Mito, leggenda, idolo: usate il termine che vi pare. Per me il più grande di tutti: Johan Cruijff. Immagino già le obiezioni: e Alfredo Di Stefano, la Saeta Rubia? E o’ Rey Pelè? Il primo, lo ammetto, non l’ho mai visto giocare, il secondo qualche volta. Il loro era un calcio confinato in stadi lontani, ancora pressoché ignorato dalla televisione. Sono arrivati troppo presto. Allora c’è l’inarrivabile Maradona e campioni come Van Basten, Platinì, Ronaldo. Sì, questi li ho visti giocare. Ma avevano tutti un “difetto di fabbrica” ai miei occhi di tifoso viola: calcisticamente erano dei “nemici”. Eppoi sono arrivati troppo tardi.
Cruijff, invece, è stato un giocatore simbolo al posto giusto nel momento giusto. Ricordo che nel luglio del ’74 preparavo l’esame di maturità tenendo come “colonna sonora” le telecronache delle partite del Campionato del mondo in Germania. Ma quando scendevano i campo gli orange guidati da Cruijff il mio cuore palpitava più che per gli azzurri. Era l’Olanda del portiere Jongbloed, costretto a uscite spericolate dalla propria area di rigore per coprire il deserto che i difensori si lasciavano alle spalle supportando l’attacco. C’era il terzino Suurbier, i cui tackle scivolati noi ragazzi emulavamo durante agguerriti match domenicali su campini polverosi. C’era la potenza di Neeskens e il virtuosismo di Rep e Rensenbrink. E soprattutto c’era lui, Johan Cruijff: fosforo calcistico allo stato puro, genio e regolatezza (in campo). Imprendibile per gli avversari, impagabile per gli spettatori.
Cruijff leader di una rivoluzione chiamata calcio totale. Alla guida di un drappello di spavaldi e spregiudicati in grado di opporsi alle superpotenze del pallone. Un generale Giap che sconfigge i francesi a Dien Bien Phu e gli americani sul Tet. Emblema di ribellione al catenaccio e ai ruoli che imbrigliano la fantasia. Come il Che in politica, i Pink Floyd nella musica, Dario Fo sul palcoscenico, Luis Bunuel al cinema.
Icone scolpite nell’immaginario collettivo di una generazione. Per questo (per me) Johan Cruijff è il più grande e tale resterà.

CRUIFF E’ STATO TRA I PIU GRANDI, IL PIU GRANDE DI TUTTI I TEMPI E’ STATO PELE’.E’ STATO IL PIU VINCENTE DI TUTTI,AVERLO IN SQUADRA SIGNIFICAVA VINCERE E AL CONTRARIO DI MARADOBA CHE ERA UNO STUPENDO SUGGERITORE, PELE’ LE PARTITE LE DECIDEVA LUI COI SUOI INNUMEREVOLI GOL. PIU DI 1300 RETI SEGNATE.684 RETI IN GARE UFFICIALI . 3 MONDIALI VINTI, CON LUI IL SANTOS ERA UNO SQUADRONE, SENZA LUI UNA SQUADRETTA. CON LUI IN CAMPO LA NAZIONALE BRASILIANA NON HA MAI PERSO UNA PARTITA.NESSUNO PUO VANTARE UN CURRICULUM SIMILE