
Stanotte l’America ha detto la sua su Donald Trump, anche se il nome del presidente non è sulla scheda. In palio, nelle elezioni di metà mandato, ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato – con entrambe le Camere finora a maggioranza repubblicana. Si vota anche per i governatori di 36 Stati e 3 territori, per i procuratori generali, per 145 referendum e per migliaia di cariche statali e locali. I seggi cominciano a chiudere dalla mezzanotte italiana e via via fino alle 6 del mattino, ma intanto più di 50 milioni di americani hanno già votato in anticipo, per posta o di persona, negli Stati in cui è permesso. Potrebbero volerci giorni per avere un risultato definitivo: questa è unaguida alla lunga notte elettorale americana, con le cose da monitorare ora per ora e i segnali che possono dirci in anticipo come finirà.

Da mezzanotte alle 2: le prime spie
A mezzanotte chiudono le zone orientali di Kentucky e Indiana. Il primo segnale è da cercare nel 5° distretto dell’Indiana, dove Trump nelle elezioni presidenziali del 2024 vinse con 17 punti di vantaggio: se la candidata repubblicana alla Camera Victoria Spartz soffre, l’onda blu potrà essere più alta del previsto.
All’1 ora italiana tocca a Georgia, Carolina del Sud, Virginia, Vermont e gran parte della Florida. Il termometro principale in questo caso è la Georgia: il senatore Jon Ossoff, oggi uno dei volti più seguiti del partito democratico, ha costruito la sua campagna su discorsi contro la corruzione, video brevi e una raccolta fondi da record. I repubblicani hanno smesso da tempo di investire nella sfida tra di lui e il loro candidato, Mike Collins: un margine di vittoria risicato o una sconfitta per Ossof annuncerebbero una serata migliore per i repubblicani.
In Carolina del Sud si misura la presa di Trump sul suo partito. Darline Graham, sorella del defunto senatore Lindsey Graham, è arrivata in politica quest’estate proprio su spinta del presidente, che l’ha voluta in corsa per il seggio del fratello. In uno Stato che Trump ha vinto con 18 punti di margine nel 2024, i sondaggi danno Graham testa a testa con la democratica Annie Andrews, il solo fatto che sia una partita è già una notizia.
In Florida gli occhi sono puntati sul voto latino. I nuovi collegi repubblicani scommettono sugli elettori che nel 2024 scelsero Trump ma che ora – stando ai sondaggi – potrebbero voltargli le spalle.
All’1:30 arrivano altre due sfide decisive. In Carolina del Nord l’ex governatore dem Roy Cooper affronta Michael Whatley, e in Ohio Sherrod Brown, senatore democratico per 18 anni e sconfitto nel 2024, prova a riprendersi il seggio nel confronto contro Jon Husted, che lo occupa dall’uscita del vicepresidente JD Vance a gennaio 2025.
Le 2: l’ora più ricca
Chiudono Maine e Pennsylvania e la maggior parte dei seggi in Texas, Michigan e Kansas. In Texas il democratico James Talarico sfida Ken Paxton per provare a sottrargli il seggio al Senato. Questa è forse la sfida più seguita delle migliaia che si corrono stanotte: il Financial Times ha definito il Texas “il Santo Graal dei democratici”, che lì non eleggono un senatore dal 1988. Altra corsa cruciale è quella In Michigan dove Abdul El-Sayed, medico socialista democratico, potrebbe diventare il primo senatore musulmano degli Stati Uniti. Trump lo ha definito “jihadista”, i repubblicani gli hanno scagliato contro 170 milioni di dollari di pubblicità in campagna elettorale e la rivale sconfitta alle primarie democratiche, Haley Stevens, ha annunciato a sorpresa che voterà l’avversario repubblicano Mike Rogers. Se perde El-Sayed i seggi da conquistare per i Dem per ottenere il controllo del Senato salgono da quattro a cinque.
In Maine la veterana repubblicana Susan Collins corre contro Troy Jackson, candidato dell’ultima ora dopo il ritiro di Graham Platner.
In Kansas, che non manda un democratico al Senato dagli anni Trenta del secolo scorso, il pastore metodista Adam Hamilton dei Dem ha focalizzato la sua campagna su bollette, cibo e sanità, rivolgendosi a un mondo rurale colpito dai rincari di gasolio e fertilizzanti. Ha qualche possibilità di farcela anche perché l’avversario, il ginecologo Roger Marshall, è stato travolto dalle critiche per aver portato in tribunale centinaia di pazienti per fatture non pagate, con alcuni casi sfociati in arresti. Non il massimo in un’elezione che si gioca anche e soprattutto sul tema dell’affordability, cioè quello che le persone possono permettersi con il proprio reddito.
In Pennsylvania Brian Fitzpatrick, il repubblicano che più spesso ha votato contro le leggi sostenute da Trump, prova a dimostrare che nel suo partito c’è ancora posto per chi osa smarcarsi dal presidente.
Le 3: il cuore dell’America
Chiudono Iowa, Minnesota, Nebraska, New York, Wisconsin e Arizona. In Iowa il democratico Josh Turek, ex atleta paralimpico, sfida Ashley Hinson, ex volto della tv locale sostenuta da Trump. In Minnesota, la dem Amy Klobuchar ha lasciato il suo seggio al Senato per correre da governatrice e affronta la repubblicana Lisa Demuth. Per il seggio al Senato vacante, la vicegovernatrice progressista Peggy Flanagan affronta la candidata del Gop Michele Tafoya, ex giornalista sportiva della tv, in una campagna segnata da uno scandalo sui sussidi che ha investito i democratici locali e la stessa Flanagan. A New York Mike Lawler è l’ultimo superstite del gruppo di quattro repubblicani entrati alla Camera nel 2023, tra cui il famigerato George Santos. Più a nord, in un distretto più vicino a Montréal che a Washington, l’allevatore di mucche da latte Blake Gendebien, democratico, prova a trasformare i temi dei dazi e dei prezzi record del gasolio in una vittoria in terra storicamente repubblicana.
In Nebraska l’indipendente Dan Osborn, veterano ed ex sindacalista, sfida l’ex governatore repubblicano Pete Ricketts senza l’etichetta democratica, una formula che potrebbe fare scuola.
Dalle 4 alle 6: l’Ovest e l’ultima frontiera
Alle 4 chiudono i seggi in Montana, Nevada e Utah: la corsa più interessante è quella in Montana, Stato solidamente repubblicano che però potrebbe mandare un democratico alla Camera.
Alle 5 è la volta di California, Idaho, Oregon e lo Stato di Washington. In California da seguire sono la corsa a governatore tra il dem Xavier Becerra e il repubblicano Steve Hilton, il referendum su una tassa una tantum del 5% sui circa 260 miliardari dello Stato, e l’esito dei voti postali, che possono arrivare fino a sette giorni dopo la chiusura dei seggi.
Alle 6 chiudono le Hawaii e quasi tutta l’Alaska. Quest’ultimo Stato riserva la storia più strana della serata: Mary Peltola, ex deputata dem, sfida il senatore Dan Sullivan, ma sulla scheda compare un altro Dan Sullivan, omonimo semisconosciuto, che i repubblicani accusano di essere stato piazzato dal partito rivale per confondere gli elettori. Un giudice ha respinto la causa del dipartimento di Giustizia per bloccare la certificazione in caso di sconfitta del senatore, ma lo scontro potrebbe non finire qui. Il conteggio, con le preferenze ordinate, può durare settimane.
Domattina: cosa resta
Dalle 8 di domattina si potrebbe avere un’idea chiara sulla Camera, ma per il Senato, in caso di corsa serrata in bilico su uno o pochi seggi, possono volerci settimane. Se i democratici vincono la Camera, il cambiamento si vedrà sulle leggi di spesa e nelle commissioni: potranno convocare funzionari, chiedere documenti e aprire indagini sul presidente e sui suoi affari di famiglia. Se prendono anche il Senato, Trump perde il via libera sulle nomine, perché giudici e membri dell’amministrazione dovranno passare da una maggioranza avversaria. Non è detto che questo basti a fermare la sua azione di governo, ma potrebbe renderla più faticosa. Trump ha chiesto agli americani di fare come se il suo nome fosse sulla scheda. Comunque vada, stanotte avrà la sua risposta.
Alessia De Luca


Un’ultima carica
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