
La costruzione di Valute digitali di Banca centrale (CBDC) sta guadagnando rapidamente slancio su scala globale. Secondo le recenti rilevazioni dell’Atlantic Council, ben 130 Paesi rappresentanti il 98% del Pil globale starebbero attivamente esplorando la possibilità di adottare una CBDC (Figura 1). Fra i Paesi del G20, ben 19, con la significativa eccezione degli USA, avrebbero già avviato una fase progredita di sviluppo, a dimostrazione della consapevolezza diffusa dell’importanza strategica di questa innovazione.
Figura 1 – La marea montante delle CBDC
Numero di progetti di monete digitali di banca centrale nazionali per stadi di sviluppo

L’ultimo sondaggio della Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI) mostra come oltre il 70% delle banche centrali nazionali si stia focalizzando sullo sviluppo di CBDC retail (“al dettaglio”) da mettere a disposizione di famiglie e imprese per le transazioni quotidiane. A differenza di altri mezzi di pagamento privati (come, ad esempio, i depositi bancari), si tratterebbe di un credito vantato direttamente nei confronti della banca centrale anziché verso una istituzione finanziaria privata. Come abbiamo già avuto occasione di argomentare in questa sede, oltre a migliorare l’efficienza del sistema dei pagamenti, lo sviluppo di CBDC mira anche, e forse soprattutto, a preservare uno spazio per la moneta pubblica nei pagamenti quotidiani, mitigando il rischio di una sua perdita di rilevanza nell’era digitale. Va in questa direzione, ad esempio, il progetto dell’euro digitale per il quale la BCE ha annunciato ufficialmente il passaggio alla fase di investigazione lo scorso 18 novembre.
Vale la pena, tuttavia, spostare l’attenzione sui progetti di CBDC wholesale (“all’ingrosso”), ossia sulle monete digitali di banca centrale concepite per effettuare transazioni di importo elevato fra banche, banche centrali o altre istituzioni finanziarie. Sebbene siano attualmente meno diffuse e ad uno stadio meno avanzato di sviluppo, infatti, le CBDC wholesale potrebbero avere un impatto notevole sul sistema dei pagamenti transfrontalieri, con implicazioni a cascata per gli equilibri del sistema monetario internazionale.
Il groviglio dei pagamenti transfrontalieri
Attualmente, le transazioni internazionali si basano principalmente su infrastrutture private che operano attraverso accordi bilaterali tra grandi banche commerciali (“correspondent banking”). Per comprendere meglio il funzionamento del sistema e le sue implicazioni geopolitiche, può essere utile un confronto con il sistema dei pagamenti interno a un Paese. Semplificando, quest’ultimo può essere rappresentato come una struttura piramidale a tre livelli. Alla base del sistema vi sono famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni, ossia i soggetti che effettuano pagamenti al dettaglio. La parte preponderante dei pagamenti in Europa avviene ancora in contanti, attraverso il trasferimento diretto di monete e banconote: una parte crescente, però, è effettuata mediante moneta elettronica, ossia, in ultima istanza, attraverso conti correnti bancari (Figura 2).
Figura 2 – Crescita dei pagamenti digitali
Quota dei pagamenti al dettaglio

Ecco, allora, che entra in gioco il secondo livello: quando Aldo paga Beatrice 100 euro in moneta elettronica, il pagamento si perfeziona con l’addebito del conto bancario di Aldo presso la banca A e l’accredito del conto di Beatrice presso la banca B. Ora, poiché i “soldi” che ha ottenuto Beatrice non sono altro che un credito nei confronti della banca B, quest’ultima accetterà di accollarsi tale debito soltanto se contestualmente le viene riconosciuto un credito nei confronti della banca A (la quale avrà ridotto in misura equivalente il suo credito nei confronti di Aldo, ossia il saldo del conto di quest’ultimo). In altre parole, il pagamento elettronico da Aldo a Beatrice genera un credito della banca B nei confronti della banca A. Il che ci porta al terzo livello: l’esposizione di B nei confronti di A deve essere saldata, non istantaneamente per ogni singolo pagamento bensì in blocco per un insieme di transazioni, poniamo su base giornaliera. Questi pagamenti “all’ingrosso” fra le banche sono effettuati utilizzando un’apposita forma di moneta che è la moneta di banca centrale: in sostanza, alla gerarchia fra attori corrisponde quella fra tipi di moneta, secondo una piramide con al vertice la moneta pubblica di banca centrale e alla base la moneta bancaria privata (Figura 3).
Figura 3 – La piramide monetaria e dei pagamenti

