Nel documentario, le parole e gli interventi della figlia e dell’ultima compagna, danno risalto all’uomo oltre che al maestro.

Diviso in 5 capitoli: Mestiere, Origini, Confidenze, Ridere e Politica racconta in una lunga chiacchierata, ripresa con la camera a mano, una giornata passata con Monicelli, attraverso le sue parole e gli interventi di chi gli era stato accanto sul set, attraverso spezzoni dei suoi film, attraverso le parole /rivelazione relative ad un suo film, girato con un altro nome, nei suoi primi anni a Viareggio e del quale restano solo pochi fotogrammi.
Amava definirsi “un mestierante” quello che a tutti gli effetti è stato un maestro di cinema, sminuiva anche gli eventi che avevano segnato la sua vita, sia affettiva che lavorativa, passava per misogino e maschilista ma in “Speriamo che sia femmina” è un maestro e un fine conoscitore quello che esplora l’universo femminile.
Nel documentario, interamente girato a Roma, quartiere Monti, dove Monicelli abitava, le parole e gli interventi della figlia e dell’ultima compagna, danno risalto all’uomo oltre che al maestro.

Sono d’accordo con te. Vorrei vedere il suo ultimo film ” Le rose del deserto”, quando uscì nelle sale dopo due giorni fu tolto. Mi parve e mi pare un ottimo segno che quel film deve essere ottimo.
Di Monicelli ho sempre avuto grande ammirazione. In occasione della biennale di Venezia, quando era presidente, criticò e mise alla berlina un film su Aldo Moro. Aveva ragione di farlo perché un certo cinema italiano non meritava essere, diciamo così, aiutato. Al solito fu caustico e credo gli fu rimproverato. Ora le chiedo aiuto: mi pare che il suo ultimo film fu boicottato da tanta misera gente che il vento spazzerà via al primo raffreddore.
Non dobbiamo lasciarci abbattere dall’invidia rabbiosa di chi è” piccolo” di testa e di cuore. Monicelli è stato un grande maestro, era caustico ma sincero, era severo con tutti ma soprattutto con se stesso ed è questo che fa grande un Uomo, artista o no che sia.