Accade, a volte, di trovare un riscontro immediato alle proprie tesi nel confronto diretto con gli altri, se ancora si ha la volontà di coltivarlo, ed al tempo stesso di toccare con mano quanto la chiusura su posizioni arretrate arrechi danni gravi non solo a chi la pratica ma anche a chi, di riflesso, la subisce pur non condividendola. Partecipando in via del tutto amichevole al Congresso regionale, a Firenze, del Partito Liberale, al quale non siamo iscritti, come del resto a nessun altro partito, ma che comunque riconosciamo, almeno nelle ragioni ideali, come nostra area di appartenenza, abbiamo fatto un breve intervento, del tutto a braccio, riportando la nostra esperienza personale che è legata alla scrittura su Web – non solo per Pensalibero – e dunque al conseguente costante dialogo con i lettori che ne deriva, dialogo che viene poi ulteriormente ampliato quando postiamo i pezzi su Facebook. Possiamo affermare, senza tema di essere smentiti, che la Rete oggi è il principale veicolo di trasmissione di informazioni in tempo reale, basti pensare al ruolo determinante svolto dai Social network – Twitter e Facebook su tutti – utilizzati via palmare dagli studenti iraniani per tenerci al corrente della manifestazioni nelle strade, della repressione violenta del regime, degli arresti e delle botte, degli assassinii consumati per strada, questo a dispetto della censura imposta dallo stato violento e tiranno di Ahmadinejad ai mezzi di informazione locali ed internazionali. Questa costante fonte di informazione, viene resa ancora più interessante dalla possibilità che hanno gli utenti della Rete di partecipare al commento delle notizie, esprimendo direttamente e liberamente le proprie opinioni e dialogando con gli altri lettori e con gli estensori degli articoli riportati, aprendo così una sorta di agorà virtuale che, piaccia o no, esiste ed è oggi, in tempi di democrazia formale ma non più sostanziale, l’unica via concessa ai cittadini italiani per far sentire la propria voce. Ora, si potrebbe ingenuamente pensare che politici esperti, avveduti ed attenti ai mutamenti sociali dovuti anche all’evoluzione tecnologica, ormai alla portata di molti, ma soprattutto dei più giovani che rappresentano il nostro futuro, se ancora possiamo sperare di averne uno, vedessero nella Rete e nelle sue molte agorà virtuali, una risorsa straordinaria per recuperare quel rapporto con gli elettori che è ormai completamente saltato, e per riaprire una nuova stagione di partecipazione democratica di cui il nostro paese, prima, molto prima delle riforme, ha estremamente bisogno. Invece non è così, e vediamo perché. Tranne rari casi – come quello del Sindaco di Firenze, che ha capito bene la lezione obamiana – i politici che stanno ad un livello istituzionale alto si tengono fuori dalla Rete, magari si aprono un account su Facebook utilizzandolo come un semplice misuratore di preferenze – tot amici tot voti, calcolo peraltro del tutto ingannevole e fasullo – ma non intervengono mai in alcun caso, mantenendo così la loro distanza iperurania dai cittadini. Diverso è il caso degli amministratori locali, di coloro che lavorano nei consigli comunali, provinciali e regionali e che coltivano un legame con il territorio e con l’elettorato che è loro necessario, soprattutto laddove resistono ancora leggi regionali che prevedono il voto di preferenza, sentendosi dunque in dovere di rendere noti i passaggi della loro attività amministrativa e di rispondere – i più volenterosi – ai cittadini che fanno domande, di solito precise e circostanziate riguardanti i servizi e tutto quanto definisce la qualità, o la negazione di essa, della vita quotidiana. Ora, in un paese dove maggioranza ed opposizione hanno, di comune accordo, sancito il trionfo della partitocrazia, esaltazione ultima e devastante del bipolarismo bastardo che si è voluto imporre senza premettergli basi che fossero minimamente ragionate e ragionevoli, non ci meraviglia che i detentori del potere si tengano ben lontani dal confronto con i cittadini, nota perdita di tempo e fonte solo di seccature, peraltro del tutto inutile grazie alla bella legge elettorale che ci ritroviamo. Meraviglia invece, e molto, che coloro che fanno una politica assolutamente minoritaria, per non dire ormai di pura sopravvivenza di bandiera, non sentano né tantomeno concepiscano la necessità di entrare attivamente in Rete e cercare degli spazi di incontro e di dialogo – che esistono e sono vasti – dove poter ricominciare a parlare di idee e dove poter seminare di nuovo il germe della passione civile e della partecipazione democratica. Questo in sintesi il succo del nostro intervento di ieri: il pubblico ha capito e condiviso la nostra opinione con entusiasmo, il politico di turno invece no. Vi stupisce?!
ChiBo

Caro Federico, condivido appieno il tuo pensiero ed aggiungo che, secondo me, il contatto in Rete potrebbe essere un ottimo prologo al contatto diretto, aiutando le persone che magari vivono in luoghi diversi a conoscersi, a dialogare e ad avere poi voglia di incontrarsi di persona. Nel sistema americano, come sai, il rapporto fra politico e territorio è determinante, tutti i Congressisti tornano nel loro collegio nel weekend ed incontrano i propri elettori, questo perchè sanno di doversi sottoporre al vaglio delle primarie e dunque non possono permettersi di ignorare i cittadini. Da noi questi strumenti di controllo democratico non esistono oppure ci sono stati tolti, e la diffrenza si vede purtroppo. Credo che la Rete possa dunque costiture anche un forte strumento di pressione per la riforma della legge elettorale ed il ripristino o la creazione di strumenti che permettano una autentica partecipazione alle scelte della politica.
Ho avuto il piacere di ascoltare live l’intervento di Chiara al congresso dei liberali toscani e l’ho condiviso in pieno. Secondo me per diffondere le nostre idee, minoritarie politicamente oggi ma ben più presenti tra la gente di quanto si creda, oltre alla Rete che andrebbe utilizzata nei modi indicati da Chiara bisognerebbe aggiungerci qualcosa di antico ovvero andare tra la gente ed ascoltarla, porre loro delle domande e cercare di dare qualche risposta come facevano i nostri antenati politici. Ancora oggi molti repubblicani,oramai non più giovani, di Ravenna si ricordano quando Oronzo Reale,Randolfo Pacciardi o Ugo La Malfa venivano alla domenica(prendendo il treno come tutti i comuni mortali..) nei circoli del PRI per parlare con la gente, giocare a carte(soprattutto La Malfa..) e bersi un bicchiere di vino in compagnia. Vediamo qualche politico contemporaneo fare qualcosa del genere? Gli unici, duole dirlo, che fanno qualcosa del genere sono i leghisti e i risultati in termini di consenso si vedono. Quindi credo che solo un giusto mix tra passato e presente possa ridare un futuro al nostro mondo laico e liberaldemocratico.