
I bulli del pianeta hanno deciso di prendersela con l’Europa. Trump e Putin alzano la voce come se il nostro continente fosse un bersaglio facile, dimenticando che proprio qui è nata l’idea moderna di democrazia e di libertà. È una provocazione continua, quasi una sfida lanciata a chi considerano troppo lento, troppo diviso, troppo prudente per reagire. Ma i bulli, si sa, fanno paura solo finché nessuno li guarda negli occhi. Il problema è che l’Europa questo sguardo non lo alza più. Ci perdiamo in tavoli infiniti, in compromessi che annacquano ogni decisione, in veti che proteggono interessi nazionali e indeboliscono quelli comuni: ventisette voci che parlano tutte insieme senza dire davvero nulla. E mentre discutiamo, il mondo intorno corre e ci mette all’angolo. Serve un sussulto, un gesto politico capace di rompere la paralisi. Immaginiamo che Von der Leyen lasci il posto. Immaginiamo Macron che, dopo aver ridato la parola ai francesi, accetta di guidare l’Unione. Non sarebbe una fantasia: sarebbe finalmente una leadership riconoscibile. La Francia, unica potenza nucleare dell’UE, ha il peso necessario per far capire a Trump e Putin che l’Europa non è un museo da saccheggiare, ma una forza capace di difendersi. E loro lo sanno bene: le loro minacce funzionano solo finché trovano debolezza dall’altra parte. Ma il vero nodo siamo noi. Ogni Paese chiede qualcosa in cambio prima di dire sì a qualunque progetto, anche quando è in gioco il futuro collettivo. È un’abitudine che non possiamo più permetterci. Perché, se continuiamo così – se continuiamo a sommare egoismi e lentezze – rischiamo di perdere tutto ciò che crediamo garantito: pace, stabilità, benessere. È il momento dell’orgoglio e della lucidità. Non servono proclami: servono decisioni. L’Europa può ancora essere un attore rispettato, oppure diventare una comparsa in un mondo dominato da potenze autoritarie. Per dirla tutta: possiamo davvero pensare in prospettiva a un’Europa più determinata? Non lo so. Quello che so è che la differenza la faranno i nostri tempi di reazione, la nostra capacità di reagire ora. Non domani.
Angelo Santoro

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