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Monte dei Paschi, UE, BCE: così non va

L’Italia, di fronte ad uno sconquasso finanziario generale, avrebbe una sola via d’uscita: azzerare d’imperio il valore del suo debito pubblico pari a 2.250 miliardi debito, spalmato per oltre il 50% tra banche ed assicurazioni del mondo intero. Ma questo, ovviamente, è uno “sbocco teorico e di pura fantasia” non auspicato ed anzi contrastato dalle istituzioni europee a livello politico ed economico-finanziario.

di Sàntolo Cannavale | 10 Luglio 2016

Unione Europea banco-centrica, più incline alla cura delle faccende finanziarie e meno propensa a salvaguardare i cittadini più deboli nella scala sociale! D’accordo: questa è visione sacrosanta ed inattaccabile! Si dà il caso però che la banca italiana Monte dei Paschi di Siena stia affondando sotto i colpi della speculazione che, piaccia o non piaccia, fa il suo mestiere.

E la speculazione, oserei dire il mercato, decide le sue mosse prendendo atto dei numeri offerti in pasto alla pubblica opinione (crediti deteriorati, capacità di produrre reddito, posizionamento internazionale, numero di punti operativi e di dipendenti, ecc.) ma valutando anche le intenzioni e gli interventi della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea (BCE). Quest’ultima in particolare freddamente consiglia – nei fatti impone – alla banca senese di tagliare dieci miliardi di euro dei suoi “crediti sofferenti” ed incassabili, magari parzialmente, mediante estenuanti procedure giudiziarie.

Quanto innanzi, senza tener conto delle difficoltà del contesto politico, economico, finanziario, in parte non irrilevante provocate (anche) da decisioni ed interventi di Commissione Europea e BCE. Vengo al dunque. La BCE non può pretendere che il Monte Paschi, sotto il peso delle sue criticità, in fase di restringimento ed efficientamento del suo ambito operativo, con l’annientamento o quasi degli utili rivenienti dai Buoni del Tesoro in portafoglio, possa dalla sera alla mattina disfarsi di crediti in sofferenza sulla cui acquisizione a prezzi stracciati tanti “avvoltoi” cercano di fare la loro fortuna economica.

La BCE si è trincerata dietro l’allentamento quantitativo (quantitative easing), soluzione con esperienza e marchio USA, puramente cervellotica nell’applicazione europea, dannosa e fuorviante, che teoricamente è orientato ad alleviare il peso degli oneri finanziari dei Paesi UE ultraindebitati. In concreto, però, sta massacrando istituti di credito ed assicurazioni e, di fatto, sta buttando fuori dal mercato banche del tipo e del calibro di Monte dei Paschi di Siena.

Non tratto qui delle posizioni di singoli amministratori e dirigenti che hanno provocato coscientemente danni alle loro banche. Per questo si chiede l’azione della magistratura che deve intervenire a proposito, condannando e recuperando il mal tolto.

La BCE ha attualmente la supervisione e la responsabilità delle maggiori banche dell’Unione Europea e non può atteggiarsi a maestrina diligente, prefigurando scenari di guerra e imponendo di fatto grandezze patrimoniali di bilancio in grado di fronteggiare l’eccezionalità dei disastri a venire.

A questo punto della situazione, con il valore del titolo azionario MPS precipitato da 1,75 euro a 27 centesimi di euro, se la BCE ritiene questo istituto di credito, come suol dirsi, troppo grande per fallire – to big to fail – e probabilmente capace di produrre danni sistemici, deve intervenire velocemente ed incisivamente per stroncare una deriva finanziaria che, al pari di quanto registrato nella vicenda greca, può trascinare con se l’intera struttura comunitaria, sistema finanziario in primis.

Basti notare che la caduta del Monte Paschi comprometterebbe in via diretta la normale agibilità del Tesoro italiano, vista la quantità di titoli di Stato posseduti dall’istituto senese. Non sarebbe improbabile un’implosione dello Stato italiano che già oggi fa fatica a piazzare titoli che, specie per le scadenze brevi e medie, “offrono” un rendimento negativo o quasi. Si potrebbe dire che lo Stato italiano, oggi come oggi, chiede un premio in denaro in cambio del “privilegio” del possesso dei suoi Buoni ordinari e poliennali del Tesoro.

