
L’accordo sui fertilizzanti che Trump ha siglato con la Bielorussia, non indebolisce il Canada, indebolisce Putin. Il più fedele, si fa per dire, alleato del Cremlino, è corso a firmare un accordo commerciale con l’America il giorno che Mosca si è svegliata avvolta dal fumo dei droni ucraini. L’Ucraina bombarda la Russia dal momento che Trump è diventato presidente. Fino a quando Biden non ha perso le elezioni, mai si era permessa. Gli Stati europei, grandi sostenitori dell’Ucraina, non autorizzavano l’uso di armi oltre i confini. Come se Dobbiaco bombardasse Cortina, e gli abitanti di Cortina, non possono rispondere al fuoco. Dobbiaco è nella provincia di Bolzano, trenta chilometri di distanza. Oggi gli Ucraini bombardano Mosca, a 500 chilometri e per la verità colpiscono un po’ tutto quello che gli pare senza restrizioni dal mar Mediterraneo, alla Siberia. Questo è quanto devono alla presidenza Trump, a Starlink di Elon Musk, alla Cia, al Pentagono, ai senatori defunti Graham e McCain, la lista è lunga.
Lukascenko, aggrappato al governo di Minsk dal 1994, è un autentico sopravvissuto. Se non è stato spazzato via lo deve a Putin che ha represso l’insurrezione popolare nel 2020. E pure Lukaschenko è cauto come un serpente. Non ha dato un solo uomo alla guerra di Putin, per la semplice ragione che i bielorussi sono più imparentati con gli ucraini di quanto lo siano i russi, non ci si può fidare. Mandi le truppe e ti si rivoltano contro. Poi Lukaschenko capisce di guerra, aveva subito cercato la mediazione con Prigozhin, si rende conto perfettamente che Putin sta andando incontro ad una catastrofe epocale, e la sua preoccupazione è come sopravvivergli. Adesso rischia, perché correre da Trump è un bel salto. Sempre che Putin non cerchi anche lui un testa coda clamoroso. Ha vinto le elezioni, potrebbe proclamare la pace vantando un successo straordinario, il suo amore per il genere umano. Ai russi basta un secchio di vodka. Si bevono tutto.
Il popolo russo è un popolo meraviglioso dei più generosi al mondo. Disgraziatamente, non si è mai emancipato. Come fai a costruire un’alleanza politica fra la Russia e l’Occidente, quando la Russia non ha avuto la rivoluzione industriale ed ha solo contrastato la Rivoluzione francese. La Rivoluzione francese ha creato mille problemi, ma ha pur sempre emancipato i popoli europei e persino quelli africani. La Rivoluzione russa ha solo portato direttamente al fascismo, per poi scontrarvisi.
Se uno vuole avere una rappresentazione della coscienza popolare russa deve rivolgersi ai suoi poeti, tra i più grandi del ‘900, gli unici capaci di fornire una qualche interpretazione di un mondo altrimenti indecifrabile. Gli scrittori russi mentono, i poeti sono sinceri. Fra tutti spicca Sergej Esenin che ha scritto versi talmente meravigliosi da commuovere persino Trotskij e non è poco, anche se Trotskij era ucraino. “Sono molto, molto malato, e nemmeno io so qual è il mio male”. L’uomo nero. I russi, ignoranti dell’illuminismo, Tolstoy amava di Rousseau solo la mistica, sono fatalisti. Ecco giunto il momento di tornare ad Esenin. “Alla finestra illividisce l’alba, la la luna è morta. Lo specchio infranto. Sono solo”. Esenin si suicidò nel 1925 a soli trent’anni. Stranamente, solo gli oligarchi si sono suicidati in Russia più dei poeti.
Riccardo Bruno
Direttore politico “La Voce Repubblicana”

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