vergini, il luogo dove ognuno può salire in cattedra e pontificare, spesso interrotto da scroscianti applausi. Dall’altra parte, invece, pare che prima ancora di parlare si debba dimostrare di essere culturalmente presentabili. Ma una democrazia non dovrebbe funzionare così. Il cittadino non deve superare un esame di cultura politica per avere diritto al proprio voto. Può sbagliare, può essere contraddittorio, può cambiare idea. Può perfino fare una scelta che a noi sembra incomprensibile. Ma quella scelta va capita, discussa, eventualmente contestata. Non semplicemente derisa. Ed è qui che nasce il paradosso. Mentre ci si preoccupa, giustamente, dei pericoli che possono minacciare la democrazia, si rischia di non vedere un’altra cosa: una parte dell’elettorato si è allontanata proprio perché non si sente più ascoltata. La classe media impoverita, chi vede restringersi il proprio spazio economico, chi teme per il lavoro, chi non riconosce più nei partiti tradizionali un interlocutore disposto ad ascoltarlo, può trasformare la propria delusione in voto di protesta. E quel voto non dice necessariamente: “Voglio loro”. A volte dice soltanto: “Non voglio più voi”. È una differenza enorme. I sondaggi – più ancora dei numeri, almeno fino a quando non saranno le urne a parlare – sembrano raccontare questa inquietudine. Ma liquidarla come ignoranza o arretratezza culturale potrebbe essere il modo migliore per alimentarla. Forse è arrivato il momento di domandarsi se una parte della sinistra non sia diventata così sicura della propria superiorità culturale e morale da non accorgersi più di ciò che accade fuori dalle proprie stanze. Se non abbia finito per considerare il dissenso non come una voce da ascoltare, ma come un errore da correggere. E quando milioni di cittadini si sentono continuamente corretti, spiegati, giudicati, prima o poi possono reagire. Non necessariamente perché abbiano trovato una nuova fede politica. Talvolta semplicemente perché vogliono mandare un conto a chi non li ha ascoltati. È questo il punto più inquietante: che il voto possa trasformarsi da scelta in rivalsa, da speranza in protesta, da “voglio che vincano i miei” a “voglio che perdano loro”. E allora la domanda non dovrebbe essere soltanto perché tanti elettori guardino a destra. Dovremmo chiederci anche perché tanti di loro abbiano smesso di guardare a sinistra. Forse la responsabilità non è tutta degli “ignoranti”. Forse anche quegli incipriati senza terra, così convinti di conoscere la strada giusta per tutti, dovrebbero chiedersi se non abbiano contribuito loro stessi ad allontanare una parte dell’elettorato. Perché quando un cittadino arriva a pensare che tanto vale mandare tutto all’aria, non siamo più soltanto davanti a una normale competizione politica. Siamo davanti a una frattura. E una democrazia dovrebbe preoccuparsi di ricucirla, non di stabilire chi sia più intelligente. Altrimenti resta soltanto il grido antico, quello di chi, non avendo più nulla da perdere, decide che se deve cadere qualcuno, tanto vale che cadano tutti: muoia Sansone con tutti i filistei.

Angelo Santoro

Pubblicato in : Editoriale

Info Angelo Santoro

Angelo Santoro è un giornalista e scrittore. Editorialista di “Avanti Online”

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