I pagamenti al livello inferiore sono logicamente e operativamente subordinati a quelli al livello superiore: affinché i soggetti economici possano pagarsi in moneta elettronica, attingendo ai propri depositi presso le banche commerciali, occorre che queste ultime possano a loro volta pagarsi vicendevolmente in moneta scritturale, attingendo alle riserve che detengono presso la banca centrale.
Ora, i pagamenti transfrontalieri sono ben più complessi, poiché implicano non soltanto un trasferimento di denaro dalle scritture contabili di una banca a quelle di un’altra, ma anche un cambio di giurisdizione e generalmente di valuta. Poiché non esistono né una banca centrale né una moneta globale, i pagamenti internazionali implicano non tanto una maggiore distanza quanto una differenza di moneta, regolamentazioni finanziarie, autorità di vigilanza, procedure di risoluzione delle crisi, garanzie dei depositi… Se esistesse un’istituzione internazionale capace di svolgere la funzione di banca centrale delle banche centrali, consentendo loro di tenere presso di sé depositi o riserve denominate in una unità di conto globale, il problema dei pagamenti transfrontalieri si risolverebbe semplicemente aggiungendo un ulteriore livello in cima alla piramide che abbiamo descritto: il trasferimento di denaro dall’Albania al Brasile darebbe luogo a un debito della banca A nel primo verso la banca B nel secondo, saldato attraverso un pagamento dalla banca centrale albanese alla brasiliana attraverso i rispettivi conti presso la banca globale. Era il sistema monetario internazionale progettato da Keynes per il secondo dopoguerra: una Clearing Union internazionale che tenesse i conti delle banche centrali di tutto il mondo in un’unità di misura internazionale denominata bancor, distinta da tutte le valute nazionali.
In mancanza di un apposito organismo internazionale, il sistema attuale si basa su una fitta rete di relazioni di corrispondenza fra banche private. Nello specifico, si tratta di accordi bilaterali fra banche situate in giurisdizioni diverse, sulla base dei quali una mantiene un conto aperto presso l’altra in valuta locale. Questa infrastruttura privata, ad oggi centrata principalmente sul sistema dei “dollari offshore” o “eurodollari”, svolge un ruolo fondamentale nel rendere possibili quei pagamenti transfrontalieri che sono alla base del commercio, della finanza internazionale e delle rimesse estere.
L’attuale configurazione del sistema dei pagamenti transfrontalieri è stato oggetto di numerose critiche da parte di autorità monetarie (come Banca d’Italia e BCE) e organismi internazionali (FMI, , WEF). Da un lato, il sistema è giudicato poco efficiente a causa dell’eccessiva lentezza, degli alti costi e della scarsa trasparenza. Dall’altro, a partire dal 2011, si sta verificando una importante riduzione del numero di relazioni di correspondent banking. La tendenza alla concentrazione oligopolistica potrebbe essere ulteriormente rafforzata dalla digitalizzazione. L’esito sarebbe particolarmente infausto per i Paesi più vulnerabili i quali, a causa di una riduzione del numero di “corridoi” a loro disponibili, avrebbero un accesso sempre più limitato al sistema finanziario internazionale.
Nuove possibilità e rischio frammentazione
Per ovviare a tali problemi, sono state avviate a livello internazionale numerose iniziative volte a migliorare il funzionamento dei pagamenti transfrontalieri. È qui che appaiono le CBDC wholesale. La roadmap del G20, istituita dalla presidenza saudita nel 2020, è attualmente in fase di sviluppo da parte del Financial Stability Board (FSB), in collaborazione con il Comitato sui Pagamenti e le Infrastrutture di Mercato (CPMI) della Bank for International Settlements (BIS) e altre importanti organizzazioni internazionali ed enti di standard setting. Il report del 2020 del CPMI, in particolare, ha enfatizzato l’importanza di esplorare la dimensione internazionale delle CBDC per migliorare i pagamenti transfrontalieri. A questo scopo, a partire dal lavoro congiunto pubblicato nel 2021, il CPMI ha avviato una stretta collaborazione con l’Innovation Hub della BIS, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca mondiale. Il ruolo di catalizzatore è stato svolto senza dubbio dalla BIS. Quest’ultima ha avviato, infatti, in collaborazione con alcune banche centrali nazionali e parallelamente ad altre tipologie di sperimentazioni, numerosi progetti volti a testare le potenzialità delle CBDC wholesale nei pagamenti transfrontalieri (Figura 4).
Figura 4 – CBDC promosse da BISIH

