
La manovra economica, in un periodo di inflazione sostenuta che mette in gravi difficoltà molte famiglie, avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di frenare l’ascesa dei prezzi e di dare sostegno a coloro che hanno un reddito modesto.
Invece, è tutta una serie di provvedimenti che appaiono disorganici, a macchia di leopardo. Ad esempio, si sarebbe dovuto prevedere un forte e duraturo intervento sulle accise dei carburanti perché è proprio da lì che è iniziata la corsa al rialzo, la quale, come sappiamo, ha un effetto moltiplicatore perché ormai (come è sempre avvenuto in passato) i prezzi aumentano… perché tutto aumenta.
E adesso nella manovra presentata in Parlamento è saltato l’ecobonus al 65% che proprio in questo momento sarebbe stato indispensabile per combattere il caro carburanti e combustibili con l’efficientamento energetico. E l’aumento di petrolio e gas non può essere più considerato un problema transitorio, visto che delle guerre in Medio Oriente e in Ucraina è difficile vedere la fine.
Il governo ha concesso una riduzione dell’Irpef ai ceti medio-alti perché a beneficiarne in misura sostanziosa saranno quelli che sono ben oltre i 50mila euro di reddito, mentre sarebbe stato opportuno uno sgravio per i ceti medio-bassi che sono in affanno per arrivare a fine mese.
Altri bonus sono di per sé interessanti, come il voucher sanità, che però andrebbe collegato a un potenziamento del SSN che deve poter rispondere appieno alle nuove esigenze derivanti dall’aumento della popolazione anziana e anche dai progressi della medicina.
Inoltre, last not least, la questione delle pensioni. Da tempo si susseguono segnali inquietanti sul rapporto lavoratori attivi/pensionati. Il più recente, quello della CGIA di Mestre, pone in rilievo che ci stiamo pericolosamente avvicinando al rapporto 1:1, che è notoriamente considerato assai pericoloso per la sostenibilità del sistema pensionistico. In considerazione di queste previsioni si dovrebbero già adottare provvedimenti che alleggeriscano i bilanci degli Enti previdenziali.
Ma il Governo cosa fa? Si interessa di rifinanziare uscite anticipate e addirittura Salvini parla di un futuro (che ritengo davvero improbabile) con uscita generalizzata a 64 anni. E, intanto, si attua un taglio della rivalutazione annuale, guarda caso, proprio nell’anno in cui – a causa della perdita del potere d’acquisto e del fatto che i pensionati non hanno altri mezzi di recupero come i rinnovi contrattuali – tale rivalutazione era l’unica speranza di un pur parziale sollievo.
Poi, per fare cassa, la manovra ricorre perfino al Superenalotto e alle targhe personalizzate (che avevo sempre considerato un’americanata di cattivo gusto… e ora ce l’avremo in casa).
Con tutto questo, non avendo competenze per risolvere un problema di così grandi dimensioni, mi sono concentrato su due aspetti, forse di piccola entità, ma che, per chi ne è direttamente interessato, sono importanti.
Allego qui di seguito un appello che, in quanto Segretario regionale di un sindacato di anziani e pensionati, ho rivolto attraverso il nostro sito www.fapaclitoscana.it, in occasione della manovra.
NON SAREBBE LOGICO DETASSARE LA RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI CHE SERVE (PARZIALMENTE) A CONTRASTARE L’AUMENTO DEL COSTO DELLA VITA?
La manovra economica approda in Parlamento. Per questo riteniamo sia il momento di rivolgere un appello attraverso questo sito a Deputati e Senatori di ogni Gruppo affinché pongano rimedio a un’evidente contraddizione.
Oggi che l’inflazione corre sempre più veloce, per molti anziani la rivalutazione delle pensioni è l’unica tutela… una tutela parziale, ma sempre meglio che nulla, visto che i pensionati, ovviamente, non hanno rinnovi contrattuali che consentano un recupero.
Ebbene, dare qualche decina di euro ma poi recuperarne una parte, in quanto si tratta di importi lordi, è una contraddizione che ha il sapore della beffa.
Allora, come vengono detassati gli aumenti contrattuali, appare non solo opportuno, ma necessario detassare anche gli adeguamenti al costo della vita. Quanto meno gli assegni medio-bassi.
Il Governo questo problema non se lo è nemmeno posto. Ma l’adeguamento al costo della vita non è un miglioramento delle proprie condizioni economiche, bensì un parziale tamponamento del disagio provocato dall’aumento dei prezzi. Perciò tassarlo è proprio un controsenso. D’altronde, a proposito di pensioni o stipendi, si parla sempre di importo lordo, ma per fare la spesa occorre il netto.
Addirittura c’è un altro paradosso… questa crescita del “lordo” porta a perdere alcuni bonus che sono legati a limiti di reddito, come i bonus bollette, e alcuni pensionati rischiano di perdere il diritto alla quattordicesima, perché i limiti di reddito non vengono adeguati all’inflazione, come sarebbe invece ragionevole.
Allora, in questa manovra che appare disorganica, dove bonus e tagli si sommano senza che se ne veda un disegno unitario, queste proposte (detassazione della rivalutazione delle pensioni così come si fa per certi aumenti salariali), che riguardano fasce fragili della popolazione, porterebbero sollievo e fiducia in famiglie che devono fare una ferrea economia su tutto e spesso non ce la fanno perché varie spese sono incomprimibili.
Gabriele Parenti
Segretario regionale della Fap Acli Toscana
(Federazione Anziani e pensionati)

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