Credo, pertanto, sia opportuno e non rinviabile l’intervento diretto della BCE mediante, ad ipotesi, la sottoscrizione di obbligazioni convertibili in azioni del Monte Paschi Siena. Questa operazione potrebbe anche essere realizzata dal Tesoro italiano sotto la regìa di Commissione e Banca Centrale Europea.

Credo che, allo stesso tempo, debba essere nominato un amministratore delegato di fiducia della BCE, italiano o non italiano poco importa, magari supportato da un nuovo consiglio di amministrazione rispondente ai nuovi obiettivi aziendali di messa in sicurezza e rilancio dell’azienda bancaria senese.

In tal modo la BCE stroncherebbe gli appetiti della speculazione (all’opera già da mesi) e darebbe un messaggio diretto e chiaro sulla sua volontà di salvaguardare il Monte Paschi e con esso gli interessi di risparmiatori, obbligazionisti, azionisti, rafforzando la credibilità dello Stato italiano – trattandosi nello specifico di banca italiana – e dell’Unione Europea nel suo complesso.

Con ciò eviterebbe anche di rendere le banche italiane, e non solo italiane, facili prede di speculatori/investitori a vario titolo interessati (fondi sovrani cinesi, arabi, russi, ecc.) ed evitando di dar credito e forza a quanti vedono nella caduta del Monte Paschi e in generale delle grandi banche italiane ed europee la conferma, più o meno esplicita, del tempismo e della lungimiranza degli inglesi svincolatisi (salvo verifica della validità e portata del referendum del 23 giugno 2016) da una compagine europea che fa di tutto per mettere i bastoni fra le ruote a banche, imprese e cittadini.

Adesso o mai più! Vi sono situazioni e momenti della storia nei quali pontificare e tergiversare non aiuta a costruire e, al contrario, finisce per mettere in discussione e distruggere quanto di buono, o meno buono, è stato realizzato in precedenza.

La Gran Bretagna ed altri soggetti (…) festeggerebbero per la loro presunta capacità di visione e pronta reazione rispetto alle “sviste” dell’Unione Europea e, nella migliore delle ipotesi, potrebbero approfittare della sua transitoria debolezza, favorendo l’assorbimento a prezzi di svendita dei capisaldi dell’intero sistema bancario e finanziario.

Convince poco, anzi non convince per niente, il rialzo degli indici di borsa europei, borsa milanese compresa, registrato oggi venerdì 8 luglio 2016. Non convince, in particolare lo strappo all’insù dell’indice relativo ai titoli del settore bancario, dopo giorni e giorni di violenti saliscendi e di crescenti volumi scambiati.

Al contrario, questa circostanza di fine settimana conferma ancora di più la sensazione che la speculazione ha individuato punti deboli in quanto a settori (quello bancario in particolare) ed in quanto ad entità statali (il nostro Paese in particolare).

Da qui l’auspicio di interventi tempestivi e credibili per tamponare le falle del sistema finanziario europeo ed in particolare quelle del nostro sistema Paese. Osservo al riguardo che l’Italia, di fronte ad uno sconquasso finanziario generale, avrebbe una sola via d’uscita: azzerare d’imperio il valore del suo debito pubblico pari a 2.250 miliardi debito, spalmato per oltre il 50% tra banche ed assicurazioni del mondo intero. Ma questo, ovviamente, è uno “sbocco teorico e di pura fantasia” non auspicato ed anzi contrastato dalle istituzioni europee a livello politico ed economico-finanziario.

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministratore delegato, amministrazione, banca centrale, banca centrale europea, banca italiana, banche, bce, borsa, buoni del tesoro, commissione, commissione europea, consiglio di amministrazione, danni, debito pubblico, euro, finanziaria, fine settimana, gran bretagna, istituti di credito, istituzioni europee, magistratura, mercato, mondo, mondo intero, Monte dei Paschi di Siena

Info Sàntolo Cannavale

Laureato in Economia e Commercio, vanta una grossa esperienza nell’ambito bancario. Ha scritto numerosi articoli a sfondo economico-finanziario. Nel 1992 ha pubblicato “Bot, Cct, Btp: Chi salderà il conto? Debito pubblico e riforme elettorali. Crisi dell’Est europeo e riflessi sull’economia italiana”.

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