Non so se Chiti e gli altri avranno la forza, il coraggio e la costanza per combattere fino in fondo la loro battaglia. Ma è l’unica speranza di evitare che le regole della nostra democrazia siano determinate da calcoli meschini di convenienza.
La figura più imbarazzante la stanno facendo A e B, Alfano e Berlusconi. Il capo del NCD da l’idea di crederci davvero di essere protagonista della “stagione delle riforme”. Ogni tanto gioca di anticipo sperando di indovinare dove il vero padrone del gioco, Renzi, vuole che sia attaccato l’asino. E rilascia con voluttà dichiarazioni che scivolano come sull’olio. Il carisma e le idee del leader di razza non ci sono. Il suo partito sta perdendosi nella irrilevanza più assoluta e lui non è capace di reagire oppure proprio non se ne accorge.
Berlusconi è ormai l’ombra di se stesso. Pensando all’accanimento nei suoi confronti da parte di magistrati, avversari, finti amici e amici traditori, può suscitare umana comprensione. Vuole apparire ancora dentro i giochi e offre copertura al grande pasticcio pseudoriformatore del governo Renzi. E’ in continua contraddizione con se stesso. E la contraddizione più grossa è tale da togliere credibilità a quello che una parte di opinione pubblica indicava come il suo merito: avere introdotto in Italia il bipolarismo. Perchè nei sistemi bipolari dopo venti anni non si è ancora in gioco: un colpo o due, e poi via. Nel 1993, anno della discesa in campo, il presidente Americano Clinton era agli inizi come Berlusconi. E’ già fuori da quattordici anni. E sono fuori da un sacco di tempo “l’amico Bush” e “l’amico Tony” che al potere ci erano andati dopo il capo di Forza Italia. Berlusconi, senza accorgersene, rinnova i fasti della prima repubblica. Con il 15% e meno dei consensi che oggi si ritrova, avrebbe potuto essere un potente capocorrente della vecchia DC. Magari anche tornare a fare il presidente del consiglio. Con un sistema proporzionale, che però ha sempre indicato come la fonte di tutti i nostri mali. Col sistema bipolare, invece, si dovrebbe passare la mano per favorire una alternativa. Non fare da tappo ad un centrodestra, che già di suo ribolle poco.
Ma nemmeno a sinistra stanno poi tanto bene. Legge elettorale e riforma del Senato cambiano aspetto e contenuto in ogni momento. Qualsiasi mostro e qualsiasi contraddizione pur di imporre una democrazia affievolita: nella quale siano ridotti ai minimi termini i diritti (leggi anche doveri) degli elettori e l’eventualità di avere una opposizione in grado di incidere.
Contraddizioni nella classe politica, ma ancora di più nella pubblica opinione, ormai esposta come un fuscello ai venti di un sistema mediatico sempre più connivente.
Per tre anni ci avevano tempestato con gli scandali delle Regioni. Metà consiglieri regionali di tutta Italia indagati, le Regioni finalmente chiamate a rispondere degli sprechi e della dilatazione di spesa pubblica di cui sono fonte. La “società civile” e la stampa avevano trovato un altro bersaglio da annientare. E cosa ti tira fuori dal cilindro Matteo Renzi? E da cosa restano incantate “società civile” e stampa? Da un Senato nominato e fatto di consiglieri regionali. Uno dei due rami del parlamento in mano a chi dovrebbe essere ridimensionato nelle spese e negli sprechi se non vogliamo calare a picco!
Ma i sapientoni delle riforme, piuttosto che riflettere sul ridicolo di cui si stanno coprendo, pensano di avere in serbo il colpo del ko. “E’ tanto che si blatera di riforme – si scaldano – e ora che si fanno vorreste sabotarle”. E’ anche questo, purtroppo, un colpo a vuoto. I cambi dei sistemi elettorali sono stati lo sport preferito della seconda repubblica. E di riforme costituzionali ne hanno fatte una a testa i due poli. La riforma del centrosinistra è da tutti, senza distinzioni, considerata una sciagura, quella del centrodestra non superò la conferma da parte degli elettori. E quei medici pasticcioni (Calderoli, Verdini, Finocchiaro, etc.) sono nuovamente all’opera, sollecitati dallo smemorato “rottamatore” per dare la loro consulenza ed i loro voti al nuovo grande pasticcio.
