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L’Europa si svegli

Ho letto con attenzione l’editoriale di Riccardo Bruno dell’8 dicembre scorso. Le sue osservazioni, che richiamano la storia e i meccanismi istituzionali della NATO, sottolineano correttamente quanto sia improbabile che gli Stati Uniti possano davvero uscirne. La risoluzione Vandenberg del 1947 con il principio di reciprocità rende la procedura estremamente complessa, e convocare Congresso e Senato per un atto simile richiederebbe anni. È vero anche che la Francia nel 1966 si ritirò solo parzialmente, restando comunque nella struttura politica dell’Alleanza. Tutto corretto, ma qui voglio sottolineare un punto decisivo: non è la procedura formale il problema, ma la deriva politica che Trump rappresenta e che trova sponde nei sovranismi nazionali europei. Ed è una deriva che fa il gioco di Putin, senza bisogno di atti ufficiali o di voti del Congresso.

di Eugenio Fusignani | 11 Dicembre 2025

Ho letto con attenzione l’editoriale di Riccardo Bruno dell’8 dicembre scorso. Le sue osservazioni, che richiamano la storia e i meccanismi istituzionali della NATO, sottolineano correttamente quanto sia improbabile che gli Stati Uniti possano davvero uscirne. La risoluzione Vandenberg del 1947 con il principio di reciprocità rende la procedura estremamente complessa, e convocare Congresso e Senato per un atto simile richiederebbe anni. È vero anche che la Francia nel 1966 si ritirò solo parzialmente, restando comunque nella struttura politica dell’Alleanza.

Tutto corretto, ma qui voglio sottolineare un punto decisivo: non è la procedura formale il problema, ma la deriva politica che Trump rappresenta e che trova sponde nei sovranismi nazionali europei. Ed è una deriva che fa il gioco di Putin, senza bisogno di atti ufficiali o di voti del Congresso.

Il problema non sta nel rischio formale che Trump lasci la NATO, ma nel modo in cui egli indebolisce l’Europa, rendendola insicura e imprevedibile. Gli basta un tweet, un piano di sicurezza o un proclama per incrinare la credibilità dell’alleanza. Questo è ciò che Putin desidera, perché un’Europa divisa e indebolita serve i suoi interessi. Ed è qui che nasce il vero pericolo per l’Italia, perché i sovranismi nazionali non rendono un Paese più forte, ma lo rendono ricattabile e subordinato agli interessi degli altri. Perdere l’Europa oggi significa perdere protezione, autonomia e capacità di contare nel mondo.

Un altro aspetto fondamentale riguarda le richieste americane all’Ucraina di andare al voto in pieno conflitto. Questa idea è irresponsabile, pericolosa e profondamente contraria al senso stesso della democrazia. Il Regno Unito, la più antica democrazia parlamentare del mondo, non andò alle urne per dieci anni, dal 1935 al 1945, mentre affrontava la più grande minaccia della sua storia. Nessuno invocò elezioni durante i bombardamenti di Londra. La democrazia non è una vetrina da esibire, è un impegno serio, fatto di responsabilità, misura e difesa delle istituzioni quando il mondo intorno vacilla. Chiedere elezioni in un Paese sotto attacco significa essere turisti della democrazia, considerarla un gioco invece di un dovere civile.

Questo ci porta a riflettere sull’Europa che abbiamo e su quella che dovremmo costruire. L’Unione Europea non è uno Stato federale, non ha una difesa comune e non dispone di una politica estera autonoma. È un mercato unico con alcune istituzioni che operano entro limiti precisi.

Tuttavia, ciò che ha costruito, lo ha fatto bene tant’è che l’euro è la più grande conquista della nostra storia recente e in venticinque anni è diventato la seconda moneta mondiale, riducendo il monopolio del dollaro.

Oggi Francoforte, non Bruxelles, è il vero centro di influenza economica del continente. E questo ci ricorda che l’Europa, pur con i suoi limiti, è ancora la regione più ricca e avanzata al mondo, sia economicamente sia culturalmente.

Tuttavia, tutto questo non basta. L’Europa deve smettere di essere solo un gigante economico e diventare una potenza politica. Non ci saranno soluzioni se non si compie un salto coraggioso, e il primo passo indispensabile è una Costituzione europea che stabilisca poteri, competenze e responsabilità chiare. Il voto a maggioranza sarà lo strumento per impedire che un solo Paese possa bloccare il destino di tutti. Solo così l’Europa potrà parlare con una voce sola, difendere se stessa e contare nel mondo.

Per l’Italia, la situazione è altrettanto critica. Il nostro governo sostiene l’Ucraina ma non vuole colpire direttamente la Russia, dichiara solidarietà ma non invia soldati, afferma principi ma non vuole pagare i costi. È la logica dei volenterosi: aiutare senza assumersi responsabilità. Le sanzioni da sole non bastano e non piegarono Mussolini, figurarsi Putin. L’America propone soluzioni concrete e l’Europa attende, mentre l’Italia oscilla tra dichiarazioni e inerzia. La politica non può essere un pendolo. O si sta da una parte o si sta dall’altra.

La tradizione repubblicana italiana ci insegna che la democrazia è responsabilità, non propaganda. Non è un accessorio o uno slogan da esibire in campagna elettorale. La democrazia si difende nei momenti difficili e si costruisce insieme, con coscienza civile e coraggio. Oggi l’Europa ha una scelta chiara: diventare adulta, federale, politica e unita oppure continuare a subire la logica dei sovranismi, dei nazionalismi e dei turisti della democrazia. Il tempo delle illusioni è finito ed è il momento di scegliere chi vogliamo essere. E allora scegliamo da Repubblicani: in Europa, con l’Europa e per l’Europa.

Eugenio Fusignani

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Eugenio Fusignani

Eugenio Fusignani è Cavaliere della Repubblica e membro del Tribunato di Romagna. Laureato in Economia aziendale e marketing, svolge l’attività di geometra come libero professionista. Dal 2021 è presidente nazionale di Culturalia, settore culturale dell’Agci. Iscritto al Partito Repubblicano Italiano dal 1976, attualmente è Segretario regionale del Pri dell’Emilia-Romagna. Dal 2016 è vicesindaco del Comune di Ravenna

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