Due film dentro e fuori Napoli, un’opera prima “L’intervallo” rivelazione e un documentario “Il gemello”” che conferma il lungo lavoro di indagine sulle carceri di Vincenzo Marra. Da vedere.
L’intervallo

Molti i giovani e giovanissimi nelle storie, non solo italiane che scorrevano sullo schermo ma i protagonisti de L’intervallo (19 anni lui, 15 lei), scelti dopo il lavoro lungo un anno fra i frequentatori di un corso organizzato dallo stesso regista, la fotografia di Luca Bigazzi, (che esalta con maestria i luoghi bui del sotterraneo desolato e desolante (un ex ospedale fatiscente nei pressi dell’aeroporto), la scoperta del giardino lussureggiante di colori, abitato da una fauna canora, tutto concorre a far pensare ad un’opera prima di alto livello.
Due giovani quindi costretti a trascorrere insieme un’intera giornata (lei sequestrata, per uno sgarbo di cui deve rendere conto, lui suo guardiano) dal capo della camorra del quartiere.
Dopo un inizio difficile, i due sono diffidenti l’uno nei confronti dell’altro, la ragazza ha l’atteggiamento e la forza di una donna molto più adulta dell’età anagrafica mentre il ragazzo è un po’ perso nel suo ruolo di controllore che non sa e non vuole sapere il perché dell’incarico , ecco che arriva l’intervallo del titolo.
Le ore sono lunghe quando si deve aspettare e lentamente i due escono dalla realtà e dall’angoscia dell’attesa e tornano, quasi come in una favola, alla curiosità della loro età.Si raccontano i loro sogni, si confessano le proprie paure, esplorano i sotterranei dell’ex ospedale psichiatrico; la scoperta di una barca nello scantinato invaso dalle acque (merito dell’edilizia sconsiderata di una Napoli che affonda) si trasforma in una nave che solca i mari, si cerca una via di fuga (e lei la trova, fugge ma non sa dove andare e tornerà, forse anche per non mettere nei guai il suo “carceriere”.
L’arrivo del capo camorra pone fine all’intervallo. Delle scelte vanno fatte, si torna alla vita reale, si decide da che parte stare e con chi. Alla fine, quando si esce finalmente per tornare ad essere meno liberi nella vita di tutti i giorni, neanche uno sguardo fra Veronica e Salvatore. La camorra e la sua volontà di sopraffazione sono tornate padrone dei loro destini.
Diversi i premi che il film, già dal 5 settembre nelle sale, si è aggiudicato, dal Premio Francesco Pasinetti (assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) al Premio Fipresci (della Federazione Internazionale dei Critici Cinematografici),al Premio Lanterna Magica (assegnato dalla giuria dei Cinecircoli Giovanili Socioculturali in collaborazione con il Comitato per la cinematografia dei ragazzi),al Premio FEDIC (assegnato alla Federazione Italiana dei Cineclub),
E sempre di Napoli continuiamo a parlare con “Il gemello” di Vincenzo Marra presentato nella sezione “Giornate degli autori”.
Se i protagonisti di L’intervallo sono in un certo senso “prigionieri” (della camorra) liberi nelle strade di Napoli, Raffaele, ospite del carcere “modello” di Secondigliano è libero di muoversi in quello che è la sua casa, lavora alla raccolta differenziata, è rispettato dai compagni, è ascoltato dall’ispettore capo Niko che lo accompagna nel suo percorso di maturazione. Ma cosa sarà di lui, una volta scontata la sua pena?
E’ uno spaccato di vita quotidiana in carcere quello che ci presenta Marra visto con gli occhi di Raffaele che ci accompagna nel suo viaggio “libero” attraverso i corridoi e gli spazi claustrofobici.
Raffaele Castagliola , 29 anni, altri due fratelli gemelli, è entrato la prima volta in carcere all’età di 15 anni ed ha ancora circa sei anni da scontare. Riceve le visite del fratello gemello che, diventato padre ha cambiato vita, condivide la cella con il compagno che meno lo disturba,
Sta compiendo un percorso che l’ha portato a riflettere e indagare sul suo stato ma, come afferma parlando all’ ispettore Domenico Manzi, forse l’immagine speculare di quel gemello del titolo, “puoi insegnare ai tuoi figli tutte le cose belle di questo mondo, ma se loro non tengono la testa, se decidono di prendere la strada sbagliata non c’è niente da fare”.
Maniaco della pulizia, ha “sistemato” diverse celle dell’ala riservata ai camorristi, quella dove può muoversi. Quasi novello arredatore ha messo ordine in quelle celle in cui le bottiglie d’acqua che occupano il poco spazio disponibile servono per fare sollevamento pesi, i santini della Madonna si dividono le pareti con i calendari porno.
Alla fine della proiezione il regista ha letto una lettera di Raffaele Castagliola che ringraziava “… tutti quelli che hanno fiducia in me , mi stanno aiutando e possono darmi un futuro fuori da questo mondo di sofferenza. Il film mi ha fatto riacquistare la fiducia in me stesso”.

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