Uno sparuto gruppo, all’interno del PD, capitanato da Vannino Chiti, si sta sforzando di portare la discussione su un piano di maggiore serietà e profondità. Contro questo gruppo si è levata una flotta di bombardieri con l’ordine di annientare, ridicolizzare, intimidire. Tutto pur di non entrare nel merito.
Non so se Chiti e gli altri avranno la forza, il coraggio e la costanza per combattere fino in fondo la loro battaglia.
Eppure è l’unica carta che resta, se non si vuole che ancora una volta le regole del gioco della nostra giovane democrazia siano determinate da colpi di mano e da calcoli meschini di convenienza.

I presupposti che le cure siano peggiori dei mali ci sono tutti e non e’ immobilismo prenderle in considerazione nel merito, come si fa qui e in pochi altri casi.
Il sasso lanciato da Chiti va a colpire un riformismo che non avrà alcuna influenza sull’economia, ma servirà solo a fare della disobbedienza organizzata il principale attore politico dei prossimi anni. E poiché la miracolosa parola riformismo esige che i suoi parvenu fondatori siano vergini doc, ecco che la verginità di Renzi è garantita dall’indiscutibile superiorità razziale della sinistra toscana a cui la sinistra nazionale s’è inchinata nell’incantesimo delle ” c ” aspirate, mentre la verginità di Berlusconi è stata prontamente ripristinata dalla sentenza d’appello al processo Ruby. Qualcuno tiri velocemente la catena su tutto.
I “calcoli meschini di convenienza” mi sembra difficile attribuirli ad altri ,ed a Chiti e compagnia cantante no …E’ ridicolo ,da “secoli” si parla di modifiche ( puerile commentare che basta modificare i regolamenti ) , e la nobile kasta manda sempre a pallino tutte le buone intenzioni alla Chiti. E lui lo sa anche troppo bene…Il tempo dei discorsi mi sembra passato a sufficienza ,cattocomunisti o meno , e se il sasso gettato nello stagno trovasse la superficie ghiacciata , sarebbe solo un bene, a mio parere. Rotta la crosta , cominciamo pure a parlare di ” democrazia” e di politica…
Caro Nicola, al momento nemmeno io vedo all’orizzonte dittature novecentesche per l’Italia, ma solo cappe amministrative sotto l’urgenza dell’economia virtuosa, che in tempo di globalismo per restare tale sarà costretta a cercare competizione sulla luna. Intendo in soldoni che il capitalismo trionfante realizzerà a macchia di leopardo un comunismo planetario per nulla marxista. Ma a parte queste considerazioni davvero lunari, il discorso è sempre culturale, e sta nell’acritica assunzione di modelli che non ci riguardano e che per riguardarci chiedono una specie di autocoercizione, l’obbligo di funzionare secondo parametri altrui. Obbligo razionabile finché le vacche sono grasse, altrimenti il novecento con i suoi orrori resta dietro l’angolo, ma anche l’ottocento. Renzi poi mi sembra privo della misura e della caratura complessiva che dovrebbe distinguere un vero politico, lo ha dimostrato quando volgarmente fece le scarpe a Letta, una cosa è l’opportunismo politico altra la sciatteria morale, ma il conto che gli sarà presto presentato. E torno a dire che il suo pragmatismo sfrutta l’assenza passeggera di priorità ideologiche, destinate però a riproporsi quando l’onda tecnologica avrà smesso di illuderci sull’automatismo di una più equa distribuzione della ricchezza, perché questa illusione è il vero punto del contendere. Allora in un nuovo contesto ideologico temo che il pragmatismo renziano, la politica del fare veloce rientrerà risucchiata senza forza come il dentifricio alla fine del tubetto semivuoto.
