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Meloni galleggia

Meloni vince grazie alle non sconfitte. Dall’ottobre 2022 il governo di destra-centro si regge, marcia, avanza tra non sconfitte. Adesso la presidente del Consiglio si prepara ad affrontare il 2026, un anno difficilissimo sia sul piano interno sia su quello internazionale. La strategia non sembra cambiare.
L’obiettivo del governo è di arrivare sano e salvo al 2027, la fine della legislatura. Gli ostacoli sono tanti iniziando dallo stesso populismo di Giorgia Meloni. Cominciamo dalla promessa di cancellare le tasse (accise e Iva) sui carburanti (tema cavalcato con vigore anche dal leghista Salvini). La presidente di Fratelli d’Italia dall’opposizione fa sognare gli italiani. In un video scandisce a un benzinaio al quale chiede 50 euro di benzina: 35 euro su 50 vanno allo Stato, «È una vergona!».

di Rodolfo Ruocco | 13 Gennaio 2026

Meloni vince grazie alle non sconfitte. Dall’ottobre 2022 il governo di destra-centro si regge, marcia, avanza tra non sconfitte. Adesso la presidente del Consiglio si prepara ad affrontare il 2026, un anno difficilissimo sia sul piano interno sia su quello internazionale. La strategia non sembra cambiare.
L’obiettivo del governo è di arrivare sano e salvo al 2027, la fine della legislatura. Gli ostacoli sono tanti iniziando dallo stesso populismo di Giorgia Meloni. Cominciamo dalla promessa di cancellare le tasse (accise e Iva) sui carburanti (tema cavalcato con vigore anche dal leghista Salvini). La presidente di Fratelli d’Italia dall’opposizione fa sognare gli italiani. In un video scandisce a un benzinaio al quale chiede 50 euro di benzina: 35 euro su 50 vanno allo Stato, «È una vergona!». È perentoria: «Noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite». Ma quando va al governo non accade: non solo le tasse sui carburanti non sono cancellate né ridotte ma aumentano. Nel gennaio 2023, appena dopo pochi mesi la conquista di Palazzo Chigi, le accise salgono. La presidente del Consiglio, tra qualche imbarazzo si giustifica: i dieci miliardi di euro per tagliare le accise «abbiamo deciso di concentrali su chi ha più bisogno». E la storia si ripete: dal gennaio 2026 crescono le accise sul gasolio con rischio di rinfocolare l’inflazione.
Promesse, tante promesse non onorate da Giorgia Meloni: la riduzione delle aliquote Irpef al ceto medio (battaglia cara anche al forzista Tajani) si riduce a briciole di aumenti; svanisce lo smantellamento della riforma Fornero sulle pensioni (cavallo di battaglia di Salvini accanto a quella per il Ponte di Messina) e addirittura sono ristretti i canali per il pensionamento anticipato (altra colonna della propaganda di Salvini).
Prevale il rigore finanziario nella legge di Bilancio 2026: la maggioranza di destra-centro affronta il mare in tempesta del suo elettorato deluso e dei contrasti interni. I bassi salari italiani, tra i peggiori d’Europa, ricevono pochi spiccioli di aumento. I deputati del Pd alzano cartelli di protesta alla Camera votando no alla legge di Bilancio con su scritto «Disastro Meloni». Meloni «aiuta i ricchi» accusa Elly Schlein. Ma la manovra economica è approvata, i mercati premiano la scelta del governo di salvaguardare i conti nazionali a rischio per l’alto debito pubblico. Meloni avanza con non sconfitte e vince.
L’esecutivo Meloni taglia il traguardo di oltre tre anni di vita, una durata da primato nella storia dei ministeri della Repubblica italiana eppure non si ricorda un obiettivo rilevante da vantare: il reddito nazionale italiano è il fanalino di coda tra i paesi avanzati europei; l’industria perde pezzi (ex Fiat ed ex Ilva fanno testo) con il rischio della deindustrializzazione. Non solo. Le frequenti sortite del presidente del Senato Ignazio La Russa nostalgiche del Msi (partito erede del fascismo) causano non pochi problemi, lo slalom in politica estera tra gli Usa e la Ue (diventato difficilissimo dopo l’attacco di Trump al Venezuela e le minacce d’impossessarsi della Groenlandia) offrono il fianco alla marginalizzazione del Belpaese.
La presidente del Consiglio invece è ottimista. Usa spesso il termine di «traguardo storico» per gli obiettivi raggiunti. Ritiene «un traguardo storico» l’approvazione del Parlamento della riforma della giustizia, con al centro la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Ma la riforma dovrà affrontare un referendum conformativo e l’eventuale vittoria dei no potrebbe far affondare lo stesso governo.
Comunque un record c’è. La cucina italiana è la prima nel modo. È proclamata Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. Giorgia Meloni esalta il successo: «È un primato che ci inorgoglisce… Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano». Meloni avanza con non sconfitte, vince ma non convince.

Rodolfo Ruocco

Pubblicato in : Editoriale

Info Rodolfo Ruocco

Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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