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Lettera a Pannella. Pdl e Pd sono sotto le macerie…

di Fabio Fabbri | 23 Ottobre 2011

I radicali non possono sottrarsi al dovere di concorrere alla costruzione, ora e subito, di una alleanza laico-socialista; un rassemblement più largo della Rosa nel pugno, capace di mobilitare tutte le energie che non si riconoscono nei due maggiori partiti e non sono vedove della Dc. 

Caro Marco,
i recenti eventi politico-parlamentari, di cui sono stati protagonisti anche i deputati radicali, mi spingono a renderti partecipe di alcune mie riflessioni. Mi faccio vivo con te dopo un lungo silenzio. Mentre tu sei rimasto prim’attore dell’agone politico, io, dopo la grande slavina del ’94, sono ritornato alla toga e alla serenità del mio paese sull’Appennino.
Come accade alle persone avanti negli anni, si affollano nel mio animo i ricordi di tante comuni battaglie. Ci siamo conosciuti quando portavamo i calzoni alla zuava, ai tempi dell’Unione Goliardica Italiana. Poi la fronda nella sinistra liberale, la fondazione del Partito Radicale di Pannunzio e Carandini e il comune sconforto a fronte della sua dissoluzione. Non ti ho seguito quando hai dato vita al nuovo partito radicale. Ho scelto il PSI rinnovato di Craxi, vedendo in esso la Terza Forza liberal-socialista agognata da Pannunzio, La Malfa, Leo Valiani ed Ernesto Rossi.
Abbiamo marciato divisi, ma il comune retroterra ideale ci ha sovente avvicinati. Fui favorevole all’alleanza elettorale radical-socialista che ebbe un risultato positivo. Bettino Craxi ti voleva bene, anche se talora si lamentava della tua imprevedibilità. Insieme, accompagnati da Claudio Martelli, andammo al Quirinale per denunciare a Cossiga la malagiustuzia di cui era vittima Tortora. E che onore è stato per me essere ospite, in rappresentanza del Psi al congresso del Pr transnazionale, in una Budapest che assaporava gli albori della ritrovata libertà. Più recentemente, sono stato felice quando ci siamo ritrovati nella “Rosa nel pugno”, ahimè precipitosamente appassita.
Ma veniamo al passato prossimo e al presente. Ho sofferto quando, nel 2008, avete deciso di trovare usbergo elettorale nelle liste del Pd di Valter Veltroni: proprio mentre costui precludeva l’accesso al Parlamento della pattuglia socialista e tendeva la mano, oltre che ai radicali, anche al repellente Di Pietro.
So bene che nel bagaglio di un leader c’è anche una dose di crudo realismo. So anche che fa parte della tua storia l’idea che la dialettica politica debba essere organizzata secondo uno schema rigidamente bipolare. Ricordo che, tanti anni fa, giovane senatore, firmai con te un disegno di legge che disciplinava le consultazioni elettorali secondo questa ferrea dicotomia, nell’illusione che l’Italia fosse assimilabile agli Usa. In coerenza con questa logica dei due steccati, vi siete alleati in passato anche con il polo di centro-destra. Adesso è giunto il momento di fare il bilancio.
L’esperienza con il conglomerato berlusconiano è stata sicuramente negativa e vi ha costretto a scegliere la contro-parte: l’amalgama non riuscito fra post-comunisti ed ex sinistra Dc. L’amaro consuntivo della convivenza dei deputati radicali nel gruppo del Pd della Camera, dal 2008 ad oggi, non dovrebbe lasciare alcun margine di dubbio. Non solo perché, di fronte al vostro legittimo esercizio di autonomia, siete stati subito scomunicati: definiti ‘stronzi galleggianti’ da Rosy Bindi, novella erinni infuocata, e dichiarati “auto-sospesi” dal Gruppo: come Filippo Penati!
Nessuna sorpresa, se si tiene presente che in quel partito mancano la cultura e lo spirito liberale, che si nutrono anche di tolleranza per il dissenso, in applicazione della legge del dialogo, quella che ci ha insegnato Guido Calogero. Altro che bipolarismo con l’elmetto come lievito della democrazia e della storia!
Sbaglio Marco se, tirando le somme, constato che le macerie della seconda Repubblica coinvolgono non solo il Pdl ma anche il Pd? Sbaglio, se penso che, dopo quel che è successo, non c’è spazio per rinegoziare l’ospitalità in casa del Pd?
Se questa è la sgradevole realtà, i radicali non possono sottrarsi al dovere di concorrere alla costruzione, ora e subito, di una alleanza laico-socialista; un rassemblement più largo della Rosa nel pugno, capace di mobilitare tutte le energie che non si riconoscono nei due maggiori partiti e non sono vedove della Dc. Di fronte all’anoressia progettuale del triunvirato Vendola-Bersani-Di Pietro, bisogna attivare un laboratorio politico-culturale capace d indicare alla Nazione le vie da percorrere per uscire dal pantano in cui sta languendo. Non solo diritti civili, ma anche diritti sociali e governo dell’economia.
Ernesto Rossi, che non era malato di statalismo, ha più volte enfatizzato che  gli spazi della pianificazione liberale sono assai ampi. E’ una direttiva che vale, a maggior ragione, nell’epoca della globalizzazione. Abbiamo nel nostro comune passato un precedente incoraggiante. Il programma riformatore del primo centro-sinistra fu scritto nei convegni degli “Amici del Mondo”. Promuovendo con paziente duttilità questa svolta federativa insieme ai naturali compagni di viaggio (certo, i socialisti, ma anche le altre disperse membra del mondo laico-liberale) dimostrerai che ha ragione Giuseppe Galasso quando afferma che il lascito dei radicali del “Mondo” non è un’eredità giacente priva di successori. Con un abbraccio amichevole,

Pubblicato in : Primo pianoTag: bettino craxi, ernesto rossi, leo valiani, marco pannella, partito radicale, rosa nel pugno

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