Caro Marzio,
personalmente, avendo una visione pragmatica della politica, non ce l’ho affatto con Matteo Renzi. Un politico vero (e lui lo è) deve sempre fare i conti con il bisogno di essere sicuro del suo potere per modificare la realtà secondo i suoi disegni. E la democrazia, tutte, anche la nostra, dispone di sufficienti contrappesi per bilanciare qualsiasi scivolamento (anche inconsapevole) verso forme di autoritarismo. In Italia questi contrappesi sono purtroppo conniventi: dal Capo dello Stato che ormai è parte del governo del Paese e non garante, al popolo sovrano, alla stampa e, in questo momento, alle cosidette opposizioni in cerca di autore. In questo clima anche chi vede con lucidità troppo spesso tace in osservanza del bene primario da tutelare che è il proprio particolare. Sta accadendo questo. Ed il massimo del ridicolo è che ancora una volta si accampa la scusa che siamo all’ultima spiaggia, che Renzi è l’unica via di uscita..etc, etc. Insomma le stesse cose dette per Monti, per Letta e qui mi fermo. Ma se è certo che non arriveremo alla dittatura come nel secolo scorso, è altrettanto certo che il merito non è della maggiore consapevolezza e del maggiore spirito critico diffusi nel Paese.
Sì, Nicola, è tornata in auge la categoria dei nemici del popolo, infatti il vero populista è Renzi. Il quale con la gestione manageriale del cattocomunismo dà ad intendere un superamento della dicotomia destra sinistra che nei fatti è solo una tregua per la ridefinizione degli attori del conflitto. L’aggiornamento manageriale del cattocomunismo e la tregua per ridisegnare le parti in causa dietro le quinte permette al nostro eroe di gabellarsi per il nuovo. E per le riforme chi ha detto che il nostro bicameralismo perfetto unico al mondo non sia anche la migliore garanzia al mondo? Per rendere più veloci gli inter parlamentari e i rinvii da una Camera all’altra basta rivedere i regolamenti interni ad hoc, riduzione dei passaggi in Commissione e degli emendamenti e scadenze oltre cui il rinvio è nullo ed entra in vigore automaticamente la prima formulazione parlamentare. In realtà la riforma del Senato è il preludio alla sua abolizione, e il manager Renzi vuole controllare il paese con il suo cda come un’impresa qualsiasi. Solo uno sfacciato integralismo cattolico gabellato per pragmatismo poteva concepire un attacco così radicale alla politica prima ancora che alla democrazia. Perché il falso nuovo che il renzismo ha per obiettivo è molto più della distruzione della democrazia, è la stessa necessità del fare politica ad essere messa in discussione sottraendo ai suoi attori le rispettive parti.
Caro Mario e Caro Luciano,
mettiamo pure che abbiate ragione nel pensare che prima di Renzi era tutto da buttare. E’ una buona ragione per accettare qualsiasi cosa? E siamo sicuri che gli entusiasti oggi di Renzi non siano gli entusiasti di coloro che hanno combinato tanti guai ieri? Secondo me un atteggiamento più critico farebbe bene anche a Renzi e al suo Governo. O è tornata in auge la categoria dei nemici del popolo?
non mi pare che il sistema oggi vigente abbia garantito il rispetto della buona amministrazione nelle regioni.
Mi pare che il sistema proposto assomigli a quello del Bundesrat dove funziona: allora il problema non è la composizione del senato ma gli italiani e per quello non c’è soluzione normativa. basta poi pensare che recenti vicende vedono tra gli imputati di corruzione i controllori, dal magistrato delle acque a magistrati della corte dei conti o della giustizia amministrativa. Quindi avanti Renzi.
Caro Sig. Mario,
cominciamo dal fondo della sua lettera, che è la parte più sfiziosa. Io non ho per niente “fatto parte della vita politica italiana”, come lei scrive. Sono stato amministratore della città di Firenze in epoca ormai lontana. Per un periodo che è già assai più breve della carriera politica di Renzi, che pure è ancora un giovanotto. Se lei mi ricorda ancora significa forse che non sono stato a scaldare la seggiola. In ogni caso, ai miei tempi, lo si faceva gratis, salvo modesti gettoni di presenza, ed io non ho mai abbandonato il mio lavoro per puntare sui “proventi” (intendo quelli legittimi) della politica.
