Una coraggiosa e lucida analisi della situazione in cui si è trovato ad agire il Grande Oriente d’Italia, senza misericordia o false ipocrisie. In queste pagine intense l’Autore dimostra di conoscere bene e dall’interno tutti i complessi meccanismi che regolano questo singolare ma affascinante ordine Tradizionale. Ne conosce le più nascoste pieghe (e piaghe), i risvolti e le sfumature più recondite del passato e del presente. Niente sfugge alla sua meticolosa indagine, tutto viene vagliato e messo a disposizione non soltanto dei Liberi Muratori più attenti e desiderosi di conoscere ciò che non vogliono vedere, ma di un pubblico più vasto che voglia sapere come si sia vissuto dall’interno della massoneria l’ultimo quarantennio dalla prima Repubblica alla seconda. Quindi tutto il travaglio della Commissione Anselmi circa la loggia Propaganda massonica 2 e altre vicende che hanno interessato i media per un ventennio. Il saggio inizia dalle origini della nascita della Massoneria nel 1717, data fondamentale per comprendere i fondamenti della stessa. L’Autore infatti coglie con originalità l’elemento abramitico sotteso al Libro dei Libri nelle intenzioni dei due famosi organizzatori e regolatori del sodalizio, James Anderson e John Theophilus Desaguliers, ambedue pastori protestanti, i quali vollero da subito escludere l’elemento religioso ed il politico dai Lavori di loggia. Dalla interpretazione filologica del primo Dovere (su Dio) e rileggendo lo svolgimento del Convegno Internazionale di Losanna del 1875, organizzato dal Supremo Consiglio dell’Inghilterra, del Galles e delle dipendenze della Gran Bretagna, in cui si ribadì il concetto: «nella credenza nel Grande Architetto dell’Universo quale creatore e autore e direttore di tutto quello che esiste» e da altri documenti, Guglielmo Adilardi riscopre la vera essenza spirituale della Massoneria delle origini. Tal che si può affermare con ampio margine di certezza che il deismo, il relativismo e il metodo massonico furono e sono sovrastrutture imposte dai detrattori della stessa a cui convenne relegarla in ambiti assai distanti dalla sua origine: religiosità, ermetismo, cabalà, pitagorismo e quant’altro la fantasia di alcuni suoi appartenenti o estranei volle riempire l’involucro a danno della stessa, sporcandone l’immagine pura dell’“agnosticismo” in politica quanto in religione. Assurdo, sostiene l’Autore, pensare che i due Pastori protestanti avessero voluto promuovere ed introdurre in loggia il “relativismo” o il “deismo”, due forme di eresia anche rispetto alla religione da essi praticata, proprio quando si voleva, al contrario, far cessare le varie lotte religiose, almeno in loggia, che insanguinarono per decenni l’Europa intera. Le plurime religioni si erano combattute su questioni teologiche, ma nessuna di esse aveva rinnegato il Libro dei Libri, elemento valoriale e basico del tempo, in cui tutti si potevano riconoscere: «… (in) quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono…», la Bibbia e «… lasciando ad essi le loro particolari opinioni…», le interpretazioni teologiche delle diverse sette. Queste particolarità dovevano però restare nei loro cuori e non manifestarsi in loggia. Con l’esportazione della Massoneria in Europa ed altrove nacquero variegate conformazioni nel tempo dimentiche della propria origine e del significato degli Antichi Doveri che per altro conserva ancora intatto la Gran Loggia Madre del Mondo ove la Bibbia sull’ara, tutt’altro che essere mero simbolo, rappresenta ancora la Verità rivelata. Da questa riscoperta tardiva delle origini cristiane della massoneria ad opera del Gran Maestro Giordano Gamberini poterono ripartire gli “incontri” (19651982) con le avanguardie coltissime della Chiesa cattolica: padre Vincenzo Miano, segretario generale per i non credenti; monsignor Franco Molinari, docente all’Università cattolica (Milano) e autore de La Massoneria. Cattedrale laica della Fraternità (ed. Queriniana); padre Rosario Esposito, prolifico autore della conciliabilità; padre Giovanni Caprile, scrittore di La Civiltà Cattolica e Josè Ferrer Benimeli, dell’Università di Saragozza. Con quest’ultimo, ancora in piena attività e con padre Rosario Esposito l’Autore ha avuto modo a suo tempo di collaborare. «Quale filo conduttore per la documentazione e interpretazione della Massoneria d’Italia nel settantennio repubblicano un filo conduttore preciso: la personalità dei grandi maestri e il loro ruolo nella vita dell’Ordine, muovendo dal presupposto che via via essi siano stati sintesi organica della Comunità. La sua è quindi una sorta di Historia Augusta… In questo ampio affresco le grandi maestranze di Giordano Gamberini, Lino Salvini ed Ennio Battelli (il ventennio 1961-1981) paiono ispirate da un disegno continuativo di ampio respiro: la dismissione dell’anticlericalismo militante ottocentesco, il primato della regolarità rituale, la valorizzazione della cultura, in specie della memoria storica, all’interno della Comunità e nei suoi rapporti con l’esterno, incluse le pubbliche amministrazioni. Fu il caso delle Mostre del 1980-1981 a Torino e a Roma e di convegni nazionali aperti col viatico del Presidente della Repubblica nel 1989» (dal preambolo di Aldo A. Mola). Su tutto questo aleggia un’atmosfera di amaro rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Dunque un libro nostalgico? Forse sì. Soprattutto un libro da leggere con attenta partecipazione da coloro che hanno a cuore le sorti del diritto di associazione garantito dalla nostra Carta costituzionale.
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