La lotta di Lorenzo Conti, il figlio di Lando, sindaco repubblicano di Firenze, ucciso dalle Brigate Rosse il 10 febbraio 1986, prosegue da sette mesi, con determinazione e coraggio. Lorenzo ha sollevato il velo su alcune verità scomode: il silenzio caduto sulle vittime del terrorismo e, al contrario, l’atteggiamento di favore di molte Istituzioni verso chi si è macchiato di crimini orrendi, spesso senza dissociarsi o, quanto meno, rivelare i segreti di quel periodo oscuro, caratterizzato da migliaia di morti e feriti. Sette mesi non sono passati invano: anche se Lorenzo non ha ottenuto risposte alle sue domande, oggi quelle verità scomode hanno cominciato ad essere meno nascoste. Altri familiari di vittime dei terroristi hanno cominciato a sollevare gli stessi problemi per i quali il figlio del sindaco di Firenze cominciò la sua protesta, arrivando anche ad uno sciopero della fame durato ben tre settimane. La pubblicazione ed il successo del libro di Mario Calabresi, figlio di Luigi, il commissario che cadde vittima dei suoi assassini dopo un martellante linciaggio mediatico cui parteciparono notissimi intellettuali e giornalisti, dimostra che una maggiore considerazione per le vittime si sta finalmente imponendo, nonostante l’indifferenza delle Istituzioni.
Oggi, tenace come sempre, Lorenzo Conti, si rivolge al Sindaco di Firenze Domenici, così come in passato si era rivolto al presidente della Regione Martini ed allo stesso presidente della Repubblica, Napolitano. Chiede le sue dimissioni per i motivi esposti nella lettera che pubblichiamo.
Lorenzo Conti e le sue verità scomode
Sette mesi non sono passati invano: anche se Lorenzo non ha ottenuto risposte alle sue domande, oggi quelle verità scomode hanno cominciato ad essere meno nascoste.

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