Quanto al nuovo, e alla paura che esso mi incute: non mi conosco abbastanza per poterle dare torto o ragione. So soltanto che nuovo o vecchio, non lo accetto mai a scatola chiusa. E lei sta accettando riforme che partite in un modo, sono già diverse e ancora più diverse saranno quando arriveranno in porto (se ci arriveranno). Se di questo pasticcio chiamato “nuovo” Senato si entrasse nel merito, si scoprirebbe che è uno dei tanti enti inutili, tipo CNEL, dei quali prima o poi si chiederebbe l’abolizione. Naturalmente se ne parlerebbe per decenni senza combinare nulla. Senza contare che di pasticci combinati da innovatori sostenuti da folle acriticamente plaudenti, in Italia e nel Mondo, ne abbiamo già avute abbastanza.
mi scusi se Lei non ha fatto politica mi ricordavo di un Carglia che fu anche segretario del partito social democratico pensavo a Lui. Io non accetto le cose a scatola chiusa ma in Italia c’e’ l’abitudine di parlare parlare senza mai fare niente , la costituzione sono convinto che deve essere rivista per il bene della democrazia, la strada scelta da REnzi la condivido si potrebbe fare di meglio penso di si ,, ma spesso chi vuole fare di meglio usa questa strategia per non fare niente.
Non so cosa faccia Lei ma di una cosa sono certo stando fra la gente normale l’odio verso i politici e’ enorme,, rifletta quanto denaro e’ stao speso per la creazioni delle regioni che dovevon essere a costo O….
L’Europa del Nord cammina veloce non possiamo permetterci di restare troppo indietro.
buongiorno
non condivido affatto le sue preoccupazioni, la modifica del senato e’ una necessita’ per rendere la democrazia piu’ efficente , non bisogna avere paura del nuovo troppo spesso uomini di diversi schieramenti si sono uniti per mantenere i privilegi legati alla casta della politica . Una democrazia non funzionante porta spesso al rifiuto della stessa basta dare uno sguardo alla storia , credo nell’europa con governi nazionali sempre piu’ snelli solo cosi potremo vincere le sfide del futuro.
Presto anche il modello regionale dovra’ essere rivisto non e’ possibile avere 20 governi regionali non sono piu’ sostenibili. Sig. Cariglia lei ha fatto parte della vita politica italiana quanto denaro pubblico e’ stato sprecato e nessuno ha controllato senato e camera dei deputati erono presenti……..
Caro Angelo,
una antica diffidenza (corroborata dall’esperienza), mi porta a parlare bene di certi politici quando giudico le loro parole. A parlarne male quando giudico le loro azioni.
Ok!
E comunque, complimenti per la nuova veste grafica di Pensalibero
a.g.
Caro Nicola,
condivido assolutamente le tue preoccupazioni. A tale proposito, vorrei però anche richiamare un’intervista concessa dall’ex ministro Sacconi al Corriere di sabato scorso. E in particolare, evidenzio la risposta alla domanda del giornalista “Non temete che Renzi, con il suo protagonismo, vi sottragga spazio e voti?”: “In questo momento deve prevalere la paura contraria, che questi mesi trascorrano inutilmente. Renzi ha posto molte premesse per una svolta. Che però ancora non c’è stata. Vedremo se con noi vorrà battere i pezzi della sinistra che difendono l’irresponsabilità finanziaria dei Comuni e delle Regioni a prescindere, la corporazione dei magistrati, il vecchio assetto del mercato del lavoro e non accettano di mettere in discussione la spesa pubblica, welfare compreso”.
Articolo ineccepibile. Ricordo poi l’ammonimento di Renzi: ” Non si parli di autoritarismo “, tanto simile alla disconferma del famoso ordine: ” Sii libero! “. Duole solo constatare le condizioni in cui è stata ridotta l’Italia da mezzo secolo di cattocomunismo, un paese dove non esiste in politica, cultura, industria, ricerca, in qualsiasi settore non esiste una voce autorevole e super partes capace di spengere senza replica la sequela di stupidità e battute insulse di un ragazzuccio presuntuoso che recita un aggiornamento manageriale e mercantile del cattocomunismo.