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L’Iran tra incudine e martello: l’equilibrio precario della Repubblica Islamica

Quarantacinque anni dopo la Rivoluzione del 1979, la Repubblica Islamica non è più soltanto un attore regionale ambizioso, ma un sistema complesso che lotta per la propria sopravvivenza su due fronti speculari: una pressione esterna senza precedenti e una frattura interna che appare ormai insanabile. Sul piano internazionale, la geopolitica di Teheran resta guidata dalla necessità di esportare la propria influenza per evitare l’accerchiamento. Attraverso il cosiddetto “Asse della Resistenza” — una rete di alleati che va dagli Hezbollah in Libano alle milizie sciite in Iraq, fino agli Houthi in Yemen — l’Iran ha dimostrato di poter proiettare il proprio potere ben oltre i confini nazionali.

di Giuseppe Basilico | 24 Marzo 2026

Quarantacinque anni dopo la Rivoluzione del 1979, la Repubblica Islamica non è più soltanto un attore regionale ambizioso, ma un sistema complesso che lotta per la propria sopravvivenza su due fronti speculari: una pressione esterna senza precedenti e una frattura interna che appare ormai insanabile.
Sul piano internazionale, la geopolitica di Teheran resta guidata dalla necessità di esportare la propria influenza per evitare l’accerchiamento. Attraverso il cosiddetto “Asse della Resistenza” — una rete di alleati che va dagli Hezbollah in Libano alle milizie sciite in Iraq, fino agli Houthi in Yemen — l’Iran ha dimostrato di poter proiettare il proprio potere ben oltre i confini nazionali.
Tuttavia, questa strategia ha un costo altissimo. Il coinvolgimento indiretto (e talvolta diretto) nei conflitti mediorientali ha portato il Paese a un confronto costante con Israele e gli Stati Uniti. Il programma nucleare, ufficialmente a scopo civile ma guardato con sospetto dalle potenze occidentali, rimane l’ago della bilancia: ogni progresso tecnico nelle centrali di Natanz o Fordow scatena reazioni a catena che variano dalle sanzioni economiche ai cyber-attacchi, mantenendo l’intera regione in uno stato di allerta permanente.
Se la politica estera è muscolare, quella interna è segnata da una fragilità strutturale. Il movimento “Donna, Vita, Libertà”, esploso dopo la morte di Mahsa Amini, ha rivelato un mutamento sociologico profondo. La popolazione iraniana è giovane, iper-connessa e stanca di un sistema di valori percepito come anacronistico.
Non si tratta solo di una lotta per i diritti civili, ma di una reazione a una gestione economica asfissiante. Anni di sanzioni internazionali, uniti a una corruzione sistemica e a una svalutazione galoppante del rial, hanno eroso il consenso della classe media e delle fasce più povere, storicamente base del regime. La risposta delle autorità, oscillante tra una repressione durissima e timide concessioni, non sembra aver scalfito la determinazione di una generazione che non si riconosce più nei dogmi della rivoluzione khomeinista.
A complicare il quadro geopolitico vi è l’incognita della successione alla Guida Suprema. Il passaggio di potere dopo l’era di Ali Khamenei sarà il vero banco di prova per la tenuta del sistema. Le diverse fazioni — da una parte i pragmatici che spingono per una riapertura diplomatica utile a risollevare l’economia, dall’altra i falchi dei Pasdaran (le Guardie della Rivoluzione) che detengono il controllo militare ed economico del Paese — si preparano a uno scontro per definire l’identità futura dell’Iran.
In questo scenario, l’Iran non è solo un “problema” di sicurezza globale, ma un Paese sospeso. La sua capacità di influenzare i mercati energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e la sua alleanza strategica con Russia e Cina lo rendono un perno fondamentale degli equilibri mondiali. Tuttavia, finché Teheran non riuscirà a ricomporre il divorzio tra le aspirazioni della sua società civile e le necessità di sopravvivenza del suo apparato di potere, rimarrà una polveriera pronta a esplodere, con conseguenze imprevedibili per l’intero scacchiere internazionale.

Giuseppe Basilico

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Giuseppe Basilico

Giuseppe Basilico è un giornalista pubblicista collaboratore del giornale “Avanti Online”. ” Ho 49 anni vivo a Roccagorga in provincia di Latina. Ho la maturità Istituto d’Arte. Non sono un giornalista (posso definirmi un semplice pubblicista come tanti). La passione inizia attraverso i libri di Oriana Fallaci in tarda età a 45 anni. La mia formazione nasce sulla base di discussioni con la mia docente di giornalismo sulla politica Estera (proprio dalla Fallaci), se non avessi avuto i suoi libri come punto di riferimento non avrei concluso assolutamente nulla. Non avendo disponibilità economiche di frequentare corsi – uscivo da un lungo lutto di mia madre – chiesi a Bobo Craxi di domandare alla testata “Avanti! online” se ci fosse spazio per ospitarmi. Da lì iniziò questa bellissima avventura fatta di interviste e pezzi sul Medio Oriente – Ucraina e che continua con la testata PensaLibero.it. Nel 2016 incontro Cirino Pomicino a Roma in una intervista che verte sulla politica di ieri e di oggi. Credo che sia stato un segnale per annunciarmi alle testate attuali che mi ospitano”.

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