Un elettore fortemente deluso dal PDL, in nome della “rivoluzione liberale” consiglia al Cav. di togliersi di torno veramente e definitivamente.

ti prego di leggere con attenzione queste poche righe, dopo che io ho letto con rispetto le tue per oltre dieci anni di militanza in Forza Italia e nel Pdl.
Nelle lettere, che tu ci inviavi sistematicamente, ponevi sempre in risalto il valore della Libertà e dell’innovazione (istituzionale, economica, sociale): credo che gli elettori ti abbiamo sempre premiato essenzialmente per questo. Almeno è stato così per me, che, erede della cultura riformista di B. Craxi, avevo visto nella tua proposta di “rivoluzione liberale” la naturale continuazione di quel percorso di modernizzazione della società italiana che il miglior Craxi aveva avviato, ma che i poteri conservatori (dopo lo sgarro fatto agli Americani a Sigonella) gli avevano impedito di portare a termine.
Su questa premessa era del tutto normale che gli stessi poteri si sarebbero accaniti contro di te, come in effetti è stato, anche se tu ci hai messo del tuo, ma, comunque, sei sempre riuscito a difenderti e spesso a vincere, se è vero che non ti hanno mai potuto “ammanettare”.
Orbene, in quasi tutte queste battaglie, nei tanti scontri politici, sono stato tra chi ti ha difeso in nome di quella “rivoluzione liberale” che avevi promesso di portare avanti nella società e nel partito. Anzi, proprio in nome di questa battaglia di libertà, un anno fa mi sono visto appioppare una bella e solenne espulsione da quel Popolo della Libertà di cui ero stato piccolo dirigente. Ne sono comunque andato subito orgoglioso, dato che in quel momento erano venuti alla ribalta i casi di Brancher, Scajola, Papa, Cosentino, Calabrese, etc. etc., insieme alle tue marachelle con Ruby & C., che avrebbero reso in ogni modo ridicola una mia permanenza nel Pdl, essendo palesemente venuto meno il fondamento della “rivoluzione liberale” di gobettiana memoria.
Ora, però, dopo che ti eri ritirato dalle battaglie, senza essere stato sconfitto in Parlamento, e stavi registrando nel Paese la sconfitta del Pdl (secondo le tue parole al Congresso fondativo di Roma, sarebbe dovuto arrivare ben presto al 51%, adesso, dopo soli tre anni, viaggia, in base ai sondaggi, a cifre invertite al 15% e a Parma, da cui scrivo, ad un misero 5%, grazie a quel Villani che ti aveva fatto infuriare per non aver accettato la chantante), proprio in questi giorni, tu hai annunciato di voler essere ancora il leader dei Moderati se gli elettori ti daranno il 51%: non ti sembra più saggio e dignitoso, a questo stato delle cose, prendere la decisione drastica di sciogliere il Pdl per evitargli una fine elettorale ingloriosa, anziché chiedere scusa per non aver realizzato la “rivoluzione liberale”? Se questi nani e ballerine a cui hai provato a passare la tua creatura in eredità non sono in grado, all’evidenza dei fatti, di combinare granchè, questo non significa che tu potrai salvare la baracca, perché in ballo non c’è solo quella del Pdl, ma c’è la “baracca” dell’Italia!
Come vedi, poche parole essenziali per raccomandarti questa estrema e urgente decisione, così che gli italiani ti possano rendere il merito di averli risparmiati prima dal “comunismo” e ora, se ti ritirerai, da quel blocco conservatore che, con te ancora in campo avverso, avrebbe una facile vittoria e toglierebbe in via definitiva agli innovatori riformisti e ai liberali, che ti avevano seguito, perfino la speranza di poter vedere un’Italia nuova riformata nella sua Costituzione, sulle basi della solidarietà civile e della società liberale.

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