Passano i giorni e le promesse elettorali aumentano. Tutte le formazioni politiche, nessuna esclusa, dicono agli elettori cosa “daranno” ai cittadini in caso di vittoria. Nessuno invece dice cosa “toglierà”. La cosa non sembri strana. Il problema che avrà davanti il nuovo governo è proprio quello di ridurre la spesa pubblica, prima di tutto restituendogli efficienza e razionalità, poi tagliandola dove è possibile. Lo Stato ogni anno spende quasi la metà del Pil. La gran parte va negli stipendi ai dipendenti pubblici, nelle pensioni, negli interessi sul debito. Molti sostengono che le spese non sono comprimibili più di tanto perché lo Stato deve garantire ai cittadini tutta una serie di servizi usando le tasse che questi pagano. Pochi però mettono in rilievo che fornire un servizio non vuol dire gestirlo in prima persona. Alcuni servizi devono essere gestiti direttamente, altri no. Certe funzioni possono benissimo essere date all’esterno attraverso delle gare che mettano in concorrenza fra loro vari fornitori di servizi. L’esempio più classico è quello dei servizi pubblici locali, erogazione di acqua, gas e luce, raccolta rifiuti, ma non è certo il solo. Serve un cambio radicale nell’approccio al problema. La mano pubblica deve controllare, non gestire. Lo Stato e gli enti locali non devono essere i proprietari o gli azionisti di maggioranza delle società che erogano i servizi. In pratica si tratta di rovesciare l’ottica fino ad oggi prevalente. Non è facile, soprattutto per il nostro paese, ma è necessario. Tagliando la spesa si possono di conseguenza tagliare le tasse e tagliando le tasse si riesce a mettere in circolo più denaro che serve ad aumentare la produzione e far crescere di più il paese. Nella situazione italiana ci sono tante anomalie ma una delle più eclatanti è che il paese cresce a ritmi di gran lunga inferiori ai suoi vicini di pari dimensioni. E’ successo negli anni passati, è nelle previsioni per il 2008. La crescita italiana sarà dello 0,5%, quella francese dell’1,7, quella spagnola del 2,6. Eppure la nostra produzione manifatturiera è superiore, e non di poco, a quella di Francia e Spagna. Perché allora questa differenza? Perché in Italia ci sono alcune peculiarità, che sono proprie del sistema paese, che impediscono all’economia di funzionare nella maniera dovuta. Fra queste proprio l’abnorme comparto pubblico, lo strapotere sindacale, la forte pressione fiscale. Cose che devono essere “tagliate” se vogliamo che l’economia riprenda a girare secondo le sue potenzialità. Di questo però, in campagna elettorale, non si sente parlare. Scarsa serietà certamente ma anche, direbbe Veltroni, scarsa fiducia nella capacità di giudizio dei cittadini elettori.
Giancarlo Magni

“Peculiarità…che impediscono..”Appunto : alla guida delle impres3e , locali o meno ,di servizi o di produzione beni ,ci vogliono imprenditori ,non politici dismessi , che non sono responsabili di niente ,comunque vadano le cose . E Veltroni proprio direbbe ” qualsiasi cosa si dica o faccia ,i nostri ci votano lo stesso !”
Non si tratta degli elettori ( che ora non ci sono più ), ma di quei “nostri” che hanno raggiunto l’orgasmo delle “primarie”……