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Legalizzare il processo migratorio

di Aldo Penna | 3 Maggio 2015

I popoli sono sempre fuggiti dalla guerra e dalla povertà. La seconda è sopportabile, la prima no e, infatti, la composizione della folla che da anni si imbarca sui trabiccoli del mare cambia.

A cavallo tra l’800 e il 900, al ritmo di un milione l’anno, gli europei migrarono nelle Americhe.  L’esodo raggiunse proporzioni gigantesche finendo per interessare il 10% della popolazione italiana, l’8% dei norvegesi, il 5% degli spagnoli, il 7% degli irlandesi, il 7% degli inglesi.  Negli anni 60 la Germania occidentale in piena rinascita industriale, assorbì fino 10 milioni di migranti in gran parte provenienti dal Sud dell’Europa. Oggi il suo Parlamento conta deputati di seconda e terza generazione di diverse nazionalità, oramai pienamente integrati nella cultura tedesca.

I popoli sono sempre fuggiti dalla guerra e dalla povertà. La seconda è sopportabile, la prima no e, infatti, la composizione della folla che da anni si imbarca sui trabiccoli del mare cambia come i colori della disperazione dell’Africa infiammata o del vicino oriente in guerra.

Nel Marzo del 1991, caduto il regime comunista, una moltitudine di albanesi fuggì dalla grande prigione a cielo aperto dell’Albania di Enver Hoxha e si riversò sulle coste brindisine. Quasi trentamila arrivi in pochi giorni, un esodo biblico. Ma è dalle coste marocchine, tunisine, libiche e siriane che partono le migrazioni per la libertà.

Appena cessano i conflitti si fermano le ondate di migrazione. Dall’Albania candidata a entrare nella UE non arrivano più barconi di disperati, e anche i Tunisini dopo la Primavera araba salgono con meno frequenza su quelle barche.

Le migrazioni sono un fenomeno insuperabile, l’uomo si è sempre spostato alla ricerca di una vita migliore. Quello che è superabile è invece il racket criminale che lo gestisce e i milioni di euro che transitano dalle mani dei migranti a quelle insanguinate di organizzatori senza scrupoli.

Nonostante un muro degno della grande muraglia cinese, i messicani continuano a entrare negli Stati Uniti. Incuranti delle migliaia di morti e del rischio concreto che sulla prossima zattera che si rovescerà possano esserci loro stessi, i migranti si affollano dentro i lager sulle coste africane gestiti dai negrieri del nuovo millennio. Qui consegnano i denari all’organizzazione, ricevono l’indottrinamento sul comportamento da tenere e aspettano la data fissata.

Come avviene per la droga che a dispetto delle tonnellate sequestrate, continua ad arrivare sui mercati dell’occidente, così i migranti sono inarrestabili. Alzate un muro, lo scaleranno o vi passeranno sotto. E anche se il mare è una barriera letale chi ha certezza di morire in patria affronta volentieri il rischio di morire in mare.

Come il traffico di droga corrompe guardiani e tutori, apre ogni porta e fa chiudere gli occhi a chi dovrebbe tenerli aperti, così i migranti si addensano sulle coste da punti a tutti noti per prendere il mare senza che le corrotte autorità che dovrebbero fermarli muovano un passo. Solo se la tragedia è fuori consuetudine suscita rabbia e indignazione. I 350 morti di Lampedusa del 2013 hanno acceso i fari europei sulla vicenda, i 50 morti nel mare di Trapani dieci giorni dopo divennero statistica per la cronaca, i 700 morti di qualche giorno fa hanno riattizzato polemiche e fatto emergere responsabilità, codardie e opportunismi. E quando la memoria di questa tragedia si affievolirà, la cronaca, come una diabolica macchinazione, ci regalerà altri morti a decine, a centinaia, a migliaia. E’ una guerra non dichiarata contro il mare, la sorte, la disperazione, per la speranza di un’altra vita e un altro futuro. Solo che le ali di questo volo verso la speranza sono insanguinate, hanno le sembianze, l’arroganza e la malvagità di un sistema che mira a estrarre il massimo profitto da un’immane catastrofe umanitaria.

Per fermare il traffico di droga che arricchisce le organizzazioni criminali, la Direzione Nazionale Antimafia ha proposto la legalizzazione delle droghe leggere. Dopo decenni di repressione ci si accorge che non si può svuotare il mare del traffico con il cucchiaino della repressione. Allo stesso modo anche per i migranti occorre una nuova visione europea che legalizzi il processo migratorio sottraendolo ai negrieri del nuovo millennio.

Pubblicato in : Primo piano

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