Le opzioni sul campo sono diverse, più o meno radicali. Vale la pena sottolineare, tuttavia, che non si tratta di una questione meramente tecnica, ma profondamente politica. Come ha sottolineato Tobias Adrian, capo del dipartimento monetario e dei mercati dei capitali del FMI, il sistema dei pagamenti è uno dei pilasti fondamentali del sistema monetario internazionale assieme agli accordi di cambio e ai controlli sui capitali. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che, in un recente discorso, il vicedirettore della Banque de France, Denis Beau, abbia affermato che “con il lavoro in corso sui CBDC all’ingrosso, le banche centrali stiano gettando le basi per un nuovo sistema monetario globale e multilaterale”.
L’istituzione di CBDC wholesale da utilizzare nei pagamenti potrebbe avere un impatto su due dei pilastri fondamentali del sistema attuale. Da un lato, rimetterebbero in discussione le coordinate che regolano i rapporti pubblico-privato nella governance globale della moneta. Dall’altro, come paventato dall’Atlantic Council, la loro diffusione potrebbe costituire addirittura una possibile minaccia all’egemonia del dollaro. In effetti, le CBDC all’ingrosso sono concepite proprio per favorire i pagamenti transfrontalieri senza dover ricorrere ai mercati valutari, dove il dollaro ha conservato sinora una quota dell’85%. A sua volta, la riduzione nell’uso del dollaro come mezzo di scambio nei pagamenti internazionali porterebbe inevitabilmente a un ulteriore calo nella sua detenzione come strumento di riserva da parte delle banche centrali (accentuando una discesa che si protrae già da un paio di decenni).
Peraltro, non occorre neanche immaginare che, nella sua posizione egemonica al centro del sistema monetario internazionale, il dollaro sia sostituito da un’altra valuta. Già nelle riserve ufficiali ciò che ha perso il dollaro è stato guadagnato non da una singola moneta rivale (e non certo dall’euro), ma da una pluralità di monete minori. A maggior ragione, nel sistema dei regolamenti internazionali tecnologie digitali interoperabili, come le CBDC all’ingrosso, potrebbero consentire di ridurre la dipendenza dal dollaro senza necessariamente richiederne la sostituzione con un’altra singola valuta. Lo scenario potrebbe essere quello di una progressiva frammentazione.
Un’alternativa più auspicabile potrebbe prevedere l’istituzione di una banca centrale globale. Questo ruolo potrebbe essere assunto da un organismo internazionale come la BIS, che potrebbe ambire a diventare compiutamente, secondo il disegno originario dei suoi ideatori, una banca centrale delle banche centrali. In questa direzione sembra muoversi anche il Fondo Monetario Internazionale con la creazione della piattaforma XC, volta a creare un unico libro contabile unificato a livello globale: potrebbe essere un primo passo verso la trasformazione del Fondo in una Clearing Union sul modello disegnato da Keynes?
Luca Fantacci e Jacopo Magurno
Ispi Università Bocconi

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