Non sappiamo se Amanda Knox e Raffaele Sollecito, assolti in appello a Perugia per l’omicidio di Meredith siano innocenti o colpevoli. E’ certo però che questo processo, assai meglio di tanti che riguardano Berlusconi o altri personaggi importanti e noti, è la prova dello stato disastroso e, per i cittadini, pericoloso, della giustizia italiana. Pasticci, approssimazione, tifo da stadio, tesi precostituite al di la dei riscontri oggettivi: c’è tutto e di più in questa vicenda. Accentuato dai fari puntati dei media anglosassoni, essendo inglese la vittima e americana la principale imputata. E’ come se all’estero, essendo coinvolti dei connazionali, si siano finalmente accorti di quanto siano gravi i problemi della giustizia italiana. Lo schema logoro dei bravi magistrati sottoposti ad ogni serie di angherie da parte di Berlusconi e del centrodestra, dalla parte dei buoni i magistrati ed i loro sostenitori, da quella dei cattivi tutti gli altri, almeno in USA e Gran Bretagna si è di non poco appannato.
Le anomalie della giustizia italiana nelle convulse giornate perugine sono emerse con prepotenza ed è difficile tenerle ancora nascoste: la facilità del ricorso alla carcerazione preventiva, le tesi preconcette alle quali si resta attaccati anche quando vengono contraddette dai fatti oltre ogni ragionevole dubbio, le perizie approssimative e cangianti, l’uso indiscriminato dei media come arma di pressione, il nessun rispetto per gli imputati dei quali ogni particolare viene dato in pasto al pubblico.
Si trattava di un processo indiziario e già questo è sembrato un via libera (come sempre accade in Italia) all’impiego di elementi con nessuna attinenza ai fatti del processo ma capaci di “illuminare sulla personalità degli imputati” e condizionare il “libero convincimento dei giudici”.
Ciononostante il rappresentante dell’accusa ha potuto: 1) Annunciare ricorso in Cassazione prima della sentenza, in caso di assoluzione (come poi è avvenuto). Vale la penna di ricordare che in Cassazione si giudica in punto di diritto e non di fatto. Il che significa che la pubblica accusa, prima ancora di sapere quale sarebbe stata la sentenza e dunque senza minimamente tenere conto delle motivazioni, già palesava l’intenzione di impugnare il verdetto contestandone violazioni di legge non ancora note né conosciute. Se non è accanimento giudiziario questo….. 2) Lamentarsi (dopo la sentenza assolutoria) di un atteggiamento contrario all’accusa da parte dei giornali. Giova ricordare che uno dei PM cui era affidata l’accusa si era distinto in un processo allucinante legato alla storia del Mostro di Firenze. Aveva sbattuto in galera un giornalista fortemente critico verso la sua inchiesta e voleva mettere sotto accusa mezza Firenze che conta, colpevole di tenere bordone, attraverso immancabili logge massoniche, a maniaci dediti all’asportazione di parti intimi femminili. Ora, c’è da dire che giornali che sposino le tesi della difesa piuttosto che quelle dell’accusa in Italia sono rari o semplicemente non esistono. E, infatti, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, dopo la sentenza, sono usciti scortati e protetti dalla polizia mentre la folla urlava contro l’assoluzione. E chi poteva averli resi colpevolisti se non i giornali? Quanto meno significa che la stampa aveva dato spazio a tutte le tesi: innocentiste e colpevoliste.
Dunque: sentenza di appello assolutoria; perizia sulla quale si basava la precedente condanna fatta a pezzi; pubblica accusa che “nu’ ce vole sta’ ”, a prescindere; bolgia ad opera di una folla che rumoreggia e reclama colpevoli ad ogni costo; giudici che devono trovare la necessaria tranquillità in questo clima da stadio.
Benvenuti al Rodeo Giustizia, ovunque in Italia!
N. C.

In questo caso, del quale illustri l’aspetto grottesco generale, vengono a galla tutte le storture, per usare un eufemismo, del sistema Italia e non solo. Qui nessuno esce assolto: media (soprattutto), sistema investigativo, magistratura, singoli individui e pubblico americano (incluso il Dipartimento di Stato), hanno dato il peggio di sé.
E questo è dovuto, per quanto ci riguarda, alla sommatoria di azioni e reazioni nate dopo la caduta del muro. Adesso nessuno è tranquillo e il nuovo “equilibrio” è di là da venire. Le cose già prima non andavano bene, ma dopo quel grave ribaltamento del tavolo più niente è tornato a posto e, adesso, anche grazie alla crisi economica mondiale, gli animi sono così esasperati che cercare la Giustizia (sia in senso tecnico che reale) è come cercare riparo in un campo di battaglia.
In questo clima, che giustamente definisci “da Rodeo”, risalta ancora di più la misura e la sobrietà dei familiari di una giovane vittima che nessuno, in Italia, ha mai messo al centro dell’attenzione. Forse l’opinione pubblica dovrebbe prendere esempio da loro.
Ho provato ribrezzo quando ho visto la gente in piazza urlare contro la sentenza e contro i due giovani: che diavolo ne sapevano e ne sanno del processo? O i processi si fanno in piazza? I media hanno grosse responsabilità, ma anche i singoli – dobbiamo riconoscere – a volte portano così bene il cervello all’ammasso. Ognuno porti le proprie responsabilità