
Accusata dalle opposizioni di giravolte e comportamenti opachi, nella realtà Giorgia Meloni non ha fatto nessuna giravolta, ha semplicemente stretto il campo. Ha inizialmente provato a non compromettere l’alleanza storica con gli Stati Uniti, tenendo aperto un canale con Donald Trump. Un equilibrio debole, utile finché sembrava restare gestibile.
Il problema è che Trump non è gestibile ed è progressivamente uscito fuori di senno. Il mondo gli ha dato una chance iniziale e poi ne ha preso le distanze, lasciandolo de facto da solo. Il suo approccio è apertamente destabilizzante e sempre più antieuropeo. Dazi, pressione sugli alleati, logica da scontro permanente. Una linea che mette direttamente in difficoltà l’Europa e, di riflesso, l’Italia.
A quel punto la scelta si è fatta obbligata. Non puoi restare nel mezzo quando uno dei due poli diventa incompatibile con i tuoi interessi vitali. E gli interessi italiani stanno dentro l’Europa, non fuori.
L’Italia è il terzo Stato membro per peso e rilevanza. Sta dentro un sistema economico, finanziario e politico da cui non può sganciarsi senza pagare un prezzo enorme. Filiera industriale, mercato unico, stabilità finanziaria. Tutto passa da lì. Senza considerare poi lo scudo dell’euro che, diciamolo chiaramente, ha salvato l’Italia dalle speculazioni in modo sistematico.
E non è un caso che oggi Meloni presieda un vertice sulla questione dello Stretto di Hormuz, una crisi che nasce dentro una dinamica di tensione alimentata proprio dalle mosse di Trump. Segno evidente di dove si colloca l’Italia in questo momento e di quale linea abbia deciso di seguire.
La traiettoria si è chiarita. Presa di distanza da Trump e riallineamento alla linea europea. Non per ideologia, ma per necessità. È una scelta obbligata. Quando gli equilibri saltano, restano solo i vincoli reali. E quello europeo lo è… Azzo se lo è!
Piero